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Ratko Rudic l’Imperatore della Pallanuoto: 3 Campionati del Mondo e 4 Olimpiadi, dopo una stupenda carriera in acqua

Ratko Rudic l’Imperatore della Pallanuoto: 4 Campionati del Mondo e 3 Olimpiadi solo da tecnico, dopo una stupenda carriera in acqua

Sospesa la Serie A1 maschile, ha lasciato la Liguria e lo abbiamo trovato nella sua Zagabria, in Croazia. Ne è uscita un’intervista che ne rivela i tanti interessi, di ogni tipo

Ratko Rudic ha appena lasciato il ruolo di tecnico di Pallanuoto una volta che la F.I.N. (Federazione Italiana Nuoto) ha ufficializzato la cancellazione della Serie A1 maschile. Lui ha vinto da allenatore di sole squadre nazionali ben 3 volte il Campionato del Mondo e in 4 occasioni le Olimpiadi. Da Recco, Liguria, è tornato nella sua Croazia. Lo abbiamo raggiunto a Zagabria, tramite telefono, per una intervista andata in onda su Radio Cusano Campus.
Bentrovato!
“Buon pomeriggio”.
Posso dire che è un onore?
“Grazie, molto gentile”.
Durante gli anni ’90, e poi piano piano si è tolto delle belle soddisfazioni con le squadre nazionali.
Lei è un cittadino del mondo: ha anche ottenuto la cittadinanza italiana onoraria. Non è che ha smesso per dedicarsi al solo ruolo di turista?
Sorride di gusto: “Io ho smesso di fare il tecnico perché sono arrivato diciamo a un punto quando non ci sono più le cose che devo conquistare. Ho avuto questo obiettivo, quest’anno, di finire la mia carriera con un grande trofeo, la Champions League, ma è successa la pandemia e si è chiusa la stagione. E alla fine ho deciso di terminare la mia carriera. Però rimango vicino alla Pallanuoto anzi nella Pallanuoto, perché faccio parte di varie organizzazioni sia dello sviluppo dei giovani, sia dello sviluppo dello sport nel mondo. Così le sarò vicino sempre”.
E questa è la prima bella notizia, dopo che tanti sportivi sono rimasti un po’ spiazzati perché lei è, la PALLANUOTO, nel mondo, come i leggendari allenatori della NBA per la Pallacanestro. Immagino che dopo essere stato inserito nella International Swimming Hall of Fame nel 2007, sia popolare come Dino Zoff nel Calcio, con tanti trofei in più da tecnico. Cosa ha dato, Lei, alla Pallanuoto?
Rudic dice: “Io ho dedicato quasi tutta la mia vita alla Pallanuoto sia come giocatore sia come allenatore. Quando ero giocatore avevo un po’ più di tempo per dedicarmi ai miei interessi personali, ai miei hobby. Quando ho cominciato ad essere un allenatore sono stato quasi al 100% dentro alle problematiche della Pallanuoto; ho studiato sempre e avuto sempre contatti con gli altri allenatori delle altre discipline per approfondire altri aspetti. Ho sempre voluto fare le ricerche, andare avanti e fare sempre qualche innovazione per affrontare le prossime sfide”.
Ricordiamo che lei da giocatore ha vinto 2 volte la Coppa Campioni, 8 scudetti di Jugoslavia, 6 coppe nazionali, argento olimpico a Mosca, 3° ai Mondiali a Belgrado nel 1973, argento ai Campionati d’Europa e due volte terzo, in sede continentale. Pensava: “Magari è difficile, eguagliare una cosa del genere!”. Poi da allenatore ha fatto molto, di più…

Cosa ha dato Ratko Rudic, alla Pallanuoto?
“Sì, ho ottenuto maggiore successo. Da tutte le parti dove stavo penso che ho creato un maggior movimento, aiutato a sviluppare la Pallanuoto. Ho lasciato sempre la situazione molto, molto in salute, in tutti i paesi, dando un contributo per tutto il mondo della Pallanuoto mondiale”.
Cosa, oltre alle vittorie, ha saputo darle, questa completa disciplina?
“Dall’altra parte la Pallanuoto ha dato a me la fortuna di conoscere gente di grande valore, di conoscere i paesi, nuove culture, un po’ allargare i miei orizzonti culturali. Questa per me è una grande ricchezza”.
Avrebbe tutto il prestigio per insegnare quanto il suo sport sia capace di passione. Le potrebbe interessare, in una terza vita, il ruolo di docente universitario?
Rudic sorride e dice: “Io già ho avuto questi ruoli, qui, in Croazia, anche in Italia ho partecipato proprio a Tor Vergata, però non come una cosa ordinaria. Qui mi hanno offerto di aprire una cattedra per la Pallanuoto, in Croazia. Devo vedere. Può darsi che si apra questa possibilità”, dice il più grande allenatore di tutte le discipline al mondo (ha vinto ciò che nessuno è riuscito a conquistare con squadre nazionali, e ripetendosi, n.d.r.).
Sa perché le ho chiesto questo, Rudic? A novembre di due anni fa, con Sandro Campagna, mi era venuta un’idea: quella di aprire un Museo della Pallanuoto. Il C.T. dell’Italia ha detto che è una splendida idea. Così potremmo spiegare ai ragazzi dell’UniCusano quanto sia stata profonda la storia di questo sport. Lei, cosa ne dice?
Rudic afferma: “Io sono d’accordo. Se posso parteciperò. E’ una bellissima idea”.
Qual è stata la vittoria più complicata perché magari è stata difficile, da costruire?
“Ci sono state molte vittorie abbastanza complicata. Nella mia carriera non ho perso le partite di finale, così nei tornei che abbiamo vinto, quando siamo arrivati alla partita finale. Però c’è una partita che abbiamo giocato per il 3° posto alle Olimpiadi di Atlanta 1996, Italia-Ungheria. Quando nell’ultimo periodo l’Ungheria era avanti di 4 gol, e noi ne abbiamo segnate, in fila, 5! L’ultimo secondo si è buttato in acqua (in anticipo rispetto alla sirena finale, n.d.r.) un nostro giocatore, e hanno fischiato rigore, contro di noi; era una partita rocambolesca, nella quale io sono stato espulso da bordovasca. Alla fine abbiamo vinto di 3 gol di differenza, però è successo tutto, in questa partita”.
Cosa ha detto al giocatore che si è buttato in acqua in anticipo?
“Era un problema perché mancava meno di un secondo: noi abbiamo perso il possesso del pallone e c’era un segnale di allarme della perdita del possesso. Tutti pensavano che fosse finita la partita. Come si è sentito questo allarme si è buttato il nostro giocatore, per festeggiare, e invece mancava meno di 1”. Gli ungheresi hanno protestato e hanno fischiato un rigore in loro favore. Diciamo che poi lo hanno attaccato tutti – dice ridendo, Rudic, questo giocatore”.
Come ha vissuto il periodo di quarantena?
“Io sono uno sportivo, uno che è abituato ad attenersi a certe regole, alla disciplina; così con un rispetto verso questa decisione ho passato il tempo in casa. Ho avuto una scheda per cosa fare durante la giornata: ginnastica, leggere, musica, computer e così via. Anche la pittura, questo mi piace”.
Ce lo aveva suggerito il capitano della Lazio, Federico Colosimo, che mi ha detto di chiederle di questa sua passione per la pittura!
“Sì, io infatti ho voluto iscrivermi all’Accademia delle Belle Arti, quando ero giovane. Poi mi sono iscritto ad Architettura, ma ho lasciato la città: sono andato a Belgrado, volevo continuare ma dopo ho cominciato a giocare come professionista, e non avevo più tempo. E così io, dipingevo, dipingevo. Come allenatore non avevo tempo di dipingere. E adesso in questi due mesi, passati a casa, ho cominciato a fare degli schizzi, dei disegni, e questa è una cosa che mi intrattiene abbastanza”.
Perché forse dà la possibilità di esprimersi in un altro settore ma sempre di esprimere il proprio pensiero, il proprio talento, perché no?
“Sì, è un altro modo di esprimersi. Lo sport è più emotivo, l’arte è più spirituale, possiamo dire”.
La Pallanuoto è uno sport più duro o più violento?
“E’ più duro. Ho sempre detto che la Pallanuoto è composta da tre discipline: da Nuoto, dalla Lotta, uno sport di combattimento, e dal gioco di squadra. Nel quale siamo impegnati in un contatto fisico, nel problema di restare a galla, di respirazione, e per questo è uno sport molto, molto duro. I colpi sotto acqua non sono così forti perché c’è sempre l’acqua che ammorbidisce tutto questo. Però ci sono le prese, un gioco di forza, sì. E dobbiamo notare che occorra lavorare tattica, tecnica, ma anche fare l’allenamento in palestra di potenziamento muscolare; che è importante perché noi siamo uno sport di contatto. E contatto forte”.
Ci può dare un consiglio su come si possa ripartire, nella società e nello sport, a livello di approccio, a livello mentale?
“La Pallanuoto è uno sport molto difficile. Per costruire i giocatori ci vogliono tanti anni e noi cominciamo adesso in un’età molto presto perché è una biomeccanica dei movimenti in acqua molto complessa; molto più complessa del nuoto classico. Così cominciamo subito con tutti i movimenti di nuoto ma anche alcuni specifici movimenti di pallanuoto. E noi facciamo giocare molto di più perché l’esperienza del gioco aumenta i processi decisionali. E i giovani quando cominciano a giocare diventano processi memorizzati per sempre. Così si devono allenare tanto. Se c’è il talento è per il 10%: il 90% è di un lavoro molto duro”.
Perché uno sport come la Pallanuoto non è così diffuso, sui mezzi di informazione? Eppure abbiamo vinto 4 volte il Campionato del Mondo e 3 volte quello olimpico!
“Siamo uno sport abbastanza difficile da organizzare dappertutto, nonostante l’Italia abbia molte discipline. Per noi bisogna avere una piscina, che è abbastanza costosa, da mantenere. Bisogna avere l’acqua a disposizione, organizzare i club. Io mi sono sempre chiesto, dopo i tanti successi che l’Italia ha ottenuto, perché non abbiamo trovato un posto maggiore, sui media. Ancora oggi stiamo lottando per migliorare questa posizione”.
Chi vince le Olimpiadi 2021?
“E’ difficile dire adesso perché prima si deve ripartire, ricominciare di allenarsi. E vedremo quali sono le conseguenze di questa lunga pausa, sui giocatori di varie squadre. Lo potremo dire quando cominciano le partite dei vari campionati nazionali, delle competizioni internazionali, e vedremo chi si è tenuto bene, chi ha potuto mantenere più la carica agonistica. E potrò dire qualche cosa di più. Però adesso sicuramente rimangono delle squadre che sono solite essere favorite”.
Faccio leva sulla sua squisita umanità e sensibilità, e sulla sua cultura storica. Nel periodo in cui aveva già cominciato il percorso di allenatore, è successo che sia successa una cosa molto dolorosa per quel grande patrimonio sportivo che è stata la Jugoslavia. A distanza di anni, ha recuperato contatti con quelli che per motivi non vostri, si erano divisi per questioni estranee allo sport? Ha ritrovato amici di un tempo?
Rudic afferma: “Noi abbiamo mantenuto degli amici, abbiamo tenuto dei contatti con loro. Non è che nello sport c’è tanta politica così li ho ritrovati. Perché dopo qualche anno si perde qualche contatto ma si ritrova di nuovo. La Jugoslavia aveva un grande sistema sportivo che ha creato nei giochi di squadra un buon gruppo di allenatori che hanno avuto una grande influenza, sulla politica sportiva. Così anche oggi diciamo che questo sviluppo e questa qualità dei giochi di squadra si vede nelle varie nazionali costruite dopo, la Jugoslavia. Sia in Croazia che in Serbia che in Montenegro. Adesso, da una squadra forte, adesso abbiamo tre squadre forti. E i rapporti sono buoni, tra tutti i partecipanti. Naturalmente ognuno vuole conquistare la posizione migliore per la sua nazione”.
Un po’ ciò che è successo con la Russia che si è trasformata in una serie di squadre importanti, per esempio, nella Pallacanestro (Lituania).
“Sì”.
Rudic, qual è stato il portiere più bravo, nella Pallanuoto, vista la sua storia?
Ride per più di un istante, il più grande allenatore di squadre nazionali. E dice: “E’ una domanda difficile perché ce ne sono stati tanti. Ho avuto dei grandi, grandi portieri, sia in Jugoslavia che in America come in Italia. Quando sono arrivato in Italia ho cominciato con Attolico, che era il mio portiere preferito e che ha sviluppato un certo stile che a me andava bene per quel tipo di difesa. Attolico è uno dei miei preferiti”.
Grazie a nome di quelli che venivano da fuori, della Pallanuoto, e si sono innamorati, grazie alla sua grinta, alla sua tenacia, di quella che è la disciplina muscolare, tendinea e nervoso, più completa. Un abbraccio e un saluto.
“Grazie a voi e saluto tutti”.