Politica

Molinari (Lega): “Avevamo due strade, davanti, nel rapporto con i Cinque Stelle…”

Molinari (Lega): “Avevamo due strade, davanti, nel rapporto con i Cinque Stelle…”

 

Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati, è intervenuto a Radio Cusano Campus Estate. E ha esplicitato i “dolori di pancia” emersi nel breve rapporto di governo patiti con i Cinque Stelle.

Questa crisi di Governo non è stata una sorpresa, per voi?

“Renzi parla di Capitan Fracassa nei confronti di Salvini ma si conferma nuovamente di essere il Bomba, come lo chiamavano al liceo. Questo è uno che ha sputato su questo governo fino all’altro ieri, accusandolo delle peggiori nefandezze; ha fatto saltare un anno fa l’accordo tra PD e Cinque Stelle: mai con questi qui, con gli sfascisti, quella della decrescita felice, mai con Toninelli, e ieri il suo partito ha creato una nuova maggioranza con loro per evitare di calendarizzare la mozione di sfiducia a Conte. Che non subirà al Senato questa cosa per i voti di Renzi”.

Quindi…

“Credo che chi è in allarme o confonde i propri elettori sia proprio Renzi perché deve spiegare cosa è successo in queste settimane per cui ora è disposto a fare il Governo coi Cinque Stelle. E’ molto semplice, cosa è successo: Renzi ha paura di andare a casa avendo perso la sua corrente il congresso, se si va a votare, Zingaretti taglierebbe non dico Renzi ma, facendo le liste, molti dei suoi. E’ il proseguito del congresso eterno del Partito Democratico giocato sulla pelle della gente. Per quanto riguarda Salvini ha ragione lei: nessuno di noi è contento di questa crisi perché la misura era colma. Non volevamo essere più corresponsabili di scelte folli fatte dai Cinque Stelle. E molti di noi non avrebbero nemmeno farlo, il governo con loro”.

Lei di che linea è?

“Sono del partito fedele alla linea del segretario”.

E’ un unicum, ad oggi, seguire quella linea. Oggi la forza della Lega è la compattezza di partito. Da altri non si ritrova: era anche una qualità di Forza Italia intorno a Berlusconi. Quando hanno cominciato a perdere i voti? Quando Fini se ne è andato, sono nate delle correnti.

“Anche il PCI era così…”, dice tra il serio e un sorriso, Molinari.

Ieri c’è stata questa giornata, al Senato. C’è chi dice che questo taglio dei parlamentari ma scatterebbe dalla prossima legislatura. Varrà non per ottobre o febbraio ma tra 5 anni?!

“La questione è molto semplice: gliela spiego, perché non è immediata. Il signor Di Maio ha sfidato la Lega e votiamo subito il taglio dei parlamentari e poi si voti, e noi abbiamo raccolto la sfida. Se dovessimo farlo ora e ci fossero le elezioni, si andrebbe a votare con la vecchia legge. L’unica strada sarebbe attendere un anno e questo non è quello che vogliamo noi. Di Maio ha fatto la mossa della disperazione. Noi vogliamo sfiduciare il Governo Conte perché ha esaurito la sua spinta”.

Molinari va in profondità e spiega: “I Cinque Stelle hanno messo in campo troppi NO e troppi veti, che dopo le elezioni europee non possiamo più accettare”.

Hanno votato insieme PD e Cinque Stelle sul calendario però parlare di una nuova maggioranza ce ne passa. Che segnale è stato?

“Ci stanno lavorando, su un nuovo governo, basta sfogliare i giornali: sono prove legate dal salvare una poltrona. L’attuale presidente del Consiglio Europeo ha chiesto di fare un cordone sanitario intorno alla Lega. Facciano pure: una maggioranza di questo tipo sarebbe lecito dal punto di vista istituzionale perché i numeri parlamentari sarebbero quelli ma avrebbero grosse difficoltà, a spiegarlo al popolo”.

Dario Corallo proponeva un referendum degli iscritti, ed era molto critico, col suo partito, per come si è mosso negli ultimi anni. Perché i tesserati di PD e Cinque Stelle potrebbero essere in tanti, non d’accordo, con una legislatura di scopo. Anche se l’ultima volta in cui si è votato sono passati solo 14 mesi, non un’era geologica fa.

“E’ vero. Ma in questi 14 mesi il dato delle Europee hanno dimostrato come si siano completamente invertiti i rapporti di forza tra i contraenti del contratto di questo governo. C’erano due strade: o i Cinque Stelle si ammorbidivano perché non erano più il doppio di noi oppure… Se prima abbiamo dovuto votare cose che non condividevamo affatto, quando erano il doppio di noi. Perché noi dovevamo digerire cose indigeribili…”

Tipo?

“L’ecotassa, molte parti dello Spazzacorrotti di Bonafede, che ha profili di incostituzionalità palesi, e ha unito magistrati e avvocati nel dire che è una riforma folle. Il blocco delle trivelle, il fatto di rallentare sulle autonomie, l’analisi costi-benefici della TAV, su tutte le opere. Ce ne sono, di cose, potrei andare avanti parecchio: la norma sull’ILVA, che rischia di mettere in strade migliaia di lavoratori, e soprattutto di far perdere un settore strategico per l’Italia come l’Acciaio. Ne abbiamo dovuto votare, di cose. O si smussavano le differenze, o ci saremmo divisi. Sulla TAV hanno fatto una mozione con la presa di posizione del Premier Conte. Stare lì per starci non volevamo più”.

Ci chiede un ascoltatore: siete dei traditori. Quali NO hanno attuato, i Cinque Stelle?

“Li ho elencati. Anche noi abbiamo votato il Reddito di Cittadinanza, che va rivista, come norma. Sulle autonomie non vogliono farle passare, con il vecchio schema Sud contro Nord, che è una bugia basata sulla propaganda. Le infrastrutture? Pensiamo al Ponte Morandi, che è passato un anno. E per tutta la viabilità di tutto il NordOvest quella struttura è strategica. Sulla riforma della Giustizia Bonafede ci ha presentato una cosa incompleta. Il rischio è tenere sotto processo la gente tutta la vita”.

La farete la separazione delle carriere, in Magistratura, invocata da più parti, dai cittadini ma anche dagli avvocati?

Molinari specifica: “Questo è uno dei nodi di Bonafede. E questo ci ha presentato dieci bozze diverse, e non c’era nulla di tutto ciò. Oppure chiedevamo l’accorciamento dei tempi del processo ma niente, anzi ha aggiunto ulteriori passaggi e cose burocratiche: capisce che la Giustizia non sia un tema secondario. Uno dei principali motivi per cui le aziende non investono in Italia sono l’incertezza del Diritto e la lentezza dei processi. Pensiamo che per aprire uno stabilimento la gente rischia un avviso di garanzia ogni cinque minuti. Ogni funzionario onesto rischia una denuncia per firmare qualsiasi foglio. E’ normale, che il Paese si blocchi”.