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Bragagna, Voce RAI dell’Atletica ci introduce i Campionati del Mondo

Atletica, partono i Campionati del Mondo di Doha

L’apprezzato commentatore dell’ente radiotelevisivo di Stato ha parlato di azzurro, delle altre nazioni, dei possibili protagonisti

 

Franco Bragagna, impegnata voce della RAI per l’Atletica Leggera, è intervenuto da Doha dove è appena arrivato per seguire i Campionati del Mondo.

Il prezioso intervento – Abbiamo sempre detto che la RAI dispone di un patrimonio meraviglioso sul piano delle telecronache: “Io sarei quel patrimonio?”, dice sorridendo con sense of humour il giornalista dell’ente radiotelevisivo di Stato. “Rispondo imbarazzato e saluto tutti gli ascoltatori”, dice con il popolare telecronista di Padova.

Come nel Ciclismo anche nell’Atletica tante nazioni vogliono il podio. Con quanta umiltà si deve porre, l’Italia, di fronte a questa rassegna iridata?

“Con tanta umiltà. E’ sempre poco carino fare i confronti fra diverse discipline e specialità, ma nell’Atletica c’è proprio il mondo; e dal punto di vista del patrimonio genetico si sente troppo spesso parlare di razze. Via: la razza è una sola, la razza umana. Dopodiché ci sono ragazzi che appartengono a particolari etnie che non per ragioni diverse, ma per il fatto di vivere in situazioni più favorevoli per migliorare dal punto di vista organico, si presentano più forti”.

L’analisi va in profondità: “Quindi i ragazzi del Kenia o i ragazzi dell’Etiopia che corrono sugli Altipiani a 1700-1800 metri per andare a scuola si presentano a 15 anni che sono già allenati, non tanto per andare a scuola, dove in Kenia hanno un’organizzazione meravigliosa, quanto per sbarcare nel mondo del mezzofondo. E i poveri occidentali, cosa devono fare? Provare a fare altrettanto e non sempre ci riescono. Chi ci riesce è la squadra americana di mezzofondo, di questi tempi, ma gli africani sono più forti”.

La questione il buon Bragagna la tratta con ammirevole capacità d’analisi: “Stesso discorso, ma per ragioni differenti, i caraibici al posto degli americani. Come fai a battere uno quando si chiama Usain Bolt ed è fatto in quella maniera? Perché negli incroci che hanno portato, secoli e secoli e secoli fa, prima gli schiavi dalle zone buone dove erano più veloci dell’Africa, lì c’è un patrimonio genetico straordinario. Come fanno, i nostri poveri italianuzzi a provare a starci dietro? Talvolta ce la fanno, molto più spesso no. E’ molto più difficile”.

Soprattutto perché rischiamo che i nostri passino talvolta per cocchi di mamma e questi conoscono la fame, la fatica, le difficoltà che li hanno temprati, e che ne hanno ampliato le qualità muscolari e tendinee.

“Sì, questo è sicuro. Non è semplice, insomma. In questo poco semplice l’Italia toccò il punto più basso della storia recente e assoluta in quanto a risultati ai Mondiali di Londra. Da lì è tornato a gareggiare Gianmarco Tamberi, che era reduce dal grande infortunio che ci privò e lo privò di una grande prestazione ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Si infortunò nell’ultima gara precedente quella manifestazione”.

E ora? “Adesso torna e nel corso dell’inverno era a buono-ottimo livello, non ha mostrato nessuno di questi problemini, in gara. Voglio sbancare a Doha. La cosa curiosa, e strana, se si vuole, che alla sua ombra, è cresciuto un ragazzino da un cognome che può apparire un po’ particolare: Stefano Sottile, che era stato il migliore al mondo assieme ad altri tre-quattro, quest’anno. E’ giovane: quando era Allievo e quindi a 18 anni, era stato Campione del Mondo. E’ un ragazzo neanche troppo alto, 1,81, e nel Salto in Alto avere il baricentro più vicino all’asticella possibile può contare”.

Per il resto?

“Si può contare soprattutto sui marciatori e sulle marciatrici. Massimo Stano, Eleonora Giorgi nella 50 km., soprattutto Antonella Palmisano nella 20 chilometri, in una staffetta sì. Parere personale Filippo Tortu ha fatto un passo indietro dal punto di vista tecnico”.

Un problema di crescita? Un piccolo assestamento?

“C’è stato un infortunio, non particolarmente pesante ma l’interpretazione di cosa voler fare da grande lo ha portato a fare un piccolo regresso. Proprio nella stessa specialità, i 100 metri, è spuntato Marcel Jacob che, nonostante il cognome, la mamma è di Desenzano, lui è nato in Texas, poi i genitori si sono separati. Lui è cresciuto a Desenzano; il suo inglese è un po’ poor, dice lui non è straordinario”, dice con gustosa ironia, Bragagna.

Che aggiunge: “E’ molto migliorato. Anche nel suo caso sarebbe un saltatore in lungo fenomenale, uno dei primi 5 al mondo, ma si rompe facilmente. Come diversivo si è messo a fare velocità ed è sempre andato molto veloce. E’ uno che fosse stato bene tutta la stagione, probabilmente il muro dei 10” l’avrebbe abbattuto. Si va avanti anche a tentativi. Quando devi batterti con gli altri che in teoria sono un po’ più forti, devi provare a spingere, l’allenamento fino a quel crinale, ci devi rimanere, su quel crinale, non devi scivolare magari a causa di un infortunio altrimenti diventa dura”.

La riforma del nostro Direttore Tecnico La Torre sta dando, lentamente, i suoi frutti, partita per puntare all’élite. Anche se lui è stato molto prudente, alla vigilia di questa rassegna: è cosa diversa, competere in un Mondiale, in un’Olimpiade rispetto ai meeting stagionali.

“Secondo me è rimasto sorpreso anche Antonio La Torre: non proprio una vera esplosione, però questa generazione di ragazzi italiani, che viene da tutta una serie di bei risultati a livello giovanile, sta fiorendo fino a un sollevamento dell’asticella di qualcosa. Che questo serve per andare a medaglia in un Campionato del Mondo, questo è difficile da pronosticare. Tutta una serie di ragazzi sono quasi da finale, miglioramenti di ragazzi molto giovani, dai 22 ai 24 anni. C’è un fermento di talento complessivo. E questo secondo me lo ha sorpreso: si immaginava qualcosa di meno”.

Quanto incideranno le condizioni climatiche, visto che parlavamo poco fa dei Mondiali di Ciclismo in Inghilterra?

“A Doha nemmeno la conoscono, la pioggia. Inciderà, eccome se inciderà. Incideranno due cose per questa scelta io dico un po’ disgraziata. Siamo a dieci mesi dai Giochi Olimpici: come si fa a fare un Campionato del Mondo che è anche una scommessa, per non dire un azzardo? Se si vuole ed è giusto che si venga anche a Doha, venire nel Golfo Persico, praticamente nel deserto a organizzare una cosa del genere, andava fatto l’anno dopo, rispetto ai Giochi Olimpici. Perché allunghi una stagione e accorci quella successiva”.

Cosa ci dovremmo aspettare?

“Qui arriverà gente brancolando nel buio perché mai, nella storia, un Campionato del Mondo è arrivato fino all’autunno. La ricerca del picco stagionale non è semplice e ci saranno anche dei risultati a sorpresa. L’altra cosa è la calura. Sembra che i picchi di temperature delle gare di Marcia 50 km. e la Maratona femminile sarebbero a rischio. Un azzardo, l’anno prima anzi mesi prima dei Giochi Olimpici. Qui c’è un’attenzione, una pratica dell’Atletica di buon livello internazionale. Il più bravo saltatore in alto, Barshin, si è fatto male nella stessa, identica maniera di Gianmarco Tamberi, e sta recuperando però è piuttosto indietro”.

Bragagna, pensi in Qatar che lì si giocheranno i Mondiali di Calcio, tra due anni…

“Ci sono delle situazioni logistiche di un certo tipo. Io sono sbarcato oggi all’aeroporto di Doha. Fino a che stai dentro all’aeroporto senti anche un po’ di freddo l’aria condizionata è lanciata a palo. Appena esci, non so se ricordate il film Cool Runnings? Quello dei 4 giamaicani che facevano il Bob. Qui succede il contrario. Lì arrivano l’aeroporto di Calgary, fa caldo, escono e c’era il gelo. Si torna dentro immediatamente C’erano 46 gradi di picco. Per fortuna che non ci siano picchi di umidità altissimi. Fare una maratona di 42 km. o una 50 km. di marcia in queste condizioni non sarà come dovrebbe essere una passeggiata: già non lo è di suo”.

Sembra una battuta ma noi spesso diciamo che nel Calcio chi prende le decisioni non abbia mai giocato, al Calcio! Nell’Atletica per la federazione internazionale è la stessa cosa?

“In realtà chi prende le decisioni ha praticato, Atletica: è uno dei più grandi ottocentisti, millecinquecentisti, Sebastian Coe. Ma bastava molto semplicemente alternare le due cose. Due anni fa questo Campionato del Mondo si fece a Londra. 14 mesi dopo i Giochi di Rio de Janeiro, e avrebbero potuto farli anche a ottobre, novembre. Difficilmente c’era da mettere il passamontagna, per le temperature basse. Pensate cosa possa essere qui correre, saltare, a luglio. C’è una situazione logistica provare a giocare con l’aria condizionata”.

Il Calcio, invece…

“Il Calcio deve ancora risolvere l’enigma. Non so se tutti gli stadi potranno essere così. Quello dell’Atletica proporrà un condizionamento per i telecronisti e gli spettatori sugli spalti: noi in postazione e chi guarderà le gare potremmo stare a 28 gradi, ovviamente chi è impegnato in pedana un po’ meno. Nel 2000, dopo i Giochi di Sidney, le temperature erano un po’…gradevoli, dai 27 ai 32, 33 gradi. Non ci furono grossi problemi. Adesso però c’erano un paio di gradi in più, rispetto a oggi”.

L’importanza dello Sport a Scuola: sarebbe bello che anche la scuola creasse una sinergia, con la politica?

“Ma l’Università! Faccio l’appello a…Campus. Noi non abbiamo la cultura dell’organizzazione sportiva americana ma non solo americana. In NordAmerica il Canada fa altrettanto, in Europa la Francia è ad altissimo livello. Lì lo sport a scuola è praticamente un must, una cosa normalissima. Anzi le società extrascolastiche, extrauniversitarie esistono o non esistono. Se vogliamo il punto dolente, in quei casi, e parlo soprattutto del NordAmerica è che quando hai finito l’età universitaria fatichi, a praticare lo sport a medio o ad alto livello”.

Una conclusione degna di riflessione: “Più negli Stati Uniti che in Canada il picco di rendimento se vuoi diventare professionista, ti accorgi di poterlo ottenere, all’università”.