Politica

Stefano Zecchi: “Dire che il voto alla Lega è voto ignorante significa non capire”

Il Prof. Stefano Zecchi, filosofo e docente universitario, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano: “Dire che il voto alla Lega è un voto ignorante significa non capire il disagio della gente. C’è una spaventosa arroganza e supponenza di gente che è ignorante e accusa gli altri di essere ignoranti. Il modesto giornalista Gad Lerner dovrebbe leggere Gramsci e capire come la politica si può avvicinare al popolo. Il PD ha avuto una mutazione genetica, rappresenta un’elite economica che pensa di essere anche elite culturale. Per risorgere dalla sua mediocrità il PD dovrebbe rivolgersi a D’Alema”

Sull’ignoranza rapportata al voto

 “In genere c’è una visione vecchia della politica che dice quali sono le cose da perseguire anche culturalmente, questa è la visione di un partito egemone che non c’è più. Oggi la politica porta un altro problema, quello di ascoltare i problemi della gente e proporre soluzioni. Questo è il voto popolare della Lega, dire che è un voto ignorante significa non capire qual è il disagio. C’è una spaventosa arroganza e supponenza di gente che è ignorante e accusa gli altri di essere ignoranti. Gad Lerner, che mi assumo la responsabilità di definire modesto giornalista di cultura modesta, dovrebbe leggere Gramsci e capire come la politica si può avvicinare al popolo. L’analisi del voto non la si vuol fare perché porterebbe a comprendere i problemi della gente e oggi non è casuale che la sinistra vinca dove ci sono fasce economicamente alte. Per cultura e visione democratica della politica, io vorrei che ci fosse una social democrazia forte e moderna ma questa non c’è. A sinistra dovrebbero cercare di comprendere come mai il voto a sinistra venga dal centro di Roma, dal centro di Milano, da elite economiche e che pensano di essere anche elite culturali. La democrazia è questa, piaccia o non piaccia, non è un’oligarchia di figure che si auto investono di cultura, intelligenza, irreprensibilità scientifica. Il Pd, che nasce dal PCI ed è uno sviluppo del comunismo della sua modernità, non può dimenticare che la sua base elettorale era formata da operai e impiegati a basso reddito. Oggi chi rappresenta questa gente che vive in periferia? E’ una mutazione genetica del partito democratico e di tutto quello che ha rappresentato. D’Alema ha detto una cosa perfetta: andate a parlare con Landini, andate a vedere quali sono le posizioni sindacali e magari recupererete il rapporto con il popolo. Il Pd per risorgere dalla sua mediocrità dovrebbe rivolgersi a lui”.

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