Politica

Dissesto idrogeologico, parla l’ex ministro Erasmo De Angelis

Dissesto idrogeologico. Erasmo De Angelis, già sottosegretario delle infrastrutture e dei trasporti nel governo Letta ed ex coordinatore di Italia sicura, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sul dissesto idrogeologico in Italia

“L’Italia è un Paese esposto ad una marea di grandi rischi naturali –ha affermato De Angelis-. Siamo il Paese più bello del mondo, ma più ad alto rischio. Ci voleva tanta cautela per urbanizzare, per costruire bene. C’è un dato che mi fa impazzire: nei 2000 anni fino al 1950 il costruito in Italia occupava il 2,9% del territorio nazionale, nell’arco di 60 anni siamo arrivati a 7,9%. C’è un disaccoppiamento tra crescita della popolazione e aumento delle cubature di costruzioni edilizie. Sicuramente le città si devono espandere, ma non sulle rive dei fiumi, dei mari, nei parchi. Con i 3 condoni che hanno graziato tutti ci ritroviamo con 10 milioni di italiani appesi al rischio di frane e alluvioni. Il problema oggi è difendersi. Non abbiamo mai avuto una tecnologia come quella di oggi che ci consente addirittura di manovrare i fiumi. Come è stato gestito l’Arno una settimana fa è stato meraviglioso. Bisogna intervenire in tempo, fare delle opere per prevenire. I 4 miliardi spesi ogni anno per riparare i danni sarebbe meglio spenderli per prevenire. Questo tema purtroppo non è nella Serie A della politica, è nella Serie D”.

Nei governi Renzi e Gentiloni De Angelis fu coordinatore di Italia Sicura

“Il senso di quell’operazione lì che poi si doveva trasferire nel dipartimento Casa Italia era di mettere in piedi una task force che lavorasse notte e giorno su questo tema. E’ stato un inizio. In tre anni abbiamo ritagliato tante risorse che sono ancora ferme lì in gran parte. Abbiamo riaperto 1500 cantieri. Ma si tratta di una cosa che deve andare avanti per almeno 15-20 anni. Bisognerebbe riempire Casa Italia di tecnici, progettisti, persone che ci mettano passione per sistemare questo Paese”.