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Ranitidina (E.Cinotti): “Il farmaco antiacido ritirato dall’AIFA”

Ranitidina: usata per curare ulcere, reflusso, bruciori di stomaco è stata ritirata dal mercato, dall’AIFA. Che ne sarà di chi ne ha dovuto assumere in quantità? Cosa è successo? Ne abbiamo parlato a Tutto in Famiglia con Enrico Cinotti, vice direttore de Il Salvagente.

Sostanza cancerogena non nuova ai farmaci

“Stiamo parlando di farmaci che contengono una sostanza con impurità, collegata al processo di produzione dei principi attivi, ritenuta cancerogena per le persone. Da tempo stanno monitorando la situazione – ha osservato Enrico Cinotti – anche perché non è nuova al mercato. Nel 2018 la presenza di questa sostanza impura ha provocato un enorme ritiro, dal commercio, di farmaci per l’ipertensione. Si è trattato di un provvedimento di portata storica e di farmaci molto diffusi, utili a curare una patologia conosciuta. Nel 2019 questa sostanza è stata rintracciata in farmaci assunti dai diabetici, è stata più localizzata, ma ha portato ad un ritiro.” 

I medici dovranno trovare farmaci equivalenti

Ranitidina: riusciranno i pazienti a trovare un medicinale alternativo? “I medici dovranno prescrivere altri farmaci, ne esistono e non hanno problematiche di sorta – si è congedato così il vice direttore Cinotti – al momento siamo subissati di mail, da parte dei lettori. Stiamo lavorando ad un opuscolo scaricabile dal nostro sito ilsalvagente.it per rispondere ai tanti lettori che chiedono spiegazioni. Al momento AIFA tramite il sito dice chiaramente di non utilizzarli.”

Di tutta la storia, stupisce anche la velocità con cui questi prodotti sono stati sottratti ai consumatori. Un episodio che lascia increduli quelli che sono stati costretti ad assumerli, nel tempo e che magari ritengono di essere a rischio più di altri. Chissà se nel frattempo qualcuno sta pensando di farsi risarcire! La notizia è la riprova che nell’assunzione di un medicinale è doveroso chiedersi se è davvero indispensabile, altrimenti si rischia di risolvere un problema e accollarsene un altro.

 

Ascolta qui l’intervista integrale