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Giovani (E. Sironi): “Peggiorata la condizione lavorativa ed economica”

Giovani: i risultati dell’indagine dell’Istituto Toniolo condotta da Ipsos, su un campione di 2000 cittadini (dai 18 ai 34 anni), realizzata nel pieno della fase 1 dell’emergenza sanitaria, restituisce un quadro di grande consapevolezza sul presente, ma poco rassicurante sul futuro. Ne abbiamo parlato a Tutto in Famiglia col professor Emiliano Sironi, docente di Statistica Sociale, dell’Università La Cattolica di Milano. “Si sono abituati come gli adulti: qualcuno più a fatica, qualcuno meno. Dall’indagine, che comprende duemila giovani, l’emergenza sanitaria è un fatto accettato con disciplina – ha osservato Sironi – siamo soliti fare domande tramite interviste web, tra le domande è stato chiesto se questo distanziamento sociale sia importante, per il contenimento del contagio, e la maggior parte di loro ritiene di essere d’accordo.”

Differenze sociali e tra le varie regioni

La situazione lavorativa della gran parte degli intervistati è preoccupante. “Abbiamo chiesto ai nostri intervistati di fare una fotografia delle loro condizioni di lavoro, economiche, di studio e di tempo libero e abbiamo rilevato un diffuso peggioramento delle condizioni lavorative e circa la personale situazione economica – ha sottolineato il professore di Statistica Sociale – chi ha un diploma, o un titolo di studio basso, dice che il peggioramento è più grave di chi è in possesso di un titolo di studio alto. Molto dipenderà dai tempi di uscita e dalla situazione economica generale. Se dovesse esserci un protrarsi dell’emergenza tutto potrà complicarsi ulteriormente.”    

Gli stati d’animo

Giovani: qual è la situazione emotiva? “Un buon 20% ritiene che questa condizione sia legata ad un aspetto di opportunità, quindi avere maggior tempo libero a disposizione è un elemento positivo – si è congedato lo stesso Sironi – di contro prevale incertezza e ansia verso il futuro. C’è molta incertezza sulle opportunità che troveranno: per tre giovani su quattro sarà difficile sperare in un buon riscontro occupazionale.”

Ascolta qui l’intervista integrale