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Aldo Montano, giovanotto di 41 anni, racconta le radici e le prospettive della Scherma d’Italia

Aldo Montano, giovanotto di 41 anni, racconta le radici e le prospettive

Il Campione Mondiale e Olimpico, 9 volte sul tetto d’Italia, 5 d’Europa, è intervenuto nella trasmissione sportiva domenicale di Radio Cusano Campus. Guardando a quella che a oggi è una ipotesi: i primi Giochi Olimpici “dispari”

Nove volte sul tetto d’Italia, due volte Campione del Mondo, cinque volte e altrettanti secondi posti, in Europa. Queste le prime cifre, senza badare a ulteriori secondi e terzi piazzamenti, che rispondono al nome e cognome del livornese più famoso del dopoguerra: Aldo Montano. Proveniente da una città che è una tra le più auree miniere della scherma italiana e appartenente al Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre (Polizia Penitenziaria), il cristallino talento toscano romano adottivo è intervenuto nella trasmissione domenicale “Sport Academy Weekend”.
L’intervista – Bentrovato, Campione! Quando si parla di Pallanuoto menzioniamo Sandro Campagna e Ratko Rudic, e nella Pallacanestro Dino Meneghin. Per la scherma Aldo Montano.
“Mi fai un affiancamento di grande livello, ti ringrazio”.
E’ stata una bella carriera, che spero possa regalare ancora qualcosa all’Italia, e alla nostra nazione di buono. Però ovviamente sono in fase di atterraggio, sto guardando la pista: si è un po’ allontanata, ultimamente, ma è abbastanza vicina”.
Bisogna aspettare fino al 2021…
“Purtroppo. Per un atleta di 43 anni non è facile perché complica parecchio la situazione però vediamo, se sarà confermata. Perché per ora hanno rinviato le Olimpiadi ma hanno rimandato una decisione. Poi sarà ufficiale a gennaio, febbraio 2021. Ancora non è certa al cento per cento. Bisognerà vedere come evolve la situazione sanitaria mondiale. A gennaio danno l’out-out. O si conferma ad aprile 2021 o sarà definitivamente cancellata”.
Il che sarebbe la prima
“Sì, ma già il rinvio è una cosa eccezionale, perché la cancellazione del periodo bellico del 1940 e del 1944 saltarono: di rinvio si parla per la prima volta. Sarebbe la prima volta, che si disputano le Olimpiadi a numero dispari, quindi vediamo cosa succede il prossimo anno. Sarà una scommessa per tutti. Il mio augurio è quello che si riesca a risolvere quanto prima per tutto: per l’umanità e la situazione sanitaria d’emergenza”, dice con raffinata sensibilità Aldo Montano. Che aggiunge: “Dopo lo sport sarà bravo e capace, puntuale, nel riallinearsi con i tempi; non credo sia quello, il problema, soprattutto lo sport olimpico. Poi altri sport hanno problematiche diverse. L’importante è che ci sia il via libera!”.
A proposito del Sacro Fuoco d’Olimpia, ci diceva il Maestro Renzo Musumeci Greco, che la scherma ha portato il 25% delle medaglie ottenute dall’Italia. Sono numeri impressionanti.
“La scherma in Italia è una grande tradizione. Non mi chiedere il motivo, il perché. Quando hai una scuola fatta dal passato, noi italiani siamo conservatori, che ci ha insegnato tanto di buono, ci ha fatto essere grandi; con grande umiltà ci siamo sempre prodigati per far arrivare il messaggio della nostra competenza. La scherma è uno tra questi. Negli anni è stata in grado di rinnovarsi, di mantenere, di essere al passo coi tempi. E questo ha fatto sì che per 200 anni l’Italia schermistica fosse in evoluzione e al passo con i tempi. Siamo forti tuttora, siamo competitivi come lo eravamo nel 1900. E questo è merito delle varie presidenze che si sono succedute, l’ultima con il presidente Scalzo, quella prima con Blasi, prim’ancora il grande Renzo Nostini. Sono romano adottato ma non solo per i romani, ma per tutta Italia, emblematico per tutti noi: credo abbia portato un ventennio di fasti esagerati, per la scherma italiana. Credo possa essere uno dei vanti della nostra italianità, e di questo ne sono sicuro. Non solo nella nostra arma, la Sciabola, ma anche nel Fioretto, nella Spada maschile e femminile: siamo competitivi e per le Olimpiadi di Tokyo eravamo qualificati con tutte le armi e con tutte le discipline. E’ un altro vanto importante per tutto il movimento schermistico che è estremamente sano”.
Scherma e Nuoto sono, con la Pallavolo negli anni ‘90, sono le federazioni che hanno ottenuto il miglior risultato, dimostrando che hanno saputo studiare, no?!
“Sì”.
Tu vieni da una culla di sport incredibile che è la bella città di Livorno.
“Sì, Livorno è stata per la scherma, ne ho studiato tanto, ma non ho capito il motivo che ha dato modo, nel 1892, alla nascita di questo club che per più di 100 anni è stato alla ribalta delle cronache sportive internazionali, non solo italiane. Credo che nei piccoli centri, quando hai qualcosa di buono, e per piccoli intendo paesi…”.
Come Jesi, come Mestre, ad esempio.
“Esatto. Tendi a valutare un po’ di più quello che di buono hai, visto che non hai tante cose buone. Poche ma buone, cerchi di elevarle anche di più. E’ stato il caso della Pallavolo a Treviso, nel Rugby a Padova, nella Scherma a Livorno e Jesi. Quando queste piccole città hanno qualcosa di buono, tendono sempre a conservarlo bene, e a rimandarlo nel tempo”.
Ricordavi bene, il 1892, perché qualche giorno fa (il 23 aprile, n.d.r.) avevamo celebrato in radio la nascita di Aldo Nadi, nato nel 1899.
“Fu il capostipite di quel club. Memorabile la famiglia Nadi: il padre, Maestro di Scherma, Beppe Nadi, forgiò due figli, che fecero 1° e 2° in tutte le gare internazionali. Vinsero Nedo Nadi 5 Olimpiadi in una sola volta. Non guardare il Nuoto, nel quale hai più possibilità, di vincere le medaglie: noi abbiamo 6 tornei e quello li vinse tutti e 6 (5 ori e 1 argento)”.
5 ori significano più di Jesse Owens a Berlino 1936 e Carl Lewis a Los Angeles 1984!
“Eh sì, esatto. Paragonato potrebbe essere sicuramente allo stesso livello. Ovviamente gli sport cambiano nell’opinione pubblica delle persone, perché uno sport ha una fama piuttosto che un’altra. E quindi l’Atletica diventa Jesse Owens, Nedo Nadi, che ha lo stesso livello nella Scherma lo ha un po’ di meno perché cronaca del tempo e cronaca attuale obiettivamente non è lo stesso livello. Però ti assicuro che, da praticante di questo sport, è qualcosa di assolutamente eccezionale”.
Livorno è la Mecca della Scherma.
“Sì, lo è stato. Lo è ancora. Al club ci sono vicino perché il presidente è mio zio, Carlo Montano, che è stato compagno di squadra del mio babbo negli anni ’70 alle Olimpiadi di Montreal, 1976. Un grande fiorettista, che ha fatto argento mondiale: sa di cosa si parla, sa gestire un club come quello di Livorno. Lo sta riportando in alto”.
Circolo Scherma Fides, lo ricordiamo a quelli che non conoscono o seguono la Scherma.
“Io sono tesserato per questo circolo e per le Fiamme Azzurre, la Polizia Penitenziaria, di cui faccio parte, come gruppo sportivo”.
Orgogliosamente, da ciò che dicono i colleghi di te, aggiungiamo, soprattutto quelli dell’Astrea Calcio.
“Io ho fatto anche una partita, di pessimo livello”, dice sorridendo di gusto, lo sciabolatore più famoso d’Italia nel mondo. “Come fanno tutti in Italia siamo tutti appassionati di Calcio, trasversalmente, da tutte le parti. Io sono tra quelli, e sono tra quelli che praticano Calcio, Calcetto, Calciotto, qualunque esso sia, a bassissimi livelli, ma mi diverto un sacco. Sono competitivo, non mollo mai, lotto su qualunque palla e mi diverto”.
Non ti preoccupare che anche tra i giornalisti, come diciamo noi, a Roma, ci sono diversi scarpari. Sei in buona compagnia.
Conoscendo la tua grinta, la tua determinazione, ci hai pensato che il ruolo è da protagonista? E’ come un film in cui mancasse Roberto De Niro…
“Attore protagonista. Non vogliamo l’attore non protagonista, allora. In 20 anni ho recitato tante parti. Tante, tante di quelle, erano da attore protagonista, quello è vero. Vincendo a volte l’Oscar, a volte fallendo miserabilmente”.
Nello sport succede.
“Sai, la squadra di scherma è composta da 4 elementi, tutti necessari. Per tanti anni ho chiuso l’ultima frazione, che è un po’ come la punta del Calcio, quello che deve segnare il gol. Ma la partita non la vinci se non difendi anche bene: puoi fare 5 gol ma se ne subisci 6 ma la partita l’hai persa. A un certo punto tutti i ruoli sono estremamente importanti per l’intento comune, che è quello di portare a casa un match, una gara, un titolo o qualcosa di simile”.
Quindi il senso collettivo come una religione, come un mantra.
“Credo di sì. Alla fine avevo un allenatore che il collettivo fa anche l’individualità nel senso che, essendo uno sport prettamente individuale, non è solo una roba tra te e l’allenatore, tra te e l’avversario. Se costituisci un gruppo forte in allenamento dove giornalmente ti confronti con persone intente nello stesso obiettivo, cresci tutti insieme. Dagli allenatori agli atleti, dai fisioterapisti ai preparatori, maestri, medici, tutto lo staff cresce in modo esponenziale”.
Lo dice anche Dan Peterson: è il collettivo, la squadra, che fa l’uomo, e non il contrario.
Montano conferma questa scuola di pensiero: “Io sono esattamente d’accordo pur essendo uno sport individuale, come il Nuoto, come altri sport, l’Atletica Leggera. Che hanno la componente delle gare a squadre”.
Le staffette.
“Esatto, le staffette, però nasce principalmente come sport individuale. Ma nello sport individuale, la gente pensa che sei te, che ti alleni da solo con il tuo allenatore; e sei te, lui e il tuo avversario in gara. Non è assolutamente così, anzi, se hai una squadra forte con cui t’alleni tutti i giorni insieme, se c’è un’unione di intenti, di obiettivi, di crescita, tutto il movimento cresce insieme”.
Ci sono già, dal tuo punto di osservazione di futuro dirigente o tecnico, dei Montano, nelle parti giovanili della Nazionale?
“Io mi auguro di sì come credo che ci siano perché lo sport è una ruota estremamente veloce, che si sussegue nelle generazioni molto più rapidamente rispetto al mondo del lavoro, al mondo normale. La vita di uno sportivo se è lunga, lunga, lunga, dura vent’anni, come magari la è stata la mia. Però in una decina d’anni te già fai un cambio generazionale importante. Ci sono dei ragazzi giovani, che abbiamo preso anche nella Polizia Penitenziaria, nelle Fiamme Azzurre: Marciano è uno dei nostri nuovi talenti, che ora è un ragazzo molto giovane, che mi auguro che in breve tempo possa esprimere le proprie potenzialità. Ma a livello un pochino più in alto, assoluto, ci sono dei ragazzi in gamba, che riescono a fare risultati. E questo credo che sia il modo in cui si esprime il nostro movimento, che è sano, gestito bene, ricambi ce ne sono; e sta a noi vecchietti doversi ritagliare un ruolo importante, in una Nazionale che, credimi, potrebbe fare benissimo a meno di un atleta come me. Se ci siamo e siamo ancora qui, vuol dire che ce lo meritiamo. E questo è l’importante”.
La prossima volta parliamo di alimentazione e della tua bella Livorno e della Toscana. E’ stato un onore, e un piacere.
Dice sorridendo: “Lì bisogna passare un’altra oretta insieme”.
Va benissimo. L’auguro che ti faccio è sempre legato a chi io prendo d’esempio: Dino Meneghin. 29 anni di carriera. E’ il miglior augurio che ti possa girare!
“Guarda, 29 sono anche troppi. Mi accontento di 21, 22, va benissimo. Viva lo Sport”.