Politica

Di Pietro: “Carola Rackete? Bonafede non sa che questa non è una sentenza, va scusato!”

Antonio Di Pietro è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano: “Carola Rackete? Bonafede non sa che questa non è una sentenza, va scusato. Io pensavo avesse parlato Toninelli, invece era Bonafede. Condivido l’animo di quel giudice che ritiene queste leggi sbagliate, ma ritengo sbagliato che l’abbia deciso lui. Doveva sospendere la decisione e fare eccezione di Costituzionalità rivolgendosi alla Consulta. Composizione Csm va fatta per sorteggio. Separazione carriere? Va mantenuta l’indipendenza della magistratura, non si può mai sottomettere il pubblico ministero ai voleri della politica”

Sull’ipotesi di separazione delle carriere dei magistrati

 “La separazione delle carriere è una cosa, il mantenimento dell’indipendenza della magistratura è un’altra –ha affermato Rackete-. Non si può mai sottomettere il pubblico ministero ai voleri della politica. Io personalmente sono dell’idea che la magistratura debba essere una sola, perché il pm ricerca la verità non il colpevole. C’è un reato, è solo da quel momento in poi che si cerca il colpevole. Chi invece cerca prima il colpevole è da condannare”.

Sullo scandalo Csm

“Quel che emerge oggi è un atto di ipocrisia –ha dichiarato Di Pietro-. Come quando ci fu Mani Pulite tutti si stupirono, ma lo sapevano tutti. Sono convinto che il magistrato non abbia bisogno di avere correnti. Questo sistema delle correnti non è la madre della questione, è la figlia della modalità di elezione del CSM, che va cambiato. La composizione del Csm andrebbe fatta per sorteggio. In Italia succede sempre, aggiustano i ponti dopo che cadono, si rincorre il giorno dopo quello che bisognava rincorrere il giorno prima. La riforma della giustizia dovrebbe essere un atto condiviso da maggioranza e opposizione per andare a cercare quello che è giusto, non quello che conviene”.

Sul caso Carola Rackete, il ministro Bonafede ha detto che le sentenze vanno rispettate

 “Bonafede non sa che questa non è una sentenza, va scusato –ha affermato Di Pietro-. Io pensavo avesse parlato Toninelli, invece era Bonafede. Le ordinanze e le decisioni di un giudice si rispettano, ma si possono anche criticare, senza però criminalizzare il giudice. Sul piano umano vorrei dare ragione al giudice, ma siccome il giudice deve ragionare con la legge e non con il cuore, se il giudice ritiene che quella legge non sia conforme alla Costituzione, fa eccezione di costituzionalità e lo chiede alla Consulta, non può cambiarla lui. Condivido l’animo di quel giudice che ritiene queste leggi sbagliate, ma ritengo sbagliato che l’abbia deciso lui. Doveva sospendere la decisione e chiedere alla Corte Costituzionale”.