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Galloni: “Serve moneta statale parallela all’Euro”

Nino Galloni, economista, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sul Mes

“Quella del Mes è la tempesta nel lago di Bracciano rispetto alla tempesta nell’Oceano Pacifico -ha affermato Galloni-. Siamo a una svolta importante come quella del 2008, del 92, del 79, del 44, del 29. Sta cambiando tutto il sistema. Dentro questa tempesta generale c’è anche l’Europa con tutte le sue magagne. Quest’Europa è nata per imbrigliare l’Italia e c’è riuscita benissimo, è un’Europa del nord, non dei popoli ma delle burocrazia. Conseguentemente tedeschi e olandesi non desiderano fare azioni che possano comportare una condivisione dei debiti e delle problematiche. Si fanno forti delle loro banche pubbliche e dei propri meccanismi di finanziamento e l’Italia non si sa bene cosa dovrebbe fare. C’è chi vorrebbe sfruttare le risorse del Mes che sono poche e anche costose. Ci siamo indebitati per dare soldi al Mes e ora ci dovremmo indebitare per utilizzarli? Il Mes dovrebbe essere cancellato dall’attuale emergenza, però questo non risolve i problemi così come non li risolvono nè un ricorso illimitato al debito pubblico nè gli Eurobond. Dobbiamo pensare a introdurre moneta statale sovrana, che entri nel circuito in modo parallelo all’Euro. Ovviamente dobbiamo pensare a come gestire il debito pubblico che è da pagare in Euro. Se salta l’euro siamo salvi, ma se non salta dobbiamo pagare il debito in euro. Bisogna fare in modo che i privati capiscano che invece delle tasse straordinarie, invece della patrimoniale, ci dovrà essere un vantaggio per i risparmiatori che avranno i loro risparmi garantiti, immediatamente liquidizzabili e con alti tassi di rendimento. Dobbiamo sostenere la domanda dando soldi ai consumatori in modo da sostenere il business delle imprese per evitare che chiudano. Bisogna dare soldi almeno a 25 milioni di italiani, non a 2-3 milioni”.