Politica

Crollo viadotto, Lupi: “Ritiro concessioni? Di Maio vuole tornare allo Stato padrone”

L’ex ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi (Noi con l’Italia) è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Il crollo del viadotto sull’A6

“Purtroppo constatiamo come a volte il tema del controllo non avviene, ma ancora di più il tema della prevenzione –ha affermato Lupi-. Il caso del crollo del viadotto ieri è drammatico perché potevano esserci vittime, è il caso di uno smottamento enorme del territorio quindi del tema della prevenzione ci riempiamo la bocca ma non facciamo nulla. Ognuno di noi non può dire di non avere responsabilità. Di Maio vuole togliere concessioni a Benetton? Basta polemiche, non è questo che ci farà prendere voti. Non so se Di Maio arrivi a capirlo, ma qui dovremmo sottoscrivere un patto in cui si dice: dobbiamo fare un accordo bipartisan per realizzare le opere. Il ministro dell’ambiente dice di aver stanziato 750 milioni per l’emergenza ambientale. Tutti i ministri l’hanno detto, il problema è che i soldi ci sono ma non si riescono a spendere, una volta per la burocrazia, un’altra volta perché c’è la corruzione e si blocca tutto. C’è la corruzione? Si prende chi è corrotto, lo si mette in galera ma quell’opera si realizza. Il Mose è un esempio eclatante da questo punto di vista. Se ci vogliono anni e anni per fare le opere è chiaro che nel frattempo accadono le tragedie. Di Maio adesso fa il ministro degli esteri e dovrebbe intervenire sulla questione di Hong Kong, anziché dopo ogni tragedia dire: togliamo tutte le concessioni e ritorniamo allo Stato padrone ed etico. Meglio che lo realizzi un privato che è capace di fare le cose piuttosto che lo Stato. Il tema non è demonizzare il privato, il tema è che lo Stato dia gli indirizzi con chiarezza ed eserciti i controlli”.

Lupi si dimise a seguito dello scandalo ‘Grandi opere’ pur non essendo indagato

“Io mi dimisi perché credo che ogni tanto serva un gesto per dire che l’idea che abbiamo di politica, se ti vedi messo sotto processo mediatico e sei diventato il mostro di Firenze, il più grande gesto che puoi fare è continuare a fare politica ma farlo in un altro modo. Quello che è inaccettabile sono i processi mediatici che partono appena c’è un avviso di garanzia o un’indagine. Io mi dimisi proprio per difendere la mia famiglia dal processo mediatico. Io non ho avuto grandi problemi, ma chi ripaga quelle persone che hanno dovuto chiudere le aziende e si sono visti scrivere di tutto sui giornali. L’unica cosa che mi ha dato fastidio è stato chi ha scritto: Lupi si deve dimettere da padre. Ma che ne sai tu di come io educo mio figlio?”.

Centrodestra

“Abbiamo sottovalutato e demonizzato i populismi e sovranismi, senza capire che quando c’è un disagio anche persone moderate devono farsi carico di questo disagio. Puoi anche fare industria 4.0, ma se vedi qualcuno che non ha lavoro e fa fatica devi capire il suo disagio. Noi non dobbiamo rinunciare alla nostra idea di politica, ma lanciare anche sfide nuove e saper rinnovarci. Berlusconi è stato il grande fondatore, adesso dovrebbe dare la possibilità anche ad altri di aprirsi”.