Attualità

Corpo felice (D. Maraini): “L’amore ci porta a conoscere l’altro”

Corpo felice è il nuovo libro al femminile di Dacia Maraini, intervenuta su Radio Cusano Campus a Tutto in Famiglia. 

Amore e odio nel processo relazionale

Dalla maternità alla maturità, Dacia Maraini si racconta attraverso “l’immaginazione che il figlio sia nato, maturi, diventi adolescente. La fase della maturità, invece, avviene attraverso l’amore che porta al desiderio di conoscere l’altro, ci permette di stare in un rapporto di conoscenza e scambio con l’altro – ha osservato Maraini – a differenza dell’odio, che presuppone che l’altro sia cancellato.”

Il consumismo relazionale

Questa è la spiegazione sintetica del suo nuovo lavoro. Nel processo relazionale con l’altro, “non è possibile considerare merce il corpo di una persona, posso considerare merce una macchina. Dovunque si rende una persona oggetto di compravendita si mutila la persona, la si castra – ha sottolineato l’autrice di Corpo felice – è il consumo che tende a rendere tutto merce. Le persone sono fatte di pensieri, idee, di una complessità che va rispettata, che è sacra. Non parlo di sacralità religiosa.”

Le due chiese

La parola di Dio è parola d’amore, “ama il prossimo tuo basterebbe per sottrarre alle persone ogni idea di fare guerra. Tuttavia, ci sono due chiese: quella che si rivolge al Vangelo, la parola di Cristo, più rivoluzionaria delle parole – ha sottolineato Dacia Maraini – e quella che pretende di imporre le sue regole, che è diventata un impero, con un suo esercito: è sempre stata repressiva e misogina contro le donne. Cristo è stato molto aperto verso le donne e si è impegnato per una politica reazionaria. La chiesa dimenticata le parole di Cristo per costruire una politica di sottomissione delle donne.”

Corpo felice è un viaggio o un sogno, il sogno della maternità, “da sempre di competenza femminile – si è congedata la Maraini – invece i bambini hanno bisogno di un padre oltre che di una madre, quindi sono competenza di entrambi i genitori. La nostra cultura ha censurato il sentimento maschile della paternità.”

Ascolta qui l’intervista integrale