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Cesare Benelli, ristoratore veneziano: “Prima l’acqua alta ora il Coronavirus, situazione drammatica”

A Venezia l’emergenza Coronavirus sta aggravando la situazione già difficile delle imprese che provavano a rimettersi in piedi dopo l’acqua alta durata oltre un mese a fine 2019 e che ha messo in ginochio le attività.  Gli imprenditori chiedono liquidità, chiedono soldi immediati, da restituire in tempi lungi (parliamo di decenni) per traghettare le aizende al 2021. Di questo, e non solo, ha parato Cesare Benelli, titolare del ristorante Al Covo a Venezia e presidente dell’Associazione Ristoranti della buona accoglienza, a Radio Cusano Campus, nella trasmissione “Cosa succede in città” condotta da Emanuela Valente.

La situazione del settore ristorazione a Venezia

“Cercavamo di rialzarci dai disagi causati dall’acqua alta, speravamo nel carnevale. Purtroppo non è stato così perché  il carnevale era già partito male per la cattiva pubblicità legata alle inondazioni, c’era stato un danno d’immagine devastante. Poi è stato sospeso per l’emergenza Coronavirus. Dopo le inondazioni lo Stato ha stanziato per gli esercenti di Venezia un aiuto economico per sistemare i negozi, aiuto economico che il Comune sta erogando adesso ma ad oggi ancora non abbiamo visto nulla”.

Il turismo linfa vitale per Venezia

“Venezia vive di turismo, per il 70% di turismo estero e questo non c’è modo di riaverlo anche una volta terminata l’emergenza sanitaria. L’America, per esempio, è importantissima per il nostro turismo”.

La necessità di liquidità

“Ristoranti e alberghi non riapriranno e se riapriranno lo faranno in maniera monca. C’è una necessità immediata di liquidità per transitare le aziende al 2021, perchè non c’è speranza che il turismo estero riparta prima del prossimo anno. Ci vorrebbe una liquidità a lungo termine, non quella di Cassa depositi e prestiti. Il decreto liquidità, quando verrà attuato, forse riuscirà a dare risposte al nostro comparto, ma al momento non si è visto nulla. Servono tempi brevi per la liquidità e tempi di rientro dal prestito lunghi, almeno decennali. E’ il momento giusto per ripensare la città, vedere questa come un’occasione di cambiamento, rinascita e ridefinizione dei valori della città”.