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Coronavirus, De Masi: “Speriamo non si torni alla normalità di prima”

Il Prof. Domenico De Masi, sociologo, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Tornare alla normalità dopo il Coronavirus

“La normalità è quella che ha creato il riscaldamento del pianeta, quella che ha creato questo virus e quella che ha reagito in questo modo al virus -ha affermato De Masi-. Quella che viene chiamata normalità è la più totale anormalità: un mondo basato su disuguaglianze, consumismo sfrenato, su cose ritenute indispensabili e che oggi si rivelano sempre più futili. La normalità sarebbe una società in cui i bisogni radicali prevalgono sui bisogni alienati, ma nella nostra società avveniva l’esatto opposto. Quindi spero che non si torni alla normalità di prima”.

Sullo smart working

“Quello che si poteva fare con calma e saggezza nel corso di 30 anni, si è fatto nel corso di 2-3 settimane solo a causa dell’emergenza. La linea internet è all’altezza, io faccio telelavoro da anni e funziona perfettamente. Certo, se avessimo programmato bene le cose magari avremmo infrastrutture migliori”.

Sul ruolo dei social network in questo periodo di emergenza

“L’uso che se ne sta facendo è un po’ migliore rispetto a quello che si faceva prima del virus. Ci sono meno fake news, meno aggressività e parolacce. Di fronte al pericolo forte ci si aggrappa ai mezzi forti, quindi ci si aggrappa molto di più a ciò che dicono tv e giornali rispetto alle fake news. I social stanno servendo in modo meraviglioso per mantenere la convivialità che non si può avere fisicamente in questo momento”.

Sul governo

“Il comportamento complessivo di questo governo mi ha stupito in positivo, mi aspettavo molto peggio. Penso a quanto sarebbe stato peggio se avessimo avuto un altro al posto di Conte. Si tratta di un governo incappato in una cosa mai vista prima. Il governo si è dovuto inventare tutto e ha scelto il criterio di provare e poi correggere eventuali errori. L’ha fatto con molto equilibrio, cercando di garantire tutela della salute, dell’economia e della democrazia. L’Italia oggi è come era Taranto 3 mesi fa, un luogo dove se si salvava la salute si rovinava l’economia e viceversa. Questo governo ha cercato di fare in modo che nessuno dei tre capi del problema ricevesse il massimo danno, dando qualche precedenza alla salute. Mi pare che dal punto di vista comunicativo Conte sia abbastanza efficace, è molto più autorevole di tanti suoi competenti. Credo che lui abbia scelto un orario opposto a quello solito per fare le sue comunicazioni, è una scelta, vedremo solo dopo un po’ di tempo che effetti avrà, però è una scelta voluta, bisogna capirne la logica e io finora non l’ho capita”.

Sull’obbligo di stare a casa

“Io nella sfortuna sono fortunato perchè dedicavo 10 ore al giorno a scrivere e studiare e continuo a fare quello. Mi manca di girare la sera e vedere gli amici. Ma il grosso della mia giornata è rimasto quello di prima”.