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Covid-19: “Cara Normalità, ti scrivo così mi distraggo un po’…”

Covid-19. Il mondo non sarà più lo stesso: siamo entrati in una nuova era culturale, fondata su smart working, e-learning e digitalizzazione. Questa è una lettera alla Normalità che se ne è andata, a quella presente e a quella futura. 

Lettera alla Normalità di Michela Crisci

Cara Normalità,
ti scrivo così mi distraggo un po’ e, siccome sei molto lontana, più forte ti scriverò.

Così sarebbe stato l’incipit di Lucio Dalla oggi, ai tempi del Covid-19.

Rifletto. È quasi un mese che tu non ci sei più, cara Normalità. Hai lasciato il posto ad una quotidianità diversa, ma non per questo meno bella: lavoro agile, formazione online, tanta solidarietà, digitale e non, piazze virtuali dove ci si vede per un aperitivo a distanza… più distanti di prima, ma anche più uniti di prima. È così che ci siamo riscoperti dopo il 21 febbraio scorso.

È cambiato tutto. La nostra percezione del tempo, giorni sempre uguali in una routine casalinga. Nuovi ritmi, più lenti, più densi. Forse anche più veri. Meno raggi di sole e natura, la palestra che lascia spazio ai “workout at home” sui social, la riscoperta delle tradizioni culinarie (all’improvviso, siamo diventati tutti chef in cucina). Finalmente abbiamo imparato a dedicarci agli affetti, quelli reali.

È stato tutto così rapido. In pochi giorni, milioni di persone – contemporaneamente – hanno vissuto, e stanno vivendo, una nuova esperienza, una nuova fase memorabile che sarà tramandata nei libri di storia. E come tutti i cambiamenti pervasivi, le esperienze non sono omogenee: dalla serenità produttiva di chi può lavorare dalla propria abitazione e dalla gioia di chi può studiare (e anche laurearsi) online ,senza dover rinunciare ai sogni nel cassetto, ad esperienze di disagio psicologico perché alle naturali paure del contesto si associano non solo le restrizioni ma anche relazioni familiari forzate e, talvolta, disagiate.

Eppure siamo di fronte ad una nuova era culturale, anzi ad una triplice novità culturale di cui dobbiamo prendere atto:

  •  SMART WORKING: ci ha instradato in una nuova cultura del lavoro dovuta a nuove forme di organizzazione aziendale, a nuove competenze digitali per il management aziendale (leadership, team building, time management, planning), a relazioni fondate sulla fiducia, sulla responsabilità e sull’agilità della comunicazione tra dipendenti e datore di lavoro. Non c’è più spazio per le incomprensioni e le questioni personali. Si gioca in squadra.
  • E-LEARNING: è il mondo della formazione a mutare, cambia il ruolo del docente, che diventa learning coach, e il comportamento del discente. Ora il docente è chiamato a trasmettere, oltre al proprio bagaglio di conoscenze, le competenze che ruotano attorno all’innovazione e all’ecosistema digitale. Una rivoluzione nel mondo della scuola e delle università frontali. Per gli Atenei telematici, già un passo avanti per innovazione, è stata una bella soddisfazione che ha frantumato i pregiudizi infondati sulle università telematiche e sulla formazione online. Oggi, lo possiamo confessare, siamo tutti un po’ più fieri di studiare e lavorare presso un’eccellenza italiana come l’Università Niccolò Cusano. Prima per lungimiranza, tempestività, eccellenza didattica, innovazione digitale. Prima per umanità perché alla Cusano nessuno è un numero. Studenti, docenti, ricercatori, dipendenti, sono tutti tasselli di una grande realtà formativa e aziendale.
  •  DIGITALIZZAZIONE: smart working ed e-learning possono offrire enormi vantaggi, ma richiedono ancora un lungo percorso di potenziamento dell’infrastruttura digitale affinché si trasformino in esperienze efficaci e utili per imprese, istituzioni e per ognuno di noi. In queste settimane, abbiamo notato come l’infrastruttura digitale del nostro Paese rischia di collassare per il sovraccarico degli accessi; questo tema dovrà essere al centro della fase post-emergenza. Sarà necessario investire in digitalizzazione, innovazione e tecnologia.

Spesso sento dire “dopo il Coronavirus, nulla sarà come prima”, ma non credo che sarà un addio alla Normalità. Credo che avremo un’altra opportunità, una nuova coscienza collettiva, ci sarà una stagione di adattamento, cambieranno i paradigmi della socialità, dei viaggi, dei consumi (probabilmente acquisteremo maggiormente da filiere locali), si starà di più all’aria aperta e si vivrà con gratitudine. Se il mondo non dovesse essere più lo stesso, sarà la volta buona in cui troveremo la volontà e la forza di costruire un mondo migliore. Più umani. Più solidali. Più uniti.

 

***Articolo a cura di Michela Crisci***