Attualità

Beautiful: l’analisi sociologica di Marino D’Amore e quella psicologica di Maria Tinto

Beautiful, la soap opera più trasmessa al mondo, resiste al tempo, alle crisi e alle generazioni. Tutto cominciava nel lontano 1987, a Los Angeles e da allora le storie sono cambiate continuamente. “Gli intrecci saranno sfuggiti agli stessi autori – ha osservato il prof. Marino D’Amore, a Tutto in Famiglia, su Radio Cusano Campus – Beautiful rientra in quel tipo di televisione che intratteneva le nostre nonne, le mamme e le teneva legate perché fa dimenticare i problemi e altre questioni familiari. C’era pure il sex symbol di turno, che faceva scattare il processo di idolatria e immedesimazione. Le puntate finivano sempre con un non detto, o con una domanda che sarebbe stata chiarita nella puntata successiva.”

Beautiful resiste pure al trasformarsi della tv. “Ha saputo attraversare i cambiamenti sociali, si sono dovuti adattare a modelli di famiglie diverse, il concetto di famiglia allargata è entrato nel racconto delle varie storie”, ha fatto notare il sociologo D’Amore. 

Telespettatore – personaggio pubblico: il processo identificativo

Affezionarsi ad una serie televisiva, ad una telenovela, o ad un personaggio televisivo è capitato a tutti. Il fenomeno è puramente “identificativo, tra il telespettatore e il personaggio pubblico – ha sottolineato Maria Tinto, psicoterapeuta – ci si sente simili, per linguaggio, look, modo di essere, col personaggio. La familiarità è un meccanismo emotivo di dipendenza, sono appuntamenti mediatici che si aspettano con suspense.”

Body shaming, tra misoginia e invidia sociale

Il passaggio dal sentirsi in famiglia, con un personaggio televisivo, all’invidia è facile che si verifichi. Le stesse critiche ingiustificate, nei confronti dei personaggi pubblici, sono un modo per “ferire l’altro. Lo faccio perché non ho le stesse caratteristiche – si è congedata Maria Tinto, autrice del libro I bambini non nascono cattivi – tutto è più avvilente se ha origine dalle donne. Sappiamo che le vere nemiche delle donne sono le donne stesse. Il recente bady shaming, che ha visto protagoniste volti noti, femminili, della televisione, è il risultato di un diffuso atteggiamento maschilista, misogino e patriarcale. E’ la reazione di questi personaggi a fare la differenza: chi risponde mostrando forza interiore disarma la rabbia e le negatività degli altri; chi reagisce alla rabbia con rabbia alimenta il veleno. Viviamo in un sistema che ci chiede di più, per ottenere più o meno le stesse cose dei colleghi maschi: dobbiamo sempre dimostrare, avere performance perfette, tacchi e abitini alla moda.”

Ascolta l’intervista