Politica

Le consultazioni rapide e le rapide delle consultazioni

Le consultazioni rapide e le rapide delle consultazioni

La situazione tra il Colle del Quirinale e le singole espressioni dei gruppi politici all’interno del Parlamento. Quali sviluppi dovremmo attenderci?

 

Pare che quelle in corso saranno consultazioni rapide.

Si desume anche dal fitto calendario stabilito per i colloqui fra il Presidente della Repubblica e gli esponenti dei partiti presenti in Parlamento.

L’esigenza di svolgere celermente le consultazioni risponde soprattutto alla necessità di rispettare le serrate scadenze della manovra di bilancio da porre in essere.

Non è in gioco solamente il formale rispetto di termini prestabiliti, ma la salvaguardia del quadro economico; e pertanto della vita concreta dei cittadini, rispetto a possibili ricadute negative, che si produrrebbero in conseguenza di una debole credibilità internazionale dell’Italia e della connessa scarsa fiducia dei mercati.

È sempre meglio, insomma, adoprarsi per scongiurare l’esercizio provvisorio del bilancio ex articolo 81 della Costituzione, comma 5.

Non vorremmo, dunque, rivedere protrarsi a lungo le consultazioni, come accaduto in occasione della formazione del Governo appena dimessosi, per il semplice motivo che questa volta tempo non ne abbiamo.

Un “governicchio”, espressione ormai invalsa per indicare un Governo fondato sulla sola volontà di non andare al voto, anziché su di una solida base programmatica, sarebbe intanto visto dagli elettori come una mera operazione di preservazione (e spartizione) di posti di potere. E poi non darebbe all’Italia quella credibilità internazionale di cui ha bisogno, e sul piano politico e sul piano economico.

Se questa sola fosse l’opzione, allora sarebbe meglio andare alle elezioni, i cui vincitori si assumeranno la responsabilità politica di guidare il Paese nelle sfide che ci attendono al varco. La prima: una (almeno) decorosa legge di bilancio.

Se, invece, nella logica della forma di governo parlamentare il Presidente della Repubblica verificasse che sussistono le condizioni per la formazione di un Governo, in ragione della convergenza delle forze politiche presenti in Parlamento su di un programma (non vogliamo più sentir parlare di “contratti”) orientato ad affrontare con serietà e competenza gli innumerevoli problemi che ancor’oggi affliggono il nostro Paese, si potrebbe immaginare di proseguire la Legislatura per attuare appunto il (nuovo) programma di governo: soluzione, questa, rapporti politici permettendo, certamente percorribile, ma – non v’è chi non veda – quanto mai difficile da realizzare nel contesto attuale.

L’essenziale è che, specie in questi cruciali frangenti, ogni singolo membro del Parlamento, proprio perché chiamato dalla Costituzione a rappresentare la (intera) Nazione, rammenti che il suo status non gli impone di essere del popolo, ma di essere sempre per il popolo.

La costituzionalmente ineludibile navigazione delle consultazioni, insomma, potrebbe anche non approdare necessariamente in porti sicuri ed anzi incappare magari in pericolose rapide; preludio di una cascata ove precipiterebbe il Paese già messo a dura prova dalle turbolenze del sistema politico.

Per fortuna (ora) il nostro Presidente della Repubblica è Sergio Mattarella.

 

Prof. Federico Girelli

Associato di Diritto Costituzionale

Università Niccolò Cusano