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Tormentoni (A. Direnzo): “La musica era un fenomeno aggregante”

Tormentoni: dagli anni ’60 ad oggi ne ricordiamo in quantità. Se nel 1963 era Sapore di sale, di Gino Paoli, a conquistare il podio di canzone regina dell’estate, quest’anno gareggiano per il titolo 5 Coppa c di Luca Sala, Magari muori di Romina Falconi e altre. Tutti brani qualitativamente diversi da quelli di un tempo: come mai la musica di una volta aveva un alto valore letterario, e musicale, e ora non più?

Le operazioni di marketing dietro i tormentoni attuali

Ne abbiamo parlato a Tutto in Famiglia, su Radio Cusano Campus, con Andrea Direnzo giornalista e critico musicale. “I tormentoni fanno parte della storia e del vissuto di ognuno di noi. Tutti ricordano una canzona estiva e la associano ad un episodio. Sono brani che nascono con l’obiettivo di far canticchiare la gente nei posti di vacanza e hanno un fine commerciale, si pensava potessero portare soldi – ha osservato Direnzo – le canzoni che propongono adesso sono altra cosa. Romina Falconi, ad esempio, è un’artista che non capisco molto, è incomprensibile, ha fatto un’uscita sensazionale, per attirare l’attenzione devono inventarsi operazioni di marketing come la sua.” 

Cos’è cambiato?

“C’è un gap generazionale con cui dover fare i conti. Negli anni ’70 c’era il boom economico, tutti erano proiettati verso la spensieratezza che si univa alla qualità della musica. Sapore di sale è stata arrangiata da Ennio Morricone, all’epoca c’erano i jue box, intorno alla musica c’era aggregazione, oltre che il piacere di sentire qualcosa di gradevole con gli amici – si è congedato così il giornalista Direnzo – basti pensare che gli adolescenti una volta riproponevano pezzi simili davanti ai falò, adesso non ti porti a casa nulla. I 15 enni di oggi si ritrovano sulle spiagge e cantano Amore e capoeira?”

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