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Terre des Hommes (P. Ferrara): “130mln di bambine non sono libere”

Terre des Hommes: la quantità di bambine e ragazze abusate nel mondo, nel 2019, è elevata. Se ne torna a parlare in occasione dell’ottava Giornata delle Bambine e delle Ragazze, prevista per il prossimo 11 ottobre. Paolo Ferrara, responsabile della comunicazione di Terres des Hommes, è intervenuto a Tutto in Famiglia, su Radio Cusano Campus e ha affermato: “Le differenze di genere sono molto accentuate, fin dalla nascita. Il numero di aborti selettivi nei confronti di bambine che stanno per nascere è altissimo. Questo è un problema collegato a pregiudizi culturali, e al fatto che alle bambine e future donne debba essere fornita una dote. Tutto ciò, per le famiglie molto povere rischia di essere un pesante fardello. E’ una discriminazione continua che si ripercuote sulla costruzione del futuro delle bambine stesse: 130 milioni di loro non vanno a scuola, non possono accedere a stipendi più alti della media e non possono costruirsi liberamente la vita che sognano. A tutto questo va ad aggiungersi il fenomeno dei matrimoni precoci.”

I Paesi che soffrono maggiormente il problema

In quali zone del mondo il problema è più accentuato? “In Cina e India – ha osservato Paolo Ferrara – qui la pratica degli aborti selettivi è più diffusa, con la tradizione della dote, che permette a molte famiglie di accumulare risorse. Quando parliamo di fenomeni come le mutilazioni genitali femminili parliamo di Paesi africani, o indonesiani. Le bambine sono spesso in isolamento culturale.”

Terre des Hommes: come risolvere il problema? “Partendo da fattori culturali, e lavorando sul benessere delle famiglie, in modo da alleviare alcune forme di povertà. Bisogna anche ricorda che in moltissimi Paesi il numero di matrimoni precoci è diminuito, moltissimo. Dove possiamo dobbiamo lavorare con le famiglie, a tutti i livelli: lavorando di lobby, convincendo i governi, facendo in modo che i governi possano rispettare determinate legislazioni – si è congedato così Ferrara – è necessario parlare di rispetto, consapevolezza. In Italia, ad esempio, permane una cultura discriminatoria e i protagonisti del cambiamento devono essere anche gli uomini.”

Ascolta qui l’intervista integrale