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Coronavirus, Nicola Rossi: “Si sottovaluta l’entità dell’infarto che l’economia sta vivendo”

Il Prof. Nicola Rossi, economista ed ex parlamentare del centrosinistra, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Le ricadute dell’emergenza Coronavirus sull’economia

“La profondità e la severità dell’impatto dipenderà molto dalle decisioni che prendiamo oggi -ha affermato Rossi-. Quello che l’economia italiana e mondiale sta vivendo può essere assimilato ad un infarto. Bisogna innanzitutto sostenere la liquidità delle imprese per permettergli di sopravvivere. Se non ci riusciamo l’impatto a medio e lungo termine sarà sicuramente più negativo. Alcune cose si stanno facendo, come rinviare alcune scadenze fiscali e retributive. Certo, se poi si chiederà di versare tutto alla fine di maggio sarebbe un’ecatombe. Paradossalmente, nonostante tutte le critiche, chi ha fatto l’operazione più importante è stata la Bce, fornendo liquidità e allentando alcuni vincoli regolamentari delle banche in modo che possano consentire alle imprese in ritardo nei pagamenti di non subire conseguenze pesanti per questi ritardi. Se devo giudicare la Bce dai fatti so che ciò che è stato deciso in questi giorni è corretto, compreso il fatto di non rivedere i tassi d’interesse”.

La Lega chiede l’annullamento delle tasse

“L’annullamento delle tasse è piuttosto difficile da realizzare. Se lo Stato dalla mattina alla sera smettesse di incassare centinaia di miliardi di euro non so come potrebbe finanziare ad esempio la sanità. Perciò questo non credo sia possibile. Ciò che si potrebbe fare è allungare ulteriormente le scadenze fiscali per le imprese, ad esempio maggio c’è una delle scadenze per la rottamazione. Se le imprese non stanno lavorando, non avranno le risorse per versare tutto in un’unica soluzione tra qualche mese. Sono tempi che non tengono conto che per rimettere l’economia in condizione di funzionare non sono sufficienti un paio di mesi. Ci vorrà tempo perchè la macchina ritorni a camminare. Ho l’impressione che si sottovaluti l’entità dell’infarto che l’economia sta vivendo in questo momento. Inoltre bisogna isolarsi e proteggersi dal contagio di Paesi che hanno affrontato questa emergenza più tardi rispetto a noi. Forse il governo sta sottovalutando il problema. Dobbiamo anche stare attenti oggi a non prendere decisioni che nel medio-lungo periodo finiranno per avere effetti più negativi che positivi. Oggi abbiamo certamente l’esigenza di affrontare l’emergenza sanitaria, potenziando gli ospedali e la sanità pubblica. Questo giustifica un intervento di carattere emergenziale, ma non so quanto giustifichi 10mila assunzioni nel sistema sanitario nazionale. Quando l’emergenza sarà passata cosa facciamo di tutto questo personale? Non si arriva ad un’emergenza come questa nelle condizioni in cui siamo. Se avessimo un debito pubblico più basso rispetto a quello che abbiamo oggi, ci potremmo permettere di fare molto di più”.