Attualità

Benedetta Pilato (M. Pacifico): “I giovani atleti hanno buone energie”

Benedetta Pilato, campionessa prodigio nei 50 rana, comincia ad allenarsi all’età di quattro anni, entra in piscina per la prima volta a due anni e dieci anni dopo raggiunge un risultato esemplare, per se stessa e per i coetanei. Quali rischi può comportare, nel tempo, un primato simile? Ne abbiamo parlato a Tutto in Famiglia, su Radio Cusano Campus, con Marco Pacifico, psicologo e psicoterapeuta del Centro di Psicologia Integrata per il Benessere. 

Il grande talento della Pilato

“Nello sport, per arrivare a risultati di un certo tipo è necessario aver cominciato in tenera età e per mantenere certi livelli è necessario portare avanti un percorso di consapevolezza della persona – ha osservato il prof. Marco Pacifico – un risultato simile è espressione di un importante talento. L’allenamento aiuta a mantenere certi standard, certo se sei una campionessa avrai pressioni psicologiche diverse da quelle di un outsider.”

Cosa c’è nell’età adulta di una campionessa?

“La Pellegrini a 31 anni e col risultato ottenuto è consapevole di essere a chiusura di un percorso. Queste sono persone che spesso rimangono nello stesso ambiente, ritagliandosi ruoli nuovi, si tratta generalmente di persone molto dinamiche – ha sottolineato Pacifico – la storia è piena di talenti che dopo grandi exploit si sono persi, quello che conta è importante mantenere passioni parallele. La vittoria è l’apice di un momento, il risultato di un grande lavoro. Da giovani si hanno meno ansie e problemi e più energie da dedicare a certe attività.”

Prestazioni sportive femminili vs maschili

Bendetta Pilato è la seconda vincitrice donna che ottiene un primato importante, a pochi giorni di distanza dalla vittoria della Pellegrini, in cosa differiscono le prestazioni sportive femminili da quelle maschili? “C’è un livello di maturazione che si raggiunge prima, legato ad aspetti di tipo biologico. Il femminile ha livelli di concentrazione e attenzione migliori rispetto a quello maschile, ma nel tempo desidera una famiglia, per necessità biologiche – si è congedato l’esperto – i buoni risultati sono correlati al tipo di atleta in questione. C’è chi fa una differenza tra gli atleti della notte e quelli del giorno: i secondi se hanno un livello di prestazione sette riescono a dare dieci, i primi al contrario possono dare dieci ma entrano in meccanismi ansiosi limitanti.”

 

 

Ascolta qui l’intervista integrale