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Pupi Avati: “I migliori sono le persone vulnerabili, quelli che hanno sofferto”

Pupi Avati, regista di spicco, nelle sale cinematografiche con Il Signor Diavolo, è stato intervistato a Tutto in Famiglia, su Radio Cusano Campus, in occasione della festa dei nonni: “Non si è nonni moderni o no, si è nonno quando si scopre di avere un rapporto profondo, misterioso, fatto di sguardi, sensazioni. I vecchi invecchiando somigliano al bambino che sono stati, sono vulnerabili, per questo sono i migliori. Non sono le persone assertive, portatrici di sicurezze. Le persone migliori sono quelle più indecise, quelle che soffrono. Il vecchio e il bambino sono così, persone prive di anticorpi. La vulnerabilità ti rende migliore. In ambito recitativo i più vulnerabili e i più timidi, quelli che hanno sofferto, sono quelli che ti danno di più.”

I migliori sono le persone vulnerabili

I bambini, i nonni, sono si somigliano per la vulnerabilità. La vulnerabilità può essere una  carta per il successo, soprattutto per gli attori.  “La bellezza di un’interpretazione commovente è emozionante e non c’è niente che non passi se non attraverso la sofferenza – ha sottolineato Pupi Avati – gli estroversi sono negati per la recitazione perché non hanno sofferto mai.” “I miei protagonisti sono ometti piccoli che spesso non realizzano sogni, finiscono la loro vicenda umana conservando un sogno intatto.”

E sulla esperienza personale, aggiunge: ““Sono il protagonista dei miei insuccessi, debbo dire che mi fanno anche molto ridere. Somiglio quasi ad un cabarettista, giro l’Italia a raccontarli.  Ho fatto oltre quarantacinque film, ma la maggior parte sono andati male: la notte prima dell’uscita  avevo già il discorso pronto per l’Oscar… ma non l’ho mai usato!”

Pupi Avati, durante l’intervista si è pronunciato sulla possibilità di estendere il voto ai ragazzi di sedici anni. ““ Io sono in controtendenza: sarei molto cauto nel mettere il presente nelle mani dei sedicenni. Ho scoperto quello che so della vita adesso, ad ottant’anni. Oggi che sono in prossimità dei mie titoli di coda quello che mi illudevo dovesse essere la vita a 16 anni era meraviglioso ma si fondava su un’inesperienza totale. Oggi l’aver spostato in là le decisioni della vita, come avere una compagna o un figlio, mi sembra sia contraddittorio con la decisione di anticipare il voto a sedici anni. Mi pare soltanto un’idea pubblicitaria.”

 

Ascolta qui l’intervista integrale