Lavoro e Formazione

HERACLE LAB: pubblicati, su una rivista scientifica internazionale, i risultati della ricerca Emozioni in Quarantena

Pubblicati, su una rivista scientifica internazionale, i risultati della ricerca Emozioni in Quarantena condotta da HERACLE LAB sui i bambini della scuola dell’infanzia. HERACLE LAB è il Centro di Ricerca Unicusano sulle Neuroscienze Educative, affiliato alle Facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione e Psicologia.

Emozioni in Quarantena

La ricerca Emozioni in Quarantena indaga e analizza le risposte e gli atteggiamenti emotivi, sociali e relazionali messi in atto dai bambini per reagire all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19.

La ricerca ha coinvolto un campione di bambini dai 3 ai 6 anni legati a diverse scuole dell’infanzia del territorio italiano. Questa fascia d’età è stata soggetta a una minore considerazione da parte delle Istituzioni. Lo studio, quindi, cerca di comprendere lo stato psicofisico dei bambini in quarantena attraverso test psicometrici che hanno valutato la capacità di riconoscere le emozioni e la teoria della mente. L’indagine è stata arricchita da un sondaggio costruito per valutare la percezione dei bambini in relazione all’attuale emergenza sanitaria.L’indagine mira a sviluppare anche uno strumento di intervento educativo utile agli insegnanti in vista della riprese dell’anno scolastico.

Il focus dell’articolo – pubblicato su QTimes – Journal of Education, Technology and Social Studies – è legato alla divulgazione dei dati raccolti, all’analisi finora condotta e alle linee guida per una proposta di intervento educativo pianificata. Questa prima parte della Ricerca è stata realizzata dalla prof.ssa Stefania Morsanuto, con la collaborazione di una studentessa magistrale, Elèna Cipollone, tirocinante curriculare presso il Laboratorio (laureatasi recentemente) e Martina Gramiccia, tirocinante professionalizzante sempre presso il Laboratorio HERACLE. Preziosa la supervisione scientifica del Prof. Francesco Peluso Cassese.

Emozioni in Quarantena: i risultati della Ricerca raccontati dalla prof.ssa Stefania Morsanuto

La prof.ssa Stefania Morsanuto afferma:

“La somministrazione è stata effettuata attraverso strumenti digitali a distanza, rispettando e tutelando la privacy dei minori. Ciò che ci ha sorpresi di più è che, durante il lockdown, i bambini hanno sviluppato la capacità di riconoscere le emozioni, più alta rispetto alla media del campione nazionale della stessa età, tuttavia, gli stessi bimbi, faticano a comprenderne il perché ottenendo risultati sotto la media.
Ad es. di fronte alla somministrazione di un’immagine fumettata dei genitori preoccupati davanti alla TV che proiettava l’immagine di Covid-19 è emerso che a volte i bambini riconoscevano il simbolo del Corona Virus ma non capivano la preoccupazione dei genitori, altre volte i bambini erano in grado di riconoscere l’espressione preoccupata di mamma e papà ma non identificavano il simbolo trasmesso dalla TV.”

Dall’indagine Emozioni in Quarantena si è dedotto, dunque, che la maggior parte dei bambini ha vissuto il periodo di lockdown in una “bolla” con annessa la negazione dell’informazione e con la conseguente difficoltà di contestualizzare il “perché” non si potesse giocare con gli amici o andare a scuola.

Una parte del campione, invece, ha subito dei turbamenti dovuti, ad esempio, dalla perdita di un membro della famiglia (dal quale non ha potuto commiatarsi) oppure l’isolamento di un parente contagiato. In questi casi, i bambini, hanno avuto reazioni forti di fronte all’item del Covid-19, dimostrando non solo le conoscenze relative al Corona Virus, ma anche spiccate capacità di mentalizzazione. Possiamo dunque ipotizzare che lo sviluppo della TOM sia strettamente correlato alle informazioni fornite ed alla modalità in cui esse siano state date al bambino.

Questa distinzione fa riflettere sulla linea labile tra tutela dei bambini e negazione del problema da parte dei genitori.

In una società tecnologica, come quella attuale, è pressoché impossibile impedire alle informazioni mediatiche di raggiungere i bambini. Inoltre essi ricevono costantemente stimoli non verbali e paraverbali dalle figure di riferimento.
È importante, quindi, far capire ai genitori che non è negando, ma fornendo le giuste informazioni con le dovute modalità e magari con il corretto supporto educativo, che si educano i figli. I bambini hanno bisogno di comprendere il perché delle cose e degli avvenimenti per crescere.”

Ad affiancare i genitori, la figura dell’insegnante/educatore che dovrebbe essere emotivamente maturo, equilibrato, creativo affinché l’insegnamento sia il mezzo per sviluppare l’intelligenza emotiva. In fondo, qualsiasi avversità che dobbiamo affrontare offre anche un’opportunità di sviluppo, basta saperla cogliere.

Durante il lockdown, purtroppo, molti insegnanti si sono trovati impreparati, per molteplici motivi, alla gestione emotiva della situazione. Ecco perché lo scopo di questo lavoro è sviluppare un programma specifico di formazione educativa rivolto proprio alle figure formative, che sviluppi competenze di alfabetizzazione emotiva e risorse resilienti nei bambini attraverso l’importante figura dell’insegnante sia in uno stato di emergenza che nella normale routine scolastica.”

 

***A cura di Michela Crisci***