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A Ostia arriva il cestino ‘mangia plastica’ per ripulire le acque portuali

E’ sbarcato a Ostia il cestino mangia rifiuti. Inizia così il Seabin Project il suo lavoro per ripulire le acque portuali di Roma. Il progetto portato in Italia da LifeGate, si pone l’obiettivo di raccogliere un chilo e mezzo di rifiuti al giorno. Si tratterebbe di circa 500 chili all’anno, dalla micro plastica fino a 2 millimetri alle micro fibre da 0,3 millimetri.

Si tratta di ‘cestini galleggianti’, che riducono la quantità di plastica che entra in mare aperto

Le unità Seabin sono dei ‘cestini galleggianti’, che fissati a pontili flottanti in punti strategici chiamati ‘accumulation points’ riducono la quantità di plastica che entra in mare aperto. Dall’ingresso sul mercato, nel 2017, la Seabin Project ha ricevuto una richiesta di più di 6 mila unità da 77 Paesi differenti. Ad oggi in Italia se ne contano 35, compreso quello di Ostia.
L’Unione europea ha fissato al 2030 il termine ultimo per rendere riciclabili tutti gli imballaggi di plastica sul mercato. L’Italia,invece, dal primo gennaio 2019, ha vietato la produzione e la messa in commercio di cottonfioc di plastica, tra i rifiuti maggiormente gettati nel wc. Dal 2020 saranno vietati anche i cosmetici contenenti micro plastiche, le cosiddette microsfere presenti in scrub e dentifrici. Questi, una volta finiti in mare, vengono ingeriti dalla fauna ittica.

Un primo passo nel tentativo di arginare il problema dell’inquinamento balneare. Il Mediterraneo, casa del 7,5% delle specie marine conosciute, ogni anno accoglie ogni giorno 731 tonnellate di rifiuti in plastica. Secondo le stime, questi rifiuti potrebbero raddoppiare entro il 2025. Secondo l’Unep, il programma delle Nazioni Unite, sui suoi fondali si troverebbero fino a 100 mila frammenti di varie dimensioni per un’estensione di chilometri quadrati. Più in generale si stima che entro il 2050 il peso complessivo della plastica nei mari supererà quello dei pesci. Tra queste quelle che preoccupano di più sono le micro plastiche, ossia quei frammenti inferiori ai 5 millimetri, sempre più diffuse che si attaccano alle alghe e vengono ingerite dai pesci che le scambiano per cibo.

Lo scopo del progetto è anche quello di suggerire quali sono le pratiche quotidiane più sostenibili

Un pericolo non solo per l’ecosistema marino, ma anche per l’uomo visto che secondo uno studio dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, svolto su 121 campioni di specie ad alto valore commerciale, come tonno e pesce spada, ha dimostrato come nel 18,2% dei casi si troverebbero micro plastiche.

Tra i motivi di questo inquinamento ci sono una cattiva raccolta e gestione dei rifiuti, le attività produttive, il turismo balneare, le attività portuali e più in generale la mancanza di una cultura ecologista da parte di tutti noi. L’obiettivo del progetto è anche quello di suggerire quali sono le pratiche quotidiane più sostenibili, come ad esempio, le riduzioni degli imballaggi, il riutilizzo di materie riciclate e la corretta differenziazione dei rifiuti.

                                                                                                                                              fonte DIRE