Spettacolo

Mario Grande: “Sono tornato tardi sul mio sentiero”

“#capitolosecondo” è il titolo del nuovo album del cantautore romano Mario Grande, che affronta il tema del tempo. Due sono le anime dell’autore: il pop più romantico e introspettivo che abbraccia il rock dall’anima ribelle e critica verso la società contemporanea. Ce le racconta in quest’intervista.

Chi?

Mario Grande, cantautore. Guardo il mio pianoforte e un ricordo arriva da molto lontano. Sono ancora un bambino e a casa di un piccolo compagno di scuola vedo per la prima volta una tastiera musicale amatoriale. Immediatamente comincia a germinare dentro di me l’idea che con quella “cosa” potrei comporre una canzone “mia”. Le mie prime composizioni nascono così, su una tastierina come quella, poi arriva una chitarra, un pianoforte e io continuo per anni a scrivere come se fosse una necessità e solo per il gusto di farlo. A distanza di anni, mentre lavoravo in ambiti musicali diversi (colonne sonore, management musicale), alcuni amici musicisti mi convincono a pubblicarle. E’ cominciato così…

Che cosa?
Il ritorno verso casa. Ci sono pulsioni, vocazioni a cui non possiamo resistere. Possiamo anche camminare su strade lontane ma prima o poi, anche solo per un breve tratto della nostra vita, percorreremo quel sentiero: la strada di casa.

Quando?
Io sono tornato tardi sul mio sentiero, avevo quasi quarant’anni ma penso che non è mai tardi per cambiare pelle o ricominciare. Quello che non deve mai mancare è la curiosità, la voglia di stupirsi, di imparare, la voglia di mettersi in gioco… questi sono gli ingredienti di una formula che può fermare il tempo…

Dove?
La mia musica è profondamente legata alla nostra lingua e al nostro paese. Mio padre era nato a Genova e nel novecento scriveva poesie, io ho sempre pensato che i cantautori italiani hanno raccolto il testimone dei grandi poeti italiani. Ho amato da sempre la loro musica e in particolare quella degli anni 70’, 80’. Ho una sorella più grande che ascoltava i vinili di De André e Battisti e io sono cresciuto ascoltando quei testi e quelle canzoni. 

Perché?
Perché nel panorama musicale di oggi, dove la musica sta diventando solo una cornice, io credo che ci sia un pubblico adulto, e non solo, che è ancora affascinato dalla nostra “vecchia” musica d’autore e quindi un potenziale mercato non esaudito. Pensiamo ai talent che propongono continuamente cover di quelle canzoni… bisognerebbe spingere i ragazzi verso la composizione piuttosto che verso un inutile karaoke.

Guarda il video di “Immobile” di Mario Grande: