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Emanuela Orlandi. Il fratello: “Il pontefice è indirettamente complice. Dal vaticano promesse non mantenute”.

Sono passati ormai 36 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, di cui non si hanno più notizie dal 22 giugno 1983. Il Vaticano mesi fa ha promesso alla famiglia Orlandi di aprire un’inchiesta, ma, ancora nessuna novità.

“Il Papa sicuramente sa come stanno le cose, però tace”

Lo ha reso noto a Radio Cusano Campus Pietro Orlandi. Intervistato da Fabio Camillacci per “La Storia Oscura”, il fratello di Emanuela ha detto: “Ogni anno che passa la mia rabbia aumenta sempre di più a causa dell’atteggiamento che c’è stato in tutto questo tempo da parte di quelle istituzioni che avrebbero dovuto e potuto fare molto di più e che invece non hanno fatto e continuano a non fare, nonostante ci illudano con parole, promesse e altro. Ma io non mi arrendo e continuerò a lottare fino a quando non saprò che fine ha fatto Emanuela. In tanti mi abbiano detto e continuano a dirmi ‘ma chi te lo fa fare, ormai sono passati troppi anni, goditi la vita’. Come posso godermi la vita alla luce di tutto quello che è successo?

Soprattutto quando a dirmi certe cose sono persone che fanno parte di ambienti che io considero responsabili diretti o indiretti della scomparsa di mia sorella. Il mio slogan è ‘chi tace è complice’. E siccome ci sono tantissime persone che sanno ma tacciono, vuol dire che ci sono tantissimi complici.

Peraltro ‘chi tace è complice’ è una frase che ha detto Papa Francesco a proposito della pedofilia nella Chiesa. Forse quella del pontefice è stata una forma di autoaccusa a proposito della scomparsa di Emanuela: perché il Papa sicuramente sa come stanno le cose, però tace e quindi non posso che considerarlo indirettamente complice, visto che tempo fa mi disse ‘Emanuela sta in cielo’. Evidentemente –ha aggiunto Pietro Orlandi- Papa Francesco sa che mia sorella è morta. Tanti comportamenti assurdi che non riesco a comprendere. Il Vaticano che mi promette di aprire un’inchiesta, che promette di convocarmi, ma già sono passati altri 5 mesi e non si è fatto vivo nessuno. Insieme all’avvocato Laura Sgrò abbiamo garantito il silenzio perché mi dicevano che parlavamo troppo. Dopo tutto questo sono spariti di nuovo: si è trattato dell’ennesima illusione, dell’ennesima promessa mancata.

La fine di Emanuela è una prova che può mettere in ginocchio la Chiesa

Una cosa è certa: visto che dopo 36 anni la situazione è sempre la stessa, è chiaro che dietro la scomparsa di Emanuela ci sia un ‘grande burattinaio’. C’era e c’è ancora qualcuno che ricatta qualcuno. La fine di Emanuela è una prova che può mettere in ginocchio la Chiesa e chi tira i fili di tutta questa storia e ha una prova così forte in mano, tiene sotto scacco chiunque, Vaticano compreso. E in Vaticano c’è ancora tanta gente che sa. E questo mi ferisce ancor di più. Continuo a considerare il Vaticano parte della mia famiglia essendoci cresciuto. Mi sono sentito tradito dallo Stato in cui sono nato e in cui ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza.

“Dietro la scomparsa di mia sorella c’è un sistema che lega Stato, Chiesa e criminalità”

Ecco perché sabato scorso 22 giugno abbiamo organizzato proprio in piazza Sant’Apollinare la manifestazione per ricordare Emanuela. Ho sempre detto che dietro la scomparsa di mia sorella c’è un sistema che lega Stato, Chiesa e criminalità: e stanno tutti e tre lì. Perché, c’era Enrico De Pedis criminale della Banda della Magliana sepolto nella basilica di Sant’Apollinare, c’era l’abitazione dell’allora Vicario di Roma cardinal Poletti che autorizzò quella sepoltura, e nello stesso palazzo ci abitava l’ex ministro dell’Interno ed ex Presidente della Repubblica Scalfaro, amico intimo dello stesso cardinale Poletti.

E tutti e due –ha concluso Pietro Orlandi- stavano sempre lì nella Chiesa con monsignor Piero Vergari ex rettore della basilica di Sant’Apollinare e unico ecclesiastico indagato per la scomparsa di mia sorella nell’ultimo filone di inchiesta conclusosi con l’archiviazione nel 2015. Quindi, lo ripeto, in piazza Sant’Apollinare c’era il criminale, c’era la Chiesa e c’era lo Stato: stavano tutti e tre là”.