Politica

Brunetta (FI): “Dire no al Mes è come dire no all’Euro”

Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Riguardo il Mes

“In discussione c’è un pacchetto, il pacchetto finanziario che dovrebbe rafforzare l’Euro –ha affermato Brunetta-. Il Mes, l’unione bancaria e il nuovo bilancio europeo sono tre pezzi fondamentali per rafforzare l’Euro e sono il pilastro fondamentale per rafforzare un’Unione con una moneta unica, che non è una confederazione. L’Europa non ha una natura federale, ma ha una natura intergovernativa, salvo che l’Europa si è data una moneta unica. Come è possibile far coesistere una moneta unica con una natura intergovernativa? Quello che si sta facendo con questo pacchetto è proprio supportare, rafforzare questa natura intergovernativa con moneta unica senza passare allo stadio federale. Abbiamo bisogno di sistemi di assicurazione tipo unione bancaria, Mes e unione di bilanci, in caso contrario la moneta unica non sta in piedi. Se si dice no al Mes, all’Unione bancaria e all’unione sui bilanci in realtà significa dire no all’Euro e all’Europa. Mentre dire sì in maniera intelligente a questo pacchetto significa dire sì all’Euro, pur in una versione intergovernativa. Noi siamo per la modifica, prendere tempo per avere una strategia di pacchetto, tenere insieme queste riforme e verificarne la congruenza e l’efficienza. Io sto ancora auspicando una risoluzione comune da parte del Parlamento proprio per rafforzare il ruolo dell’Italia nella costruzione dell’Europa e dell’Euro. Questo è un tema centrale importantissimo per il centrodestra e per il nostro Paese”.

Modifiche al trattato

“Conosco bene il funzionamento dell’Europa, le decisioni si prendono insieme in processi lunghi e complessi. Si era raggiunto un compromesso già a dicembre di un anno fa, proseguito a giugno di quest’anno. Il premier aveva ricevuto un mandato dal Parlamento con una risoluzione. Molti dubbi rimangono, da parte di istituzioni importanti ma anche all’interno delle forze politiche. In questo momento in Parlamento prevalgono di gran lunga i dubbi, le criticità rispetto al Mes e all’intero pacchetto di riforme, ma sono dubbi e criticità per far meglio, per costruire un pacchetto migliore. Le posizioni assolutamente negative credo siano invece minoritarie. Vorrei ci fosse una risoluzione ampiamente maggioritaria, le posizioni critiche ma costruttive in positivo. I dubbi e il dibattito duro si trasformino in proposte da rivolgere all’UE. In Europa si può far tutto fino all’ultimo minuto, nulla è stato firmato. Il processo è ancora lungo e si può rinviare. Bisogna prendere tempo. Oggi Gualtieri all’Eurogruppo dovrebbe dire che ci sono criticità che vanno risolte. Quale migliore occasione per l’Italia di uscire dall’angolo e farsi Paese propositivo dal punto di vista economico? Serve coesione. Un’Italia divisa su questo tema significa spread alle stelle, emarginazione, collocarsi in un angolo. Per un Paese come il nostro indebitato fino al collo, senza crescita, vuol dire fare la peggiore delle scelte”.