Spettacolo

Gimbo: “La mia musica va oltre le frontiere e si fa influenzare dal reggae”

La schola romana è viva e vegeta e lo dimostra “Mammut”, il nuovo singolo del cantautore capitolino Gimba, al secolo Giampiero Pica. Come già dico alcuni critici, nella musica c’è la semplicità del cantautorato più puro, la concretezza di rime e i suoni che vogliono raccontare una storia. Gimbo è uno ma anche band, concettuale, perché col ragazzo ci sono il contrabbasso di Giacomo Nardelli, la drum machine di Raina, il clarinetto di Attilio Errico Agnello e la chitarra dello stesso Gimbo.

Ecco chi è quest’interessante artista cresciuto all’ombra del Colosseo.

Chi?
Sono Giampietro Pica. Con il nome Gimbo ho voluto, da un lato, affermare le mie radici (è come mi chiamavano da piccolo) e, dall’altro, citare implicitamente artisti famosi con lo stesso soprannome tra cui Gilberto Gil e Jim Morrison e questo quasi a rimarcare le tante sfumature che si trovano nella mia musica.

Che cosa?
Propongo musica originale legata alla mia esperienza personale di ricerca di sonorità del Mondo. Così come il nome accomuna idealmente diversi artisti di diversi generi musicali, così la mia musica travalica le “frontiere” e si lascia influenzare dal reggae, dalla musica caraibica, dall’afro, dal folk americano, etc. muovendomi nell’ambito della popular music.

Quando?
Come artista ho alle spalle numerose collaborazioni maturate dal 1997 ad oggi, sia come strumentista che come cantante. Queste collaborazioni mi hanno portato a produrre molti dischi e calcare palchi nazionali ed internazionali.

Dove?
La musica che offro è frutto di una prolungata ricerca di sonorità da tutto il Mondo. Dalle Americhe alle Antille, dall’Africa fino alle coste dell’estremo Oriente fino a spingersi verso Nord. La mia musica è puro incontro di culture, contamina ed è contaminante.

Perché?
Coltivo una mia personale ambizione, ovvero quella che ascoltando la mia musica ci si possa ritrovare ovunque. La sua musica è viaggio.

Guarda qui il video di “Mammut” di Gimbo: