Lavoro e Formazione

Diritto allo studio e Disabilità: l’Università è un bene pubblico

Diritto allo studio e disabilità: riportiamo le testimonianze di Enzo, Katia, Roberta, studenti di Atenei telematici che hanno trovato nella formazione online lo strumento per concretizzare tutto il loro potenziale. E che oggi sono indignati di fronte allo stop alle lauree online in Psicologia.

Diritto allo studio

Sul sito del Miur si legge:

Il diritto allo studio degli alunni con disabilità si realizza, secondo la normativa vigente, attraverso l’integrazione scolastica, che prevede l’obbligo dello Stato di predisporre adeguate misure di sostegno, alle quali concorrono a livello territoriale, con proprie competenze, anche gli Enti Locali e il Servizio Sanitario Nazionale. (…). Tale impegno collettivo ha una meta ben precisa: predisporre le condizioni per la piena partecipazione della persona con disabilità alla vita sociale, eliminando tutti i possibili ostacoli e le barriere, fisiche e culturali, che possono frapporsi fra la partecipazione sociale e la vita concreta delle persone con disabilità.”

Ecco, il diritto allo studio per i disabili è un impegno collettivo. Un impegno collettivo, lo sottolineo. Tutti siamo chiamati ad eliminare qualsiasi forma di barriera fisica e culturale che possa frapporsi fra le persone con disabilità e la realizzazione di una vita piena, “normale”, concreta. Tutti, in primis lo Stato.

E allora diamo voce a chi sta vivendo sulla propria pelle l’indignazione per il DM dello scorso 23 dicembre 2019 che prevede l’impossibilità di iscriversi ad un Corso di Laurea in Psicologia online. Storie vere, quelle che dovremmo e vorremmo leggere sui giornali (troppo spesso di parte). Sono queste le voci che dovremmo ascoltare prima di prendere decisioni affrettate ai vertici delle nostre comode poltrone. Le voci del popolo, della gente comune, di chi lotta per i propri diritti… quei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, troppo spesso dimenticati e calpestati.

Diritto allo studio: le testimonianze

Roberta, Katia, Enzo sono solo alcuni dei migliaia studenti indignati per il recente Decreto Fioramonti che colpisce le università online e in particolar modo i Corsi di Laurea in Psicologia non più attivabili in modalità telematica dall’anno accademico 20/21.

Sul gruppo Fb E-learnes raccontano le rispettive storie, che abbiamo voluto riportare qui:

Roberta Cimaglia

non avrei mai potuto concludere i miei studi se non avessi fatto il mio intero percorso alla UniCusano. Negli ultimi 6 anni sono stata sottoposta a ben 11 interventi chirurgici, ricoveri ospedalieri, medicazioni infinite e da 5 anni sono in terapia salvavita. Se non avessi potuto, nei momenti NO della mia malattia, avvalermi degli insegnamenti in via telematica, non mi sarei mai laureata (cosa che invece sono riuscita a fare a giugno scorso). Questo decreto è contro il diritto allo studio, diventa ancora più discriminante per chi, come me, ha un mostro da combattere quotidianamente e non si potrebbe permettere di frequentare altre università che non abbiano gli strumenti che ha una telematica.”

Katia Maestri

“anche io frequentavo la statale, corso di laurea di biotecnologie, come fuori sede; questa situazione ha iniziato a ledere le mie già precarie condizioni di malata cronica, tanto che a maggio del 2016 ho dovuto abbandonare gli studi, con tutto il carico emotivo di frustrazione che questa scelta comportava; perché ancora una volta la malattia stava decidendo della mia vita, togliendomi anche la possibilità di studiare. Tornata a casa, tra ospedali e studi medici, mi avevano consigliato tutti di non proseguire con l’università, perché le mie condizioni si sarebbero aggravate, e di certo me ne ero accorta bene. Io, testarda, ho iniziato a cercare delle alternative, perché non volevo che la malattia vincesse ancora, perché a 20 anni io VOLEVO studiare, come tutti i miei coetanei. Le università a distanza sono state il mio faro nel buio, e a settembre mi sono iscritta all’Unicusano. Mi sembrava assurdo potermi alzare, sedermi alla scrivania di casa mia e seguire le lezioni; mi sembrava assurdo perché potevo studiare anche con mediazioni, flebo attaccate, seguendo le mie tempistiche. Per la prima volta ero io a dettare le regole, non la malattia. Ho iniziato gli esami a gennaio 2017 e mi sono laureata quest’estate, a luglio 2019. Non è stato facile, non mi hanno regalato voti, ma mi hanno semplicemente permesso di studiare. Ed oggi, eccomi qui, iscritta alla magistrale, mentre sto preparando il quarto esame. Sono vicina a tutti quelli che hanno visto nell’insegnamento a distanza, una via per potersi sentire ‘normali’, all’interno di una società dove, purtroppo, la disabilità (e non solo) è ancora uno scoglio.”

Enzo Sacco

alla fine del liceo non ho potuto frequentare psicologia perché le università telematiche non esistevano e fisicamente non potevo recarmi tutti i giorni a Milano, l’anno prossimo, dopo la magistrale avrei voluto fare anche la triennale di Uninettuno ma ora so che non sarà possibile… Cosa dire, sono stato il primo, in Italia, a tornare a casa da una rianimazione, non volevano farmi frequentare le elementari per diversi motivi beceri, secondo una psicologa, del servizio di neuropsichiatria infantile, non avrei mai potuto fare lo scientifico perché sono in carrozzina e non sarei riuscito a sostenere la mole di studio, poi, ho studiato web Marketing e facevo SEO e SEM, quindi, in un momento di stagnazione, ho cercato psicologia online e senza grosse speranze ho fatto la triennale di E-Campus in Scienze e Tecniche Psicologiche, adesso sto iniziando la tesi di laurea magistrale in UNINETTUNO… Ci tengo però a sottolineare due cose : 1) l’Italia è il peggior Paese all’interno dell’UE in cui una persona diversamente abile possa vivere, lo dice l’ONU in una ricerca di pochi anni fa, il CNOP, con questa sua decisione, certifica quella ricerca… 2) le persone diversamente Abili, in Italia, verranno, nella maggior parte dei casi, sottovalutate e discriminate, il CNOP, per non sentirsi in inferiore al resto della società, con il suo DM ci discrimina e calpesta il nostro diritto allo studio… Terrò per me il mio stato d’animo e il resto dei miei pensieri a riguardo…”

L’Università è un bene comune a cui tutti possono e devono accedere. È il mezzo per la realizzazione personale di ogni individuo, non possiamo dimenticarlo.