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Francina Blankers Koen SuperDonna e “Mamma volante”, eguagliò dopo 12 anni Jesse Owens: 4 medaglie d’oro!

Francina Blankers Koen SuperDonna e “Mamma volante”, eguagliò dopo 12 anni Jesse Owens: 4 medaglie d’oro!Francina Elsje Blankers Koen
Storia del fiore più bello dell’Atletica Leggera d’Olanda: dimostrò a 30 anni che potesse competere ai livelli massimi dopo aver avuto il primo dei due figli

Se le donne oggi hanno spiragli di verità in favore dei loro diritti, ed è un cammino meno lungo, tra le eroine del secolo scorso tanto va ascritto a una olandese di Baarn, Francina Elsje Blankers Koen, dove nasce il 26 aprile 1918, con l’Europa ancora in subbuglio per il primo conflitto mondiale.
E’ stata non solo una paladina dei diritti dell’universo femminile ma una ribelle coi fatti: corse e vinse, e tanto, quando già era genitrice di due figli, tanto che il suo soprannome era la “mammina volante”. Non è tutta qui, la storia, splendida, di questa esponente dello sport olandese e mondiale. Già, perché se in Italia sarebbe arrivata, nel suo stesso periodo, una stella quale è stata la piemontese Andreina Gotta, duttile e talentuosa in diverse specialità, dell’Atletica Leggera, in altre specialità l’atleta olandese avrebbe ottenuto risultati meravigliosi.
Francina Blankers-Koen, detta pure Fanny, è stata una velocista e anche una ostacolista, una saltatrice in alto e una saltatrice in lungo, completa come di rado se ne sono viste, nella storia dello sport mondiale. Si cimentò persino nel Getto del Peso e nelle prove multiple. Tutto questo dopo essersi sposata non venne interrotto, nemmeno dai due figli avuti. Una donna moderna ma tanti, tanti decenni fa quando l’attività sportiva femminile non era sempre vista in maniera così lungimirante.
E pensare che da ragazzina l’olandese iniziò con la Ginnastica, il Pattinaggio su Ghiaccio, la Corsa, il Tennis e il Nuoto. Un allenatore le consigliò di lasciare le piscine perché i Paesi Bassi disponevano già di parecchi talenti, ipotizzando un avvenire sulla pista di Atletica. In questo ambito avrebbe avuto più opportunità di qualificarsi per i Giochi Olimpici.
La terza volta in cui Francina si misurò sull’anello fece il record d’Olanda sugli 800 metri. La convocazione nella compagine nazionale per Berlino 1936 arrivò ma non per il mezzofondo bensì per la velocità. Corse nella staffetta 4×100 giungendo 5° mentre nel Salto in Alto arrivò 6°. Una curiosità: le gare si svolsero lo stesso giorno.
La Koen nel 1938 ottenne il record del mondo sulle 100 iarde fermando il cronometro sugli 11 secondi netti. Ai Campionati d’Europa, a Vienna, fu bronzo nei 100 e anche nei 200 metri. Il sogno olimpico di Helsinki 1940 fu cancellato dalla seconda guerra mondiale perché la Germania nazista invase Belgio, Olanda e Lussemburgo. Qualche giorno prima dell’ecatombe che coinvolse tutta l’Europa Francina Koen sposò il 29 agosto l’ex triplista Jan Blankers; questi aveva partecipato alle Olimpiadi del 1928 e nel frattempo era diventato un giornalista sportivo e al contempo l’allenatore della nazionale femminile olandese di Atletica.
Il tecnico pensava che le donne non dovessero prendere parte alle competizioni sportive, e non era il solo, ad avere quel retrogrado pensiero. Poi si innamorò di Francina, più giovane di 15 anni di lui. E cambiò idea!
Nel gennaio 1941 Fanny diede vita al primogenito e la stampa d’Olanda ritenne la sua carriera terminata. In quel momento storico le atlete di fama internazionale che fossero sposate erano una cosa singolare, unica. Ma lei, poco dopo aver partorito, riprese gli allenamenti. Durante la guerra stabilì addirittura 6 primati mondiali, a cominciare dal Salto in Alto, 1 metro e 71 centimetri, per passare agli 80 metri ostacoli (1942) quindi i 100 metri. Qui successe una cosa particolarissima, irripetibile: quel record non venne omologato perché corse contro gli uomini! Si è rifatta nel Salto in Lungo: 6,25.
Nel 1944 la Koen contribuì a portare la 4×200 a battere il record del mondo che apparteneva alla Germania, paese invasore, e per l’occasione la squadra olandese sfoggiò, in segno di sfida, i simboli nazionali sulle magliette da corsa e le tute.
Dopo la guerra il primo appuntamento agonistico furono gli Europei del 1946 a Oslo. Nel frattempo Fanny aveva avuto il secondo figlio, Fanny Junior. Ma come era avvenuto in occasione del primo figlio, aveva ripreso subito, gli allenamenti. Ma fu solo 4° nel Salto in Alto cadendo con un piccolo acciacco. Il giorno dopo conquistò la medaglia d’oro negli 80 metri ostacoli e nella 4×100. I primi, grandi esiti, di una carriera che sarebbe diventato stupenda.
In Olanda vinse 6 titoli nazionali nel solo 1947, il che valse la chiamata pluridisciplinare per le Olimpiadi di Londra del 1948, quelle, per intenderci, nelle quali l’Italia vinse il torneo di Pallanuoto maschile, con un personaggio che avrebbe fatto la storia del Basket, Cesare Rubini.
Nell’ottica olimpica ottenne il record mondiale degli 80 metri a ostacoli ma scelse 4 gare: i 100, i 200, gli 80 ostacoli e la 4×100. Aveva 30 anni, e non molti le diedero un gran credito. Nei 100 sotto la pioggia vinse l’oro con 11” e 9 decimi davanti a Dorothy Manley e Shirley Strickland. Fu la prima atleta olandese a conquistare un oro olimpico. Il bis arrivò negli 80 ostacoli con un arrivo al fotofinish, che premiò Francina, nonostante Maureen Gardner ottenne lo stesso tempo, 11” e 2 decimi. L’equivoco del pensare che fosse 2° fu dovuto all’inno britannico suonato a Wembley, ma tutto quanto era stato fatto per l’arrivo della famiglia reale. Vinse la polivalente atleta olandese. E due.
Per questioni di nostalgia la Koen avrebbe voluto fare rientro a casa. Parlò a lungo al telefono con il marito, e, ancora sotto la pioggia, il 6 agosto 1948, vinse i 200 metri piani. Fanny vinse in 24” e 4 decimi, su Audrey Williamson e Audrey Patterson, prima donna afro-americana a ottenere una medaglia olimpica. Piccolo dettaglio: molti anni dopo la scoperta di un errore nella lettura della foto d’arrivo raccontò che terza era in realtà giunta Shirley Strickland.
L’ultima medaglia d’oro, la quarta, sarebbe arrivata l’ultimo giorno di gare. La staffetta olandese era così composta: Xenia Stad-de Jong, Nettie Witziers-Timmer, Gerda Van der Kade-Koudijs e Fanny Blankers Koen. La quale era uscita per comprare un impermeabile ma arrivò a tempo a tempo, per partecipare alla gara. Era l’ultima, della staffetta; partì 5 metri dietro Australia e Canada ma vinse l’Olanda, con un decimo di vantaggio.
Fanny Blankers-Koen è stata la prima donna a vincere quattro ori ai Giochi Olimpici, e tutti nella stessa edizione. Solo tre ulteriori atleti sono riusciti a fare altrettanto, nella stessa edizione: prima di lei Alvin Kraenzlein, nel 1900, e Jesse Owens, a Berlino nel 1936. Dopo di loro il solo Carl Frederick Lewis, a Los Angeles, nel 1984.
Dopo quella edizione britannica la Blankers-Koen ha fatto da testimonial per parecchie aziende con tanti rifiuti, da parte sue, per le offerte economiche in eccesso, per lo status di atleta dilettante che, di fatto, è stato scavalcato dall’ammissione del Dream Team di Pallacanestro nel 1992 a Barcellona in favore di una irripetibile versione NBA della nazionale statunitense.
La mammina olandese volante avrebbe preso parte anche a Helsinki senza incidere. L’ultima conquista arrivò in patria, con il titolo nazionale d’Olanda nel Getto del Peso, a 37 anni: era il 7 agosto 1955. Ed era il 58° successo in casa orange.
Da allenatrice avrebbe guidato la nazionale agli Europei del 1958 e alle Olimpiadi di Città del Messico, 10 anni dopo.
Nel 1977 il marito morì e lei qualche anno dopo tornò a vivere a Hoofddorp dove era cresciuta. Nel 1981 furono organizzati i Giochi Fanny Blankers-Koen, un avvenimento internazionale che si svolge ancora oggi, tutti gli anni, a Hengelo.
L’ultima traccia Francina la lasciò nel 1999 quando dalla IAAF fu dichiarata “Atleta femminile del secolo” a Monaco di Baviera. Non ci voleva credere, ma era tutto vero. E meritato.
Nel 2003 era uscita una nuova biografia dopo quella che il marito, tra gli altri, le dedicò e dedicarono nel 1949, l’anno dopo le 4 immense imprese nella sede olimpica londinese. Ma quest’ultima opera non le rese molto giustizia perché, da madre perfetta, passò per egoista, e Kees Kooman la descrisse come non all’altezza di dare amore, in favore delle vittorie, da ottenere sempre.
Fanny salì in cielo il 25 gennaio del 2004, a 85 anni, con l’ultimo periodo che l’ha vista patire della “malattia di Alzheimer”.
L’Olanda non dimenticherà mai, il suo più gioiello, nella storia dell’Atletica Leggera.