Politica

Ichino (giuslavorista): “Taglio del cuneo fiscale necessario”

Il prof. Pietro Ichino, giuslavorista, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Riguardo il taglio delle tasse sul lavoro

“C’è un indirizzo che ci viene dall’Europa, dalla Commissione UE uscente e anche dalle linee di quella entrante che va nella direzione di ridurre per prima cosa la pressione fiscale su lavoro-impresa, in seconda battuta sui consumi, in terza battuta sulla proprietà –ha affermato Ichino-. Negli anni passati abbiamo fatto l’inverso. Su lavoro e impresa c’è stata un’attenzione a corrente alternata. Meglio lavorare sul taglio del cuneo fiscale che sull’irpef. Credo che abbia ragione Gualtieri, questo è un tema cruciale perché il lavoro in Italia subisce una pressione fiscale complessiva che è addirittura del 18% superiore rispetto a quella tedesca. L’obiettivo deve essere quello di allineare il prelievo contributivo-fiscale, cioè il cuneo, a quello tedesco. Questo vuol dire favorire l’occupazione, i redditi di lavoro, alleggerire la pressione sulle imprese.. Questo è un volano, ha un effetto moltiplicatore che poi si trasforma in crescita”.

“Il punto è che il beneficio non è immediato e diretto, ma è indiretto, mentre la famosa misura della flat tax ha un immediato impatto sulle tasche dei destinatari quindi rende di più elettoralmente. Noi purtroppo soffriamo di una politica che ha bisogno del ritorno immediato di consenso, perché siamo in campagna elettorale permanente, abbiamo sempre la prospettiva delle elezioni a primavera, quindi è una politica dal respiro breve. Le imprese hanno un problema di incertezza sul breve termine molto rilevante. Nel momento in cui viene aumentato del 50% il costo di separazione tra impresa e lavoratore, come è successo con il decreto dignità, le imprese hanno scelto di non confermare il rapporto a tempo indeterminato, bensì preferire sostituire il lavoratore con un altro a tempo determinato. Quando si discute di queste cose non bisogna farlo in modo ideologico, o come quando si tifa per la propria squadra allo stadio, ma guardando i dati effettivi e ragionandoci sopra”.