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Auguri, Dino, Giovanotto di 70 primavere, grato per tutta la vita, a Peterson

AUGURI, DINO, GIOVANOTTO DI 70 PRIMAVERE

L’unico giocatore di Pallacanestro premiato DA ATLETA, nell’NBA HALL of FAME (Cesare Rubini e Sandro Gamba sono stati insigniti a Springfield ma da ALLENATORI) è intervenuto domenica in “Sport Academy Week-end”. E ha scherzato con la gioiosa ironia di sempre. Senza dimenticare quel piccolo, immenso UOMO, DAN PETERSON

 

Dino Meneghin è il simbolo della Pallacanestro italiana nel mondo. Sabato ha compiuto 70 anni e sono arrivati messaggi da tutto il globo terrestre. Non sappiamo se alzarsi in piedi oppure chiamare il Coro degli Alpini, visto che il diretto interessato è delle zone dolomitiche, Alano di Piave, provincia di Belluno.

“Sì anche fin troppo, ragazzi: qui si esagera”, dice, ridendo allegramente, il Signor 7 volte Coppa Campioni, 12 scudetti, 4 Coppe Intercontinentali e Campione d’Europa per Nazioni nel 1983 con l’Italia di Sandro Gamba.

Ci siamo visti l’ultima volta il 19 novembre in occasione del ritiro della mitica numero 11 da te indossata e per quanto hai saputo costruire nella Pallacanestro, sia come persona che come atleta. Hai avuto modo di ricevere l’amore fraterno proveniente da tutte le parti del pianeta.

“Questa cosa, chiamiamola così, sicuramente è il massimo riconoscimento che un giocatore possa avere dalla società di appartenenza, e quindi ringrazio il Signor Armani, il Presidente Dell’Orco, Ettore Messina, tutta l’Olimpia, che hanno voluto celebrare questa serata, soprattutto convocando i miei compagni di squadra, i tifosi di Milano. E’ stata una festa per tutti, per me, sicuramente molto gradita e molto sentita, ci mancherebbe altro. Una delle mie più belle serate vissute nella mia vita”.

Rientrando all’UniCusano ho detto ai ragazzi della squadra di Pallacanestro ho detto: “E’ stata la mia più bella serata degli ultimi 38 anni”, cioè da quando sei passato da Varese a Milano. E io non ero il diretto interessato…

“Lo so, ma al di là dei tifosi vedere i compagni della Nazionale, di Varese, di Milano, di Trieste è stato veramente unico: nel dopopartita ci siamo ritrovati di sopra al Forum per mangiare qualcosa insieme ed è stato il momento per ricordare l’amicizia che ci lega, le partite. Roba da vecchietti, da ex, anche un po’ nostalgica, ma di sicuro fatta in allegria per cui molto, molto divertente”.

Ho visto gente venire in processione tra cui Brunamonti, Riva, il C.T. Meo Sacchetti: è vero, che sono stati tuoi compagni in quella meravigliosa Nazionale del 1983, ma li ho visti sedersi con tatto, come fossero intervenuti a teatro in una celebrazione nella quale mettersi da una parte, con tatto, ad osservare. Anche perché la serata e la festa da gestire era mica facile perché collocata nell’intervallo di una partita difficile, Olimpia Milano opposta al Maccabì Tel Aviv di Coppa dei Campioni! Nemmeno una situazione facilissima, da gestire. E devo dire che hai dimostrato una capacità di sintesi da applausi.

Dino spiega i dettagli della serata e dei partecipanti: “Avrei voluto dire moltissime cose però i tempi erano molto stretti: spero di non aver dimenticato nessuno ma lo stare bene assieme, anche per solo pochi minuti, è una dimostrazione di vera amicizia, che ci lega da tantissimi anni. Mi hanno insegnato l’etica del lavoro soprattutto la vera AMICIZIA. Sono stati compagni di squadra ai quali sarò grato per tutta la vita”.

A proposito ma quanti messaggi sono arrivati, sabato?

Risponde con la voglia di farsi quattro risate, con la sua graffiante ironia: “Quando ho aperto il telefono mi sono spaventato; erano qualche centinaio, per cui. Ho caricato la batteria per 3 volte perché volevo rispondere a tutti; mi ha preso tutta la giornata. Sono andato a Sky, sono andato in Rai: bellissimo, bellissimo perché è un segno di riconoscimento enorme, che mi ha fatto molto, molto piacere. E sono stato disponibile perché, sai, noi sul campo una volta i giocatori cercano di fare il meglio poi però se non ci fosse il contorno di pubblico, tifosi, e soprattutto i giornalisti, a raccontare un po’ le gesta sarebbe tutto inutile. Bisogna essere gentili con tutti. Me lo hanno insegnato i Miei, me lo hanno insegnato gli allenatori, i miei compagni di squadra: la disponibilità deve essere al primo posto”.

A proposito di cose importanti: in quella occasione specifica, a un certo punto hai citato un fattore: la riconoscenza nei confronti di Coach Peterson. Parole capaci di tenere in silenzio tutto il pubblico. Parole profonde, spesse, che ci hanno fatto riflettere un po’ a tutti sul vero significato dei rapporti umani.

“Beh, sai!?, all’inizio era solo una questione di rapporti professionali, chiamiamoli così, per il fatto che mi ha voluto a Milano quando io avevo 30 anni; tutti quanti pensavano io fossi finito. Quindi è stato il mio sforzo enorme, quello di far vedere che non era così. Poi col tempo ho imparato a conoscere la PERSONA, PETERSON quindi il suo carattere, il suo carisma, la sua personalità, la sua intelligenza, la sua capacità di sintesi, ecco. Non l’ho mai sentito fare dei discorsi lunghissimi, noiosi. Lui in poche frasi, in pochi secondi sapeva descrivere una situazione di gioco o meno. La capacità anche di sdrammatizzare: SUPERBO! Grande psicologo. Ancora adesso siamo in grandissimo contatto. Sono stato suo testimone alla seconde nozze che ha fatto qui a Milano, con Laura. E’ un’amicizia che va avanti da tantissimi anni: la sua AMICIZIA mi ONORA, veramente”.

Al pensiero che un giovanotto come lui che scrive tutti i giorni per la Gazzetta dello Sport ho immensa ammirazione. “No, no, ma non scrive solo per lui, manda cose. Adesso ha smesso, un po’ – fino a qualche tempo fa mi mandava il suo pensiero lo chiamava Fosforo”, dice con grande goliardia il SuperDino d’ogni tempo.

Che prosegue nella descrizione: “Fino a pochi giorni fa mi mandava il suo pensiero: quello che va fatto, quello che non va, un motivo sui cui pensare tutta la giornata. Adesso si dedica ad altre cose. Ma per molto tempo c’era la sua frase di Buongiorno, come aprivo il computer”.

Come quando scriveva sulla lavagnetta e sulla porta dello spogliatoio due frasi nette, dirette, al primo allenamento, tra una partita e l’altra.

“Beh, sì, sì, era la sua psicologia, il suo modo di preparare la partita successiva. Come ho detto prima, poche parole, pochi pensieri, ma incisivi”.

Quanta fratellanza c’è stata, nella giornata del tuo compleanno? Immagino che siano arrivati anche dall’America, gli auguri dei vecchi compagni…

“Guarda, da tantissime persone, anche persone che non sentivo da 10, 20 anni, e mi ha fatto piacere proprio questo. Sarà perché la cifra era importante – dice ridendo -. E’ vero che ogni anno, uno fa il suo compleanno, ma la cifra era rotonda, in tantissimi mi hanno scritto. E’ stato anche il modo di riscrivere i numeri telefonici: non so loro come abbiano recuperato il mio. Se ho bisogno sono a disposizione”.

Tu sei uno dei pochi che ha tenuto lo stesso numero di telefono da 25 anni in qua “Anche di più, da quando hanno inventato il telefonino il numero è sempre lo stesso”.

Come hai festeggiato e con chi? Non so se sia ancora in corso, la festa…perché è una cifra importante, ma che non fa venire meno il tuo entusiasmo, la tua ironia. “Abbiamo diviso in due parti. Mia moglie Caterina, mio figlio Andrea, pochissimi amici. Poi domenica a pranzo con mio fratello, i miei nipoti e pronipoti anche perché loro sono una tribù numerosa, per non spostare tutti siamo andati da Milano io e Caterina”.

Che cosa ti dicono, di fronte al tuo percorso di atleta? Quali sono le domande che ti pongono con giusta curiosità?

“Non è che parliamo tanto, di sport. I nipoti rappresentano tutti una famiglia tutta di sportivi. Da parte di mio fratello la ragazza gioca a Pallavolo, dei due ragazzi il più piccolo gioca a Basket, l’altro, Mauro a Calcio, la ragazza, Maya, corre con il Go-Kart. I figli di Andrea e Cecilia sono piccolini e piccoline, non hanno ancora idea, di cosa sia lo Sport. Aspettiamo, aspettiamo. L’importante è che facciano Sport, che facciano qualcosa, che non stiano fermi, davanti al computer, a rimbambirsi. Sono sicuro che Andrea saprà indirizzarle bene”.

Di recente è intervenuto a Radio Cusano Campus una delle persone che ha scritto su te, su Facebook, delle cose meravigliose, Valerio Bianchini (lo storico condottiero del BancoRoma negli Anni ’80 che si opponeva al Billy Milano di Peterson, D’Antoni e Meneghin, n.d.r.). Ci ha detto proprio questa cosa. Al CONI, all’Acqua Acetosa c’è stato un convegno con Stefano Domenicali, grande persona per la Formula1: e Coach Bianchini ha raccontato dell’utilizzo di tablet e computer e giochi elettronici, di come rischi di far bypassare l’utilizzo del corpo a tanti giovani. Tu che sei stato uno dei più costanti, longevi, nella Storia dello Sport Mondiale, cosa ti senti di dire, ai giovani, per evitare questa sedentarietà che porta su strade diverse, da quelle salutari?

“Mah, il discorso è questo. Io sono convinto dell’enrome utilità del computer, del telefonino, anche io li uso. Bisogna capire esattamente come, usarli, soprattutto da parte dei giovani. Penso che sia indispensabile coniugare anche l’attività fisica perché ogni anno assistiamo in televisione, per radio, alle inchieste sull’obesità infantile, sul bullismo e via dicendo. E con le spese che ci sono per curare l’obesità e le malattie legate a questo: credo che dovrebbe essere un grosso investimento da parte di genitori e ragazzi, far praticare lo Sport, perché permette loro di stare meglio. Senza dimenticare l’utilizzo utile, del computer”.

Sappiamo che è difficile imporsi, a livello continentale. Cosa ti senti di dire come sprono, come incoraggiamento, all’Olimpia attuale?

Dino come sempre è più “Realista del Re” e dice con la solita schiettezza la sua opinione: “La squadra è molto rinnovata, dall’allenatore ai giocatori. Sul valore di tutti non si discute assolutamente. Ci vuole pazienza, ci vuole lavoro. Bisognerebbe avere più tempo per lavorare in allenamento ma questo non c’è perché giocano ogni due giorni. Penso che la vera Olimpia si vedrà nella seconda parte del campionato soprattutto durante i play-off di Eurolega: non sarà facile perché si trova a giocare contro formazioni di altissimo livello. Però rispetto agli anni passati se la sta giocando alla grande. Mentre negli anni passati era quasi sempre in fondo, alla classifica. Adesso è a metà, metà-alta quindi va molto meglio. Però di qui a dire che sarà più semplice non è facile. Sono comunque convinto della forza della squadra, a partire dall’allenatore”.

DINO, GRAZIE di nuovo AUGURISSIMI per tutto quello per cui saprai essere d’esempio a tutte le generazioni, come è sempre stato, sia che tifassero per le tue squadre o per la Nazionale; sia che tifassero per altre realtà da te avversate con grande grinta, lealtà e determinazione. Congratulazioni per i tuoi 70 anni splendidamente portati.

“Grazie mille. Un abbraccio a tutti voi”.