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Figli (M. Tinto): “Non rendono se sovraccaricati di attività, e deludono”

Figli: come diventeranno da grandi quelli che vengono sovraccaricati di attività? Pallavolo, musica, lezione di inglese, sono alcuni dei corsi che accompagnano le attività scolastiche. Per volere dei genitori, o per decisione condivisa, ai bambini viene assegnata una preoccupante mole di attività.

Genitori competitivi

Figli molto impegnati genitori competitivi: sarebbe questo il binomio letale che bisognerebbe evitare. Secondo le dichiarazioni rilasciate dalla psicoterapeuta Maria Tinto, intervenuta su Radio Cusano Campus a Tutto in Famiglia. “I tre aspetti genitoriali importanti in ballo sono:

  1. dimostrare di avere figli inseriti in un sistema sociale a loro adeguato;
  2. la delega educativa: i genitori muovono i figli come pacchi, delegando ad altri di formarli;
  3. difesa genitoriale: le mamme e i papà passano da una malsana ed esagerata protezione durante l’infanzia ad una sorta di difesa. Durante l’adolescenza le attenzioni dovrebbero aumentare al massimo, invece alzano le mani e i ragazzi vengono abbandonati a loro stessi.”

Figli più impegnati di un diplomatico: da dove provengono?

“I genitori sono impreparatissimi al ruolo che devono svolgere. Mi sento di dire che il primo passo verso una buona acquisizione genitoriale è riconoscere i limiti dei bambini e capire fino a che punto è giusto stimolarli – ha sottolineato la dottoressa Tinto, autrice de “I bambini non nascono cattivi” – non viene mai chiesto loro cosa vogliono fare, gli adulti propongono e scelgono in autonomia quali attività andrebbero approfondite, sostituendosi alle decisioni degli esecutori.”

I risultati

In questo modo viene a crearsi “una sorta di aspettativa illusoria anche da parte del bambino. Magari vengono portati a scuola di calcio, di scherma, di inglese e il più delle volte non ottengono i risultati sperati. E’ la tipologia di figli destinati a deludere le aspettative dei genitori e quelle personali – si è congedata così Maria Tinto – ci sarà una doppia sofferenza: quella dell’io che non viene sostenuta e quella di non essere stati all’altezza delle aspettative dei genitori.”

 

 

Ascolta qui l’intervista integrale