Politica

Corallo (PD): “Se alleanza sarà ci arriviamo con 14 mesi di ritardo”

Corallo (Partito Democratico): “Se alleanza sarà ci arrivamo con 14 mesi di ritardo. Dove stanno, quelli del…Senza di me?”

Zingaretti che deve creare un gruppo parlamentare che gli risponda. Ma è in una situazione di grande difficoltà: i suoi, garantirebbero quella linea”

 

Per il Partito Democratico che continua a guardarsi allo specchio, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus Dario Corallo, nella trasmissione di Gianluca Fabi e Matteo Torrioli “L’Italia s’è desta”.

L’intervista – Dario Corallo, giovane ribelle e virgulto del Partito Democratico. Però tutto quello che ci ha detto in questi mesi sembrerebbe verità…

“Per ora delle varie previsioni ancora non ne ho sbagliata una; verificate pure della crisi di governo in estate”, il diretto interessato ci scherza sopra.

Non è contento, di questa alleanza?

“Io sì, credo che arrivi con 14 mesi di ritardo. In un sistema tripolare o due si mettono d’accordo oppure si sta freschi. Martina ci stava provando e qualcuno lanciò il “senza di me”, per rimanere sul tema della coerenza. Sono contento che Renzi abbia cambiato idea”.

Per quale motivo Renzi cambia idea?

“Perché a lui serve tempo, per arrivare alla Leopolda, per vedere se può costruire un suo soggetto, e questo si incrocia con il bisogno, da parte dei parlamentari, e la voglia di rimanere lì”.

Poi far cadere i governi non sembra porta a una bella figura.

“Lui ha capito che non vuole commettere l’errore di LeU, ovvero in qualche modo di lanciare il partito e poi avere davanti prima del voto un anno e mezzo e vedersi logorare piano piano. Deve andare alla prova del voto per restare sulla cresta dell’onda. Allo stesso tempo c’è Zingaretti che deve creare un gruppo parlamentare che gli risponda. Però si trova in una situazione di grande difficoltà perché non è detto che i suoi, dovesse decidere per il voto, non garantirebbero quella linea. E si troverebbe sbugiardato”.

Questa può essere una grande occasione per il Centrosinistra?

“Sono convinto di sì”.

Stiamo parlando di nomi e correnti. Gli italiani sono straniti con tutti, compreso Salvini, e i sondaggi mostrano qualche crepa. Non comprendono perché Salvini abbia voluto la crisi. E anche sulla piattaforma Rousseau. Gli italiani stanno tornando alla quotidianità e perdono la pazienza.

“Sono convinto che la discriminante sia con quale programma ci si arriva. Quella di ribaltare tutto, va bene: si dà una passata di spugna sulle scelte del governo precedente. E allo stesso tempo si dà un indirizzo nuovo, di tracciare una nuova linea e una nuova visione per il Paese. Se deve essere un compromesso, cambia poco, per esempio sui ruoli”.

Di Maio ha appena parlato ma non dice granché di nuovo… Non comprendiamo questa presunta insistenza sul ruolo di vicepremier con Conte sempre titolare. Tutto questo ha una logica?

“Credo che il punto sia molto più comunicativo che non pratico. Immaginiamo la foto di rito quella che viene fatta all’inizio del Governo: Conte-Di Maio-Salvini e ora Conte-Di Maio-Zingaretti o chi per lui (Orlando o Del Rio). Il P.D. appare come colui che ha semplicemente sostituito Salvini e non vogliono fare i sostituti. Come la fidanzata che si arrabbia che la chiama con il nome della ex. Quello che prende i sassi è il paese, tra due ciechi che se li tirano. Non scommetterei una pizza o un caffè neanche se fossi Mattarella, in questo momento”.

Fino a ieri sera sembrava fatta. Ora si parla di nuovi problemi. Il programma dovrebbe azzerare tutto: cuneo fiscale, politica green, e poi il ministro che lo fa è il dopo. Perché manca l’entusiasmo di mettere mano al paese? E’ troppo idealista?

Corallo è, una volta di più schietto: “Il problema è che questo si scontra coi destini personali dei singoli”.

La base significa ascoltare i cittadini. C’è questa ostilità, nei confronti di questo accordo coi 5 Stelle? O è enfatizzata?

“Pure se parla un sibilo si parla di venti stratosferici. C’è sicuro, perplessità, verso chi guardava quei dirigenti che urlavano senza di me. Ora in tanti dicono di farlo, mentre Calenda sembra l’unico coerente, e ce ne faremo una ragione. Sono convinto che se uno la cosa la spiega, è difficile, che non la comprendano tutti. Un’occasione potrebbe essere quella di chiamare un referendum tra gli iscritti”.

Come la Piattaforma Rousseau…

“Il P.D. ha 360000 iscritti: ai tavoli erano 20 persone. Ogni sezione deve mandare dei contributi su una questione tematica al responsabile dell’argomento. Basterebbe una settimana, per non sentirsi dire che i tempi sono corti”.