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Roberta Ruscica: “Tunisia e Nigeria rappresentano l’attuale minaccia”

Roberta Ruscica, saggista e giornalista d’inchiesta, autrice de “I boss di Stato” è intervenuta su Radio Cusano Campus, a Campus Estivo, sul terrorismo islamico.

L’attuale minaccia bosniaca

“Gli investigatori italiani, a differenza degli altri nel resto d’Europa, danno priorità a quelle che possono essere le minacce del terrorismo islamico. Sono stati loro, ad esempio, ad aver capito fin da subito che Al Qaida poteva essere una minaccia – ha sottolineato la giornalista – sappiamo che si è formato a Vienna, conosciamo Bin Laden e la storia delle Torri Gemelle, sappiamo che il famoso califfato si è estinto, ha cessato di essere un pericolo belligerante, e che l’attuale minaccia arriva dal fronte bosniaco.”

Terrorismo islamico: quali sono le nuove minacce?

 

“Il fronte bosniaco è la falla che si è aperta con l’arrivo dei foreign fighter. Il fronte mediterraneo è la vera emergenza per i nostri investigatori: la Tunisia e la Nigeria sono le zone più critiche per i nostri investigatori – ha spiegato Ruscica – una settimana fa c’è stato un attentato, provengono di lì e dalla Nigeria i soldati di Allah. Non solo, qualche anno fa è stato fermato un nigeriano, prontamente individuato dal nostro apparato investigativo e poi hanno scoperto che questo nigeriano aveva partecipato ad un attentato ad una base americana.”

L’arrivo dei migranti rappresenta una minaccia?

Gli sbarchi sulle coste italiane non rappresentano una minaccia. “Bisogna sfatare il binomio terrorismo – immigrazione. I nostri bravissimi uomini e donne della Polizia di Stato, dell’arma, della finanza, controllano ogni singolo clandestino che arriva e sbarca in Italia – si è congedata così Roberta Ruscica – è importante individuarli subito, quando arrivano sulle nostre coste, alcuni di loro riescono a farla franca, molti tornano nonostante l’espulsione. Quello del terrorismo è un problema che fa male a tutti, non solo agli italiani, anche a chi viene in Italia per lavoro.”

 

Ascolta qui l’intervista integrale