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Mabel Bocchi va sempre a canestro con tenacia, grinta, classe, Sincerità: la Campionessa di sempre

Mabel Bocchi va sempre a canestro con tenacia, grinta,

classe, Sincerità: la Campionessa di sempre

 

Mabel Bocchi è la cestista più importante, nella storia della Pallacanestro d’Italia, per quanto ha fatto in campo, con 8 scudetti vinti e 1 Coppa dei Campioni con la Geas Sesto San Giovanni (Milano), e in televisione, tramite le TV private e la RAI.

Nonostante i buoni rapporti con i mezzi di comunicazione è tanto, che non interviene. Tra gli ultimi a intervistarla, lei che ha scelto la riservatezza, Gianni Mura (!) de “La Repubblica”. L’atleta di Parma è intervenuta nella trasmissione “Sport Academy” e ha dato buoni spunti di riflessione su quanto sta accadendo, in campo come al di fuori, lei che si è sempre spesa per i diritti delle donne e per superare le barriere, in un momento storico, tra gli anni ’70 e gli anni ’80, in cui non era semplice, esporsi in primo piano, in favore del prossimo.

Esordisce così, l’azzurra di tante generazioni: “Facevo tanto, peraltro in tempi nei quali la lotta femminista era inusuale per cui ero vista come una “suffraggetta”.

Alla Domenica Sportiva hai aperto la porta a tante colleghe giornaliste che sarebbero arrivate: “Sì, anche prima, con una televisione locale, a Milano, e fui la prima donna in assoluto, a fare video e dirette. Mi seguì poi Gianni Rivera, in quella emittente, e poi José Altafini, in una trasmissione mista tra Basket e Calcio. E con José, personaggio incredibile, si faceva fatica, a non ridere”.

Anche lui, come te, Campione d’Europa: “Già”.

Tu, come Dino (Meneghin) portavi il numero 11: “Cosa casuale, anche se siamo stati l’emblema del Basket italiano per moltissimi anni. Andavo a vedere spesso, i suoi allenamenti, e da lui ho imparato molto, come del resto, ad Avellino, da Tonino Zorzi. Giancarlo Primo mi disse, a 15 anni: “Devi avere un allenatore di livello”, e io facevo Avellino-Napoli tre volte la settimana, e mi allenavo individualmente con Tonino Zorzi, per poi fare mezzora di riscaldamento con la squadra partenopea che quell’anno vinse la Coppa delle Coppe”.

Mabel Bocchi va nel dettaglio e spiega: “Erano Individuali importantissimi quali la presa di posizione del Pivot, l’uso del piede perno; cose che ti fanno cambiare e fai il salto di qualità”.

Cose che restano nella memoria dell’automatismo del gesto tecnico: “Chiaro. Cosa che non facevano, nel Femminile, ai tempi, quando i Pivot erano ridotti a zero. Quando mi hanno visto la prima volta dissero: “Ueh, un pivot che corre addirittura!”, e cose di questo tipo, perché le lunghe non erano in grado di correre, in quel periodo”.

Anche Dino veniva dall’Atletica Leggera, dal Lancio del Disco. Tu eri un po’ la novità in antitesi con le russe che erano le leggende europee dell’epoca…

“Noi ci incontravamo purtroppo sempre con la Daugawa Riga (11 volte sul tetto d’Europa, n.d.r.), con la Uliana Semeonova, e non c’era niente da fare. Noi vincemmo perché la Russia non partecipò per i motivi politici di quel tempo, e conquistammo la Coppa dei Campioni”.

A proposito di cose tra Sport e politica: “E’ una grande opportunità fatta in due regioni che hanno dimostrato di saper lavorare bene, di non far levitare i costi in maniera esplosiva; hanno dimostrato con i grandi eventi di non incappare in strane situazioni ricattatorie, insomma, che potrebbero replicarsi in altre regioni”.

Parliamo dell’esordio all’Europeo: “Con la Turchia è stata una partita punto a punto, alla fine vinta con il cuore. L’Italia è una squadra molto bella con un buon allenatore, Crespi, con un talento su tutti: Cecilia Zandalasini, che io reputo un fenomeno, che seguo da quando era Juniores, era già brava, al punto che è arrivata in America. Grande partita di Elisa Sottana. Peccato per la Dotto, che è uscita in barella”.

Tu vieni da una città nobile, Parma, per la Storia dell’Arte e della Letteratura. Quanto è stato importante il carattere, nella forma mentis di atleta, e lo spirito di sacrificio?

Mabel Bocchi afferma, decisa: “Per il carattere sono stata una Number One. Ma non chiamerei spirito di sacrificio praticare lo Sport ad alti livelli specie se ci sono i risultati; qualcosa che vuoi fare al meglio e ci pagavano anche, in più, magari pochissimo, per fare la cosa che ami di più al mondo. Sicuramente nello Sport e nel particolare nel Basket ci vuole carattere”.

Nel Tennis le donne sono state le prime a ribellarsi per la differenza nel trattamento economico. Quanti passi vanno fatti, ancora? “Tanti, tantissimi. Speriamo che le ragazze del Calcio, sport tradizionalmente maschile, riescano a ottenere dei risultati. La tecnica c’è tutta. Bisogna fare tantissimi passi avanti, per il resto, ma se ne sono fatti. Ai miei tempi lottavamo per avere un medico appresso alla squadra, un fisioterapista, una assicurazione-vita. Se fossimo morte cadendo con l’aereo a noi davano X, ai ragazzi e agli uomini XY e altro”.

Se volessimo dire che te e altre avete buttato giù la porta dell’ipocrisia e i ragionamenti medioevali, ci avete messo la grinta. Uno vale uno sia al maschile che al femminile?

“Sì, siamo state le apriporta ma questa considerazione, che uno vale uno, ancora non c’è. Prima eravamo un quarto, oggi siamo mezzo o tre quarti, dell’uno degli uomini. Al momento non mi sembra, tra gli essere umani, che valga, vedi SeaWatch”.

Dico un’eresia se affermo che voi da giocatrici di Basket teneste maggiormente alla parte atletica di quanto non avviene oggi?

La risposta è altrettanto schietta e sincera, come sa essere Mabel Bocchi, numero 11 Campionessa d’Europa: “Sì, ma senza offendere il tuo pensiero: grandi passi avanti sono stati fatti soprattutto a livello atletico. Le giocatrici oggi fanno più Atletica, più pesi, mentre ai miei tempi l’aspetto atletico era molto relativo. Ero l’unico a fare pesistica, e ad allenarmi al mattino. Quello che riscontro a livello tecnico è una sostanziale assenza di novità: raramente vedo dei movimenti tecnici di un certo livello. Si fa molto arresto e tiro, si fa molto canestro in entrata. Ma soprattutto i Pivot sfruttano raramente i movimenti sotto canestro”.

Allora ha ragione Valerio Bianchini, che si punta tutto o quasi sul tiro da 3 punti…

“Abbiamo visto le finali scudetto, e la Reyer puntava tantissimo, sul tiro da 3. Sassari ha puntato molto sui rimbalzi offensivi. I tiri da 3 fanno la differenza perché sono punti pesanti, ma se basi quasi tutto su questo e non sei in giornata perdi e di brutto”.

Infatti quando la Reyer insisteva con il tiro dalla distanza perdeva con divari ampi…

“Perché non la metteva dentro”.

 

Ma la tua generazione e la mia ci hanno insegnato un’altra Pallacanestro: asse Play-Pivot, entrata e gioco a due…

“Il Basket di oggi propone delle buone difese, ma l’aspetto fisico prevale spesso su quello tecnico”.

Crespi viene da una lunga gavetta. Secondo te questa Italia può arrivare lontano, in questo Europeo?

Sì ma a Est ce ne sono, di avversarie fortissime nonostante le tante squadre uscite dalle divisioni. Le nostre hanno una bella difesa ma anche un discreto cambio di centri: ma tocca andare avanti partita dopo partita. E’ un girone pesante: vedremo cosa succederà. Dispiace, per la Dotto che si è infortunata ma abbiamo anche altre giocatrici che possono darsi da fare”.

Sull’attuale responsabile tecnico della Nazionale, la Bocchi dice: Crespi ha fatto un ottimo lavoro e soprattutto ha dato mentalità perché sennò non saremmo riusciti a vincere con la Turchia”.

Hai scelto di essere la tifosa della Tam Tam Basketball, realtà di Castelvolturno, organizzata in situazioni complicate da Massimo Antonelli!

“Antonelli ha fatto un lavoro sociale incredibile, e grazie alla sua bravura di allenatore ha portato in due anni i ragazzi a vincere la Under 15 in Campania: sono una appassionata, di Tam Tam. Li seguo, sono a loro vicina ed è una realtà controcorrente, perché nel momento attuale questi ragazzini, che specifichiamo, sono italiani, ma tutti quanti immigrati, non potevano fino a 18 anni prendere la cittadinanza per questa legge italiana allucinante! Antonelli ha fatto un pressing a tutto campo sul CONI e sulla FIP, ottenendo di farli partecipare ai campionati. E’ importante, integrare questi ragazzi. Speriamo che sia una lezione per i nostri governanti”.

Sulle fake news e sull’informazione, una volta di più, Mabel Bocchi ha le idee molto chiare: “Bisogna stare molto attenti perché cercano, continuamente, di manipolarci, per capire cosa è giusto e cosa sia sbagliato, quando ci raccontano un sacco di balle. E’ una fatica, in questo mondo dell’infomazione a 360°”.

Mabel Bocchi con grinta, tenacia, classe. E con la sincerità di sempre. Una persona di grandi doti, e dalle idee chiare, in un periodo di gran confusione. Una da tenersi di conto.