Salute e benessere

Ricerca Made In Italy: Luca Borro progetta un bronco stampato in 3D, primo trapianto in Europa

Prima volta in Europa, trapiantato un bronco stampato in 3D su un bambino di 5 anni, piccolo paziente affetto da una condizione che non gli permetteva di respirare al meglio. Un Bioprinting in 3D che apre un percorso straordinario in termini di nuove possibilità. Il dott. Luca Borro, 3D specialist e laureando in Ingegneria Biomedica presso l’Università Niccolò Cusano, interviene ai microfoni di Radio Cusano Campus per raccontare l’innovazione scientifica a cui ha preso parte.

Ricerca Scientifica Made in Italy: il progetto in 3D

Restituire il respiro perché il respiro è vita. Una missione impossibile, eppure è successo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dove è stato eseguito un intervento sperimentale su un paziente affetto da broncomalacia, condizione che vede un cedimento della parete bronchiale che impediva il normale flusso di aria nel polmone sinistro. È la prima operazione di questo genere in Europa: un “bronco” riassorbibile stampato in 3D. Il dispositivo è stato realizzato grazie al duro e intenso lavoro d’équipe, durato oltre 6 mesi. Il modello tridimensionale è stato stampato con policaprolattone (96%) e idrossiapatite (4%) che sarà eliminato dall’organismo nell’arco di circa 2 anni.
Nato sulla base di uno studio dell’Università del Michigan, dove sono stati eseguiti ben 15 impianti del genere. Il dispositivo è stato disegnato sull’anatomia del piccolo paziente partendo da una TAC, realizzata nel Dipartimento di Diagnostica per Immagini dal dott. Aurelio Secinaro, immagini poi rielaborate con sofisticate tecniche di bioingegneria dal dott. Luca Borro dell’Unità di Innovazione e Percorsi Clinici.

INTERVISTA AL RICERCATORE LUCA BORRO, LAUREANDO PRESSO L’ATENEO CUSANO DI ROMA

Uno studente eccellente per un Ateneo eccellente. Abbiamo intervistato Luca Borro, attualmente studente di Ingegneria (curriculum Biomedico) presso l’Università Niccolo Cusano, già laureato in Architettura e con un bagaglio culturale in biologia sanitaria, e 3D specialist presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Un intervento sperimentale, primo in Europa. Puoi raccontarci quale emozione si prova nell’aver contribuito a questo piccolo grande progresso?

Nel nostro ospedale ci troviamo frequentemente a contatto con casi clinici complessi ed è proprio in questi contesti che l’innovazione 3D quale la stampa 3D e il Bioprinting possono avere un ruolo proprio per cercare di aiutare a trovare una soluzione a casi difficili.
E’ stata una grandissima emozione apportare un contributo per trovare una soluzione a un grave problema di salute del nostro paziente, soluzione che è arrivata grazie all’eccellenza dell’equipe chirurgica e, in parte, alla tecnologia 3D.

Perché i dispositivi 3D realizzati con materiale riassorbibile sono la frontiera della chirurgia/medicina?

Ci stiamo lentamente dirigendo verso la Stampa 4D. La stampa 3D così come normalmente conosciuta da tutti noi ha ormai espresso la maggior parte delle proprie potenzialità e nel settore biomedicale è il 4D quello che fa davvero la differenza. Per “4D” noi intendiamo la dimensione temporale, cioè il tempo. E’ proprio il tempo che caratterizza e contraddistingue questi dispositivi stampati i quali hanno la capacità di modificarsi in autonomia nel tempo a seconda delle esigenze del singolo paziente.
I dispositivi progettati e customizzati sul singolo paziente e stampati in 3D con materiali bioriassorbibili costituiscono il futuro della stampa 3D perché sono in grado di risolvere problemi altrimenti difficilmente risolvibili con metodiche tradizionali. Il caso dello splint che abbiamo impiantato lo dimostra: il dispositivo verrà bioriassorbito dall’organismo umano in circa 24 mesi, esattamente il tempo che serve al paziente per poter sviluppare una propria autonomia di sostegno bronchiale.

Medicina e ingegneria, dunque, sono il connubio del futuro?

Medicina e Ingegneria rappresentano esattamente il presente più che il futuro. Le nuove tecnologie sono esattamente a servizio della medicina e per governarle c’è bisogno di figure tecniche e scientifiche in grado di coglierne le potenzialità e concretizzarle per il bene dei pazienti. La multidisciplinarietà è sempre più importante nel contesto biomedicale in ottica di sviluppo e innovazione.

Quali sono i tuoi punti di forza che si sposano bene con il tuo lavoro/attività di ricerca?

Sicuramente la curiosità di scoprire sempre nuovi ambiti in cui applicare le tecnologie 3D in medicina e la volontà incessante di studiare molto tutto ciò che serve per lavorare bene in questo settore delicato.

Curiosità finale: per te, qual è il segreto del “successo”?

A prescindere dal livello di studi ognuno di noi possiede risorse molto importanti che però vanno sapute valorizzare con una adeguata comunicazione delle proprie capacità verso l’esterno. Nella mia vita ho deciso di imparare a comunicare agli altri il mio lavoro nella maniera più semplice e diretta possibile senza avere troppa paura di sbagliare. Questo, devo dire, mi ha permesso di togliermi delle belle soddisfazioni personali.

Ogni storia merita un lieto fine. Per questo accogliamo l’invito del dott. Luca Borro nel sostenere la Ricerca Scientifica e, in particolar modo, il progetto dell’Istituto dei Tumori e dei Trapianti del Bambino Gesù con una donazione di 2 euro con sms e di 5/10 euro da rete fissa al numero solidale 45535 oppure con un bonifico bancario all’iban IT 28 O 03069 05020 100000064663, intestato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, inserendo nella causale “Istituto dei Tumori e dei Trapianti”.

 

 

***Articolo a cura di Michela Crisci***