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Mauro Nespoli l’abitudine al sacrificio, al ruolo internazionale, ai risultati

Mauro Nespoli l’abitudine al sacrificio, alla costanza, al ruolo internazionale, ai risultati. Con un preciso bersaglio, dinnanzi

Ha parlato a Radio Cusano Campus il numero 4 al mondo, una delle punte di diamante della nostra squadra nazionale, con Galiazzo. E’ da 23 anni impegnato a “fare centro”

 

Mauro Nespoli, numero 4 al mondo nel Tiro con l’Arco e punta di diamante in sede olimpica, europea ed iridata nella squadra azzurra composto da un altro grande campione qual è Marco Galiazzo. Come ti sei appassionato a questa splendida disciplina?

“Ho iniziato per caso, come molti, a praticare questo sport. Ero in vacanza all’Aprica, con i miei genitori, era stato allestito un campo dove una società chiese chi avesse voluto tirare qualche freccia, avrebbe potuto. Ho poi scoperto che a Voghera c’era un campo di Tiro con l’Arco, peraltro neanche lontano da casa. Un’occasione, quella di poterci andare in totale autonomia, senza essere accompagnato dai miei genitori. Da lì ho intrapreso questa carriera che va avanti da 23 anni”.

Per chi non conosce l’Aprica è una zona famosa per il Giro d’Italia. Ti sei innamorato del Tiro con l’Arco in un posto meraviglioso…

“Assolutamente sì. Non poteva esserci scenario migliore per incominciare”.

Tu sei entrato con grande costanza e puntualità spesso a podio e comunque nelle primissiem posizioni in sede olimpica e mondiale, e questo non si ottiene per caso. Quanti anni sono, che la pratichi?

“Sono ormai 23 anni: ho iniziato nell’agosto del ’97 quindi ad agosto saranno 23 anni di arceria”.

Non è uno sport d’élite: è uno sport abbastanza abbordabile, il Tiro con l’Arco?

“Sì è uno sport poco conosciuto che però allo stesso tempo si presta a essere praticato da una molteplice schiera di atleti. Non serve avere una fisicità particolare, una particolare altezza, una particolare forza. Per esempio io porto addirittura gli occhiali, neanche una specifica acuità visiva, potremmo dire”.

Beh anche Galiazzo ha gli occhiali eppure abbiamo tifato tutti per lui quando tirava anzi per voi.

“Come dice la federazione è uno sport per tutti che ha la bellezza di non avere pre-requisiti che escludano bambini, bambine, magari anche persone non più tanti giovani, dal praticare questa disciplina. Come in tutti gli sport, magari, per ottenere un certo tipo di risultato ci vuole costanza, passione, e tanta voglia di sacrificarsi.

L’Italia con te ha ottenuto il bronzo a Torino nel 2011 assieme Galiazzo e Frangilli; l’argento a squadre a Copenaghen 2015, con Frangilli e Pasqualucci. E il titolo iridato a Città del Messico con Galiazzo e Pasqualucci nel 2017. Avete infilato 6 anni stupendi, conquistando tutti i posti finali, del podio”.

“Sì, è stata sicuramente la conferma che da anni l’Italia si batte alla pari con nazioni che hanno anche investimenti maggiori in questo sport rispetto alla nostra, dedicando una particolare attenzione da parte degli organi competenti. E anche una visibilità maggiore da parte dei media, quindi possono pescare su un bacino più ampio. Noi ci difendiamo sempre bene: si sta cercando di creare in qualche modo una squadra comune. E non affidarci, come succedeva in passato, alle singole individualità ma cercare di creare una vera e propria scuola italiana”.

Anche la pallanuoto ha conquistato 4 Mondiali con gli uomini. Eppure soffre di mancanza di visibilità. Perché c’è questa cultura di non pensare a voi che solo in occasione dei Giochi Olimpici. Eppure chi pratica il Tiro con l’Arco non è che sta lì solo un’ora come nella classica partitella tra amici a Calcetto. Quanto ci vuole, di allenamento?

Nespoli è sicuro nella risposta: “Io mi alleno sei, sette ore al giorno: attività a tempo pieno. Di questo ringrazio l’Aeronautica Militare, che mi permette di fare di questa mia passione una vera e propria attività a tempo pieno. Richiede tanto tempo forse per quanto ci riguarda il fatto di non essere uno sport che praticandolo ti permette di avere quella particolare visibilità dell’atleta, allontana i giovani. Non dico che sia considerato uno sport sedentario: per anni forse l’immagine è stata associata a pensieri distanti dalla realtà. Oggi il Tiro con l’Arco cerca di collocarsi in uno sport a 360 gradi quindi non c’è solo il tirare le frecce contro un bersaglio ma una preparazione un po’ più completa non solo per quanto riguarda gli atleti professionisti e della Nazionale ma bisogna partire dalle categorie giovanili. Quindi non è più il passatempo da fiera ma un’attività sportiva effettivamente completa”.

Però leggendo il percorso individuale tuo e degli azzurri, abbiamo notato una cosa. Non sarà una disciplina reclamizzata ma girate il mondo, il che è bellissimo…

“Assolutamente sì. Sono veramente tanti i paesi che ho potuto visitare e il tempo quando sei in gara per girare è sempre poco e l’attenzione è sulla competizione. Capita di avere il tempo per girare ma succede, di norma, quando le gare non vanno benissimo, e puoi girare i posti che stai frequentando”, chiosa con un sorriso, su questo concetto, l’arciere nazionale.

Beh, uno spera di arrivare fino in fondo e giungere sbattuto in albergo, alla sera, con qualche medaglia al collo.

“Sì, diciamo che la possibilità di girare il paese (visitato) è inversamente proporzionale al risultato ottenuto. Quindi ben venga andare in giro per il mondo e non aver mai visto un luogo turistico, ecco. Vuol dire che hai dovuto tirare le frecce fino in finale”.

All’interno dell’Aeronautica Militare ti è mai presa la tentazione di fare il Top Gun, come in un famoso film degli anni ’90?

“Guarda io ancora prima di entrare nel gruppo sportivo come arciere era uno dei miei sogni, di provare almeno la carriera del pilota. Poi portando gli occhiali mi avrebbe impedito quella strada e mi sono orientato sul liceo scientifico. Ho fatto anche un anno di Ingegneria Spaziale, per cercare di rimanere nell’ambiente, poi di fatto sono entrato nella Nazionale maggiore. Il che, alla fine, mi ha portato in Aeronautica”.

Una cosa quasi scritta sulla roccia?

“Sì, dovevo andare lì”.

Spero ci siano altre occasioni, di promuovere il Tiro con l’Arco.

Chiudiamo con una domanda: se Formia è stato il cuore dell’attività dell’Atletica Leggera e Riano Flaminio vicino a Roma quello della Pallacanestro, quali sono i punti di ritrovo della Federazione Tiro con l’Arco in giro per l’Italia e quanti sono?

“Abbiamo quattro punti di eccellenza: il Centro Tecnico Federale, quello principale, a Cantalupo vicino a Torino, un centro gemello in via di sviluppo su Roma. Ci sono poi due strutture, una a Rovereto, una a Padova, dove si allenano la nazionale giovanile e la nazionale Para-Arcieri. Sono questi, i poli di aggregazione e ritrovo della Nazionale. Non sembra ma sono tanti anche i campi di Tiro con l’Arco sparsi per l’Italia quindi non è così difficile trovare il massimo della praticità”.

Al massimo del meridione è Roma? Bisognerà lavorare un po’ al Sud?

“Sì, diciamo che il Tiro con l’Arco si è maggiormente concentrato al Nord ma su Roma ci sono dei centri sportivi, poi in realtà club molto titolati ci sono anche al Sud. Io parlavo soprattutto dei centri della federazione”.

L’importante è sapere che ci siano.

“Ci sono, ci sono”.
credits World Archery

Buoni bersagli.