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La Storia Oscura, Seconda Guerra Mondiale: il tragico destino del convoglio artico PQ-17

La Storia a casa tua grazie a Radio Cusano Campus. Nel consueto appuntamento giornaliero con “La Storia Oscura”, in onda dal lunedi al venerdi dalle 16 alle 17 sulla Radio dell’Università Niccolò Cusano, nuovo capitolo dedicato alle “Verità Nascoste della Seconda Guerra Mondiale”. In questa puntata si è parlato di quanto accadde il 4 luglio 1942, ovvero: del tragico destino del convoglio PQ-17. Ben 36 mercantili anglo-americani destinati all’URSS di Stalin attaccata dalla Germania nazista di Hitler, lasciati in pasto alle forze aeronavali tedesche per una sciagurata decisione del primo Lord dell’Ammiragliato britannico Dudley Pound . Winston Churchill lo definì: “L’episodio più triste di tutta la guerra”.

Il racconto dello storico dell’intelligence. Al microfono del nostro Fabio Camillacci è intervenuto l’ambasciatore Domenico Vecchioni autore del libro “Eventi e Personaggi straordinari della Seconda Guerra Mondiale” edito da Mazzanti Libri. Vecchioni ha raccontato: “Tra l’agosto del 1941 e il maggio del 1945, 78 convogli, per un totale di 1400 mercantili, scaricarono preziosi prodotti militari nei porti russi di Arcangelo e Murmansk. I convogli di norma partivano dall’Islanda, occupata dagli americani, passavano a nord dell’isola Jan Mayen e si dirigevano verso il porto di Arcangelo, quando la situazione dei ghiacci lo permetteva o, altrimenti, il porto di Murmansk. Le missioni in genere andavano a buon fine, nonostante le condizioni del mare particolarmente rudi, soprattutto d’inverno. I convogli del resto erano adeguatamente scortati da navi alleate, potenti squadre navali composte da incrociatori, cacciatorpediniere, corvette, e dragamine. Un deterrente sufficiente per scoraggiare o rintuzzare attacchi nemici, sia aerei che sottomarini. Tuttavia niente andò come previsto per il convoglio numero P-Q17, partito il 27 giugno 1942 dal porto islandese di Hvalfjöröur, il cui carico sarebbe stato di straordinaria utilità per la Russia: 594 carri armati, 297 aerei, 4246 autoarticolati e semoventi di artiglieria e 156.000 tonnellate di materiale generico. Ma solo alcuni di questi cargo giungeranno a destinazione, dopo una drammatica e avventurosa navigazione. Tutti gli altri finiranno in fondo al mare, colpiti da bombe o siluri tedeschi”.

Perché? Cos’era successo? Cosa andò storto nell’operazione “PQ-17”? Nel nord della Norvegia occupata dai tedeschi era stata trasferita un’imponente flotta di superficie e di sottomarini e sopratutto era stata mossa e ancorata nel porto di Trondheim la temutissima Tirpitz, la corazzata più moderna e potente che fosse mai stata costruita: 42.900 tonnellate di dislocamento, 30 nodi di velocità, blindaggio di 35 cm, lunga 241 m e larga 36, era armata come nessun’altra corazzata lo era mai stata prima. Vera ossessione per la Royal Navy, che ne temeva la straordinaria potenza distruttrice. “Il convoglio alleato -racconta ancora Vecchioni- fu intercettato il 2 luglio all’est dell’isola Jan Mayen. Intanto notizie d’intelligence provenenti dalla Svezia mettevano l’Ammiragliato britannico in grande agitazione. Si dava per sicuro che della squadra navale lanciata alla caccia del convoglio alleato, facesse parte anche la Tirpitz. La corazzata, troppo potente anche se solo sulla carta, giacché fino ad allora non era mai stata messa alla prova, avrebbe fatto a pezzi la squadra di scorta”.

La rettifica sulla presenza della Tirpitz. Su questo punto l’ambasciatore Vecchioni ha aggiunto: “L’ammiraglio Pound consultò il più esperto analista dell’Ammiragliato, Norman Denning, il quale dopo aver esperito un certo numero di verifiche, giunse alla conclusione che la Tirpitz, in realtà, non faceva parte della squadra navale tedesca e che quindi non costituiva una minaccia diretta per le unità della Royal Navy di scorta al convoglio. Ma Pound non sembrava troppo convinto delle acute deduzioni di Denning, era come tormentato dal pericolo rappresentato dalla Tirpitz. A quel punto cominciò a rimuginare sulle possibili soluzioni della crisi. Testardo e sordo ai pareri dei colleghi, per Pound rimaneva allora un’unica via: far rientrare in tutta fretta le squadre navali e lasciare il convoglio mercantile al proprio destino, ordinando la ‘dispersione’ dei cargo per dare loro maggiori probabilità di sfuggire agli attacchi di aerei e sottomarini tedeschi. Come a dire, arrangiatevi, cercate come potete di arrivare ad Arcangelo, il porto russo di destinazione”.

Il dramma finale. Lo storico dell’intelligence ha concluso dicendo: “I tedeschi allora, rimasti senza contendenti sul mare, non esitarono a dare il via al loro attacco, al quale in definitiva non parteciparono unità di superficie. Bastavano i 133 bombardieri Heinkel 111 e 12 U-boot concentrati nella zona. E fu il più grande tiro al bersaglio della storia marittima. Quasi un’esercitazione per i tedeschi che attaccavano sapendo che da parte del nemico non c’erano molte capacità di contrattaccare”. Questo il tragico destino del convoglio Artico PQ-17. Ma nella drammatica storia spicca anche un protagonista in positivo: Leo Grandwell, un avvocato britannico entrato volontariamente nella Royal Navy allo scoppio della guerra, pur essendo titolare di un semplice brevetto per la navigazione costiera. Con un colpo di genio riuscì a portare in salvo alcune navi. Il racconto di quest’altra storia nella storia potete ascoltarlo nell’intervista integrale all’ambasciatore Domenico Vecchioni che trovate di seguito e alla alla sezione podcast di www.tag24.it.