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Carmelo Musumeci: i fenomeni criminali si combattono con la speranza non con l’ergastolo.

Carmelo Musumeci sta scontando i suoi delitti dal 1991. Una storia di crimine alle spalle fatta anche di pentimento, frustrazione e rassegnazione. Un’esperienza di ergastolo ostativo tramutato poi in quello ordinario fino ad arrivare a una situazione di libertà condizionata.

La storia

Sin da quando sono piccolo ho frequentato bande di criminali, ho vissuto esperienze fatte di attività illecite, contenziosi, lotte per regolare i conti, fino ad essere condannato alla pena dell’ergastolo ostativo e sottoposto a regime di 41 bis: sono entrato in carcere in quinta elementare e mi colpì molto una frase letta così decisi di studiare, di diplomarmi e laurearmi per tre volte. Per fortuna l’ergastolo si è tramutato in ordinario e ora da circa un anno sono in libertà condizionata con delle limitazioni, sto cercando di dare una mano facendo del bene, cercando di scontare tutte le cose brutte che ho fatto nella mia vita. Credo che questo abbia più senso anziché costringere una persona a marcire e morire in carcere. Le mie esperienze sono raccolte all’interno di alcuni libri che poi ho scritto per condividere la mia storia e cercare di far capire che l’ergastolo è una condanna sbagliata, occorre invece dare un’altra possibilità alle persone che hanno sbagliato in vita perché non si nasce mostri, sono le circostanze che ti portano a diventarlo e se ci si redime e ci si pente, si può provare ad avere una vita nuova.

Con la sentenza della Corte Europea viene data una speranza a tutte le persone condannate, i fenomeni criminali si combattono con questa non con l’ergastolo: è difficile uscire da certi schemi composti di crimine se non si ha la speranza e questa viene a mancare quando nel certificato di detenzione c’è scritto l’inizio ma non la fine o meglio, la fine è scritta ed è indicata con l’anno 9.999: tutto questo è davvero tragico!

Ero convinto di non avere più speranza, avevo perso tutto e quindi ho cercato di migliorare me stesso soprattutto per i miei figli e posso dire di avercela fatta: vorrei che questo possa accadere anche ai miei compagni condannati come me all’ergastolo: ricordo ogni minima cosa dell’esperienza che ho vissuto in carcere, quei momenti di sofferenza spesi a sognare la libertà. Oggi che sono “quasi”libero ho ancora gli incubi di notte poi quando mi sveglio e non vedo le sbarre sono felice, è inevitabile!