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Franco Magni: ecco perché ho minacciato di buttarmi dal Colosseo

Giornata di tensione a Roma, quella di martedì 9 luglio, per un uomo che si è arrampicato sul cornicione del Colosseo minacciando di buttarsi giù dopo l’entrata in vigore del regolamento in cui si legge che ‘è vietato esercitare mestieri, arti o qualsiasi altra attività di vendita di beni e/o servizi non autorizzata con titolo abilitativo o che impedisca od intralci la circolazione di mezzi e persone e/o la libera fruibilità del patrimonio artistico, storico e monumentale’. E anche ‘Ai fini della tutela del patrimonio artistico, storico e monumentale della Città, in luogo pubblico o aperto al pubblico è vietata l’attività di intermediazione e promozione di tour turistici, la vendita di biglietti per musei, teatri ed eventi culturali e turistici, la promozione di attività commerciali, di esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande, nonché di ogni altra attività di impresa che non sia espressamente autorizzata e risultante dal titolo abilitativo’. L’uomo in questione si chiama Franco Magni ed è intervenuto ai nostri microfoni per spiegare il perché di tale gesto.

Le motivazioni

“Non volevo ovviamente buttarmi di sotto ma purtroppo in Italia è l’unico modo per cercare un contatto con la realtà politica che non ti ascolta: questa volta sono salito sopra il cornicione per andare contro il punto 13 del regolamento entrato in vigore lo scorso 5 luglio che vieta la vendita di tour e biglietti turistici a meno che non si è espressamente autorizzati. I salta fila vengono vendute in realtà dalla coopculture che gestisce il Colosseo, con un sovrapprezzo di sette euro, ciò vuol dire che se si vuole visitare il Colosseo si hanno due modi a disposizione: o ci si mette in fila per sei o sette ore o si compra un voucher online. A noi, io sono titolare di un’agenzia che si occupa di questo, ci additano come illegali o abusivi ma non è così: ci sono i promoter che sono delle figure che il comune doveva regolamentare, intimato dal Tar e dal Consiglio di Stato nel 2016 e a distanza di tre anni non è stato ancora fatto. Il vero problema sono solo i freelancer, solo a loro non andrebbe permesso di “lavorare” affinché la situazione non degeneri. Su qualche punto il Comune ha ragione perché si vedono molte schifezze in piazza del Colosseo: si dovrebbe obbligare a fare dei contratti a tempo determinato e indeterminato alle agenzie in modo tale che se il promoter è troppo invadente si può cacciare. Dopo il mio gesto eclatante sono venuti a parlarmi dal comune ma questa gente deve vivere di più la strada, parlare con la gente e toccare realmente con mano le varie situazioni a Roma.”