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Tania, ristoratrice di Roma: “Multata perché ho abbassato un attimo la mascherina per rispondere a un cliente disabile”

Baristi e ristoratori italiani hanno riaperto i battenti il 4 maggio garantendo per il momento solo servizi di asporto e consegna a domicilio. Hanno rialzato le saracinesche dopo più di due mese di chiusura, senza incassi e con scarsi aiuti dal Governo. Tante spese e zero entrate. Ma gli esercenti non hanno mollato e con tutto l’impegno e il sacrificio stanno cercando di riprendere in mano le loro attività. A volte la loro perseveranza è messa a dura prova. E’ il caso di Tania D’Amico, titolare dell’omonima pizzeria di Via Maffi a Roma, che ai microfoni della trasmissione “Cosa succede in città”, condotta da Emanuela Valente, su Radio Cusano Campus, ha denunciato  di essere stata multata ingiustamente dalle forze dell’ordine.

Il motivo della multa

“Stavo servendo un cliente disabile, aveva un budget da spendere di 6 euro e gli stavo spiegando che per quella cifra potevo dargli un pezzo di pizza rimasto e da bere.Il disabile non capiva a che gusto era la pizza, quindi mi sono abbassata un attimo, veramente pochi secondi, la mascherina e gli ho detto: è col prosciutto. Fuori c’erano delle persone in fila. Uno di questi signori che era fuori in fila era della Guardia di Finanza. E’ entrato, senza presentarsi, e mi ha detto: lei è senza mascherina e mi ha fatto la multa. Quando gli ho spiegato che mi ero abbassata la mascherina per spiegare al ragazzo che pizza fosse, lui mi ha risposto: se non capiva dovevi buttarlo fuori!. Una risposta vergognosa”.

Multa da 287 euro

“Mi hanno fatto un verbale da 287 euro perchè secondo loro stavo lavorando senza mascherina. L’ho firmato ma ho preteso che scrivessero anche la mia versione dei fatti. Io questa mukta non la pagherò, è ingiusta, la contesterò. E pensare che la mattina stessa i vigili erano entratio nel locale per un controllo e constatando che era tutto in regola mi hanno fatto addirittura i complimenti”.

La mia denuncia per aiutare gli altri

“Vorrei che altri miei colleghi non incappino in queste situazioni di abuso di potere. Stiamo sull’orlo di un burrone, non c’è bisogno che ci diano anche una spinta”.

I costi della riapertura

“Il 4 maggio ho riaperto la pizzeria lavorando con il take away per cercare di guadagnare qualcosa dopo due mes. Ho adibito il locale in base alle misure di sicurezza prescritte, tutto a spese nostre. Ho fatto anche la sanificazione, che è costata 250 euro. Per non parlare dei prodotti buttati a febbraio, quando da un giorno all’altro ci hanno costretti a chiudere. Abbiamo dovuto buttare miglia di euro di merce, uno spreco incredibile”.