Lavoro e Formazione

Disoccupazione giovanile: in Italia davvero non c’è lavoro?

“I giovani sono choosy”, così disse la Fornero, in un convegno nel 2012 riguardante la crisi economica e la disoccupazione giovanile, per etichettare i giovani schizzinosi. Una provocazione che per molto tempo ha fatto il giro del web. Ma davvero i giovani sono choosy? E soprattutto davvero non c’è lavoro in Italia?

Disoccupazione giovanile in Italia: a cosa è dovuta?

In Italia, dal 2008, si parla di crisi economica dovuta alla crescita dell’inflazione, aumento dei costi su materie prime e costi di energia e servizi, debito pubblico elevato, investimenti pubblici bassi e sistema bancario fragile. Questa crisi si è riversata negli anni anche nell’ambito dell’occupazione.
I più penalizzati sono stati i giovani, i quali secondo l’opinione pubblica, in questo momento storico non si possono permettere di scegliere ma devono prendere tutto ciò che viene. Se da una parte le aziende sono sempre più soggette a pressioni fiscali e sono costrette a ridurre il personale; dall’altra l’evoluzione della mentalità giovanile è sempre più ostile a mettersi in gioco e scendere a compromessi, non accettando impieghi con mansioni e retribuzioni diverse dalle proprie aspettative. Pertanto se spesso ci si nasconde dietro la crisi economica, essa non si può ritenere la responsabile assoluta della disoccupazione, reagendo a un momento così delicato con rispetto per proprie passioni e aspettative.

Per trovare lavoro serve una Laurea?

Precedentemente i titoli conseguiti erano una certezza per il mondo del lavoro. Lo sono stati fino agli anni 90’. Ad oggi si hanno più laureati che impieghi. Si richiedono titoli di studio e allo stesso tempo esperienza nel settore, mettendo così in difficoltà giovani laureati che si affacciano al mondo del lavoro, rendendo l’ascesa lavorativa sempre più faticosa, lenta e laboriosa.

L’errore peggiore che si possa fare è quello di pensare che la laurea sia inutile. Ogni percorso di studio serve in primis per un arricchimento personale, oltre che una specializzazione tecnica di un settore. Al giorno d’oggi, purtroppo, non è più possibile pensare che basti la laurea per assicurarsi un’occupazione lavorativa che rispecchi le nostre ambizioni e i nostri sogni. La laurea non è una bacchetta magica. Lo studio va associato ad una preparazione professionale che spesso è trascurata. Il consiglio? Studiate, cercare di fare esperienze lavorative anche durante il percorso scolastico, arricchendo il più possibile il vostro bagaglio culturale e professionale.

e… andare all’Estero è davvero la soluzione ottimale? 

Nella maggioranza dei settori è richiesta una buona conoscenza delle lingue straniere. Spesso si favorisce chi ha voti inferiori ma una buona conoscenza delle lingue o esperienze lavorative all’estero. E così, spesso, i giovani sono spinti ad emigrare in altri paesi perché in Italia sono demotivati dal fatto che ci sia poca meritocrazia, per paura di venire sorpassati dai ‘raccomandati’ e per timore di essere sottopagati.

Scappare non può mai definirsi una soluzione. Fare esperienze all’estero e viaggiare è sempre un buon metodo per arricchirsi che nel curriculum avrà un forte impatto positivo. Ma quanti sono consapevoli delle conseguenze di quest’azione?

  • Ogni giovane che se ne va è un’azienda morta in partenza, una risorsa inesistente.
  • Tasso di invecchiamento medio della popolazione elevato: saremo un Paese costituito da anziani.
  • Crisi pensionistica: le pensioni vengono pagate con i contributi versati durante la carriera lavorativa. Se si lavora all’estero, si pagano le tasse all’estero e il paese non ha più entrate.
  • Problema di ospitalità ed integrazione: se un rilevante numero fuggisse per emigrare in un altro Paese si creerebbe lo stesso problema economico. Nessun Paese può ospitare un’altra popolazione.

Disoccupazione giovanile: di chi è, veramente, la responsabilità?

Spesso di fronte ai problemi le colpe si attribuiscono sempre a persone esterne, non tenendo conto del nostro contributo, ignorando il problema e non prendendosi le proprie responsabilità. Tutti siamo responsabili di ciò che accade nel nostro Paese, tutti abbiamo il dovere di agire nel nostro interesse e nell’interesse del Paese che ci ospita. Sarebbe troppo facile dare la colpa a un sistema mal funzionante, un’organizzazione governativa poco efficace. Un Paese funzionante è un Paese in cui tutti collaborano per un buon andamento.

Cambiare le cose è possibile. Basta sentirsi pienamente responsabili di ciò che accade e attivarsi nel proprio piccolo. Le possibilità di lavoro ci sono. Basta cogliere quello che viene, impegnandosi per costruirsi un futuro che rispecchi tutte le nostre passioni ed esigenze.

Articolo a cura di: Elisa Iammarino, Nicole Valentini, Alessandro Pergoloni studenti del Liceo L. Einaudi che hanno partecipato al P.C.T.O. presso Radio Cusano Campus.