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Silvia Pardolesi, moglie di Mario Adinolfi: sono d’accordo con mio marito, il calcio femminile è noioso

Silvia Pardolesi, moglie di Mario Adinolfi leader del Popolo della Famiglia, è intervenuta ai nostri microfoni a Un Giorno da Ascoltare.

Sulle donne che giocano a calcio

“Se la Nazionale di calcio femminile non avesse vinto, nessuno ne avrebbe parlato. Sono d’accordo con le parole di mio marito che reputa il calcio femminile noioso nonostante io, da piccola, avessi sempre voluto giocare a calcio ma la mia famiglia, essendo molto conservatrice, non me lo abbia mai permesso! Mio padre e mio zio anni fa misero in piedi una piccola squadra di calcio amatoriale che portano avanti ancora oggi: da bambina andavo sempre a vedere le loro partite, avevo una passione smodata per il calcio e ogni tanto chiedevo loro di farmi giocare ma la loro risposta era sempre negativa. Ho portato anche una delle mie figlie a vedere l’Inter che poi è quella che ha provato a giocare a calcio per un annetto circa: si era stancata di praticare nuoto e quindi decise lei di praticare questo sport, non è stata “instradata” come ha scritto mio marito che sicuramente si è espresso male! Il fatto è che quando Mario Adinolfi dice qualcosa, viene sempre amplificato: in realtà è stato solo sincero, anche io penso che il calcio femminile sia abbastanza noioso.”

Sull’utilizzo di oggetti sacri da parte di Matteo Salvini

“Siamo una famiglia cattolica praticante e quindi pensiamo, sia io che Mario, che lui stia facendo solo una mera strumentalizzazione della religione ideata a ridosso delle elezioni, per prendere più voti: magari è anche credente ma sicuramente sta sbagliando il modo per manifestare la sua fede. Sventolare il rosario durante i comizi, chiamando tutti i fans a raccolta, secondo noi è solo sfruttamento della religione.”

Il primo incontro con Mario Adinolfi

“Tutto è nato in un modo un po’ buffo: tra il 2007 e il 2008 lui conduceva un programma su Mtv, Pugni in Tasca e un giorno, cambiando canale, rimasi colpita da questo conduttore che non sapevo minimamente chi fosse… Mi misi così a cercare su Google il suo nome e a un certo punto trovai il suo numero in rete e, forse perché mi annoiavo particolarmente in quel periodo, presi coraggio e gli inviai un messaggio al quale non rispose ma io non mi lasciai scoraggiare e continuai a spedirgli messaggini sul telefono fino a quando rispose: “ma chi sei? cosa vuoi?”; io risposi immediatamente e da li abbiamo continuato a scriverci fino a quando, dopo qualche tempo ci siamo incontrati. Quando ci siamo incontrati la prima volta dovetti venire a Roma, mi venne a prendere in stazione alle 23.00 ma non mi portò in alcun posto particolare o romantico, andammo solo a mangiare un gelato.”