Sport

Pasqualin, procuratore di Alex Del Piero: “Mio figlio Luca ci scherza sopra ma…”

Pasqualin, procuratore di Alex Del Piero: “Mio figlio Luca ci scherza sopra ma…”

L’importante agente dei calciatori ha parlato a Radio Cusano Campus: con apprezzata ironia ha detto la sua sull’evoluzione del mestiere di rappresentante degli atleti

 

Claudio Pasqualin è da tanti anni uno dei più rappresentativi procuratori del Calcio. Basti pensare al nome del suo cliente più illustre, tra quelli avuti: il Campione del Mondo per Club e per Nazioni Alessandro Del Piero. Con schiettezza e ironia il noto professionista ha detto la sua a “Sport Academy”, rubrica sportiva quotidiana di Radio Cusano Campus.

L’intervista – Quali sono le sue impressioni, su questi ultimi anni, dove il mondo da lei vissuto per 40 anni è cambiato così velocemente?

“Potrei rispondere con le parole che di solito mi indirizza mio figlio Luca. “Papà ma ti rendi conto della fortuna che hai avuto, a vivere in quegli anni, nel mestiere che mi hai tramandato?”. Il che da una parte mi fa apprezzare lo spirito con cui lo dice, dall’altra mi fa riflettere su quanto tempo sia trascorso. Il mondo è radicalmente cambiato, e posso confermare che anche quello del Calcio e delle procure dei calciatori è cambiato. Il modo di interpretare il mestiere è un altro”.

Prima gli interlocutori erano direttamente a contatto con voi procuratori. Ora, anche riguardo ciò che è successo a De Rossi, ci si muove in maniera diversa. Sembra che non si comunichi.

“Prima non parlavamo con i ricchi scemi, di cui parlava Giulio Onesti. Il Coni nacque negli anni ’40, ed a presiederlo fu subito chiamato Onesti, che disse che i presidenti di Calcio erano dei ricchi scemi. Imprenditori di livello, nella loro attività professionale, all’epoca erano palazzinari, che però perdevano la testa, per le questioni legate al pallone”.

Il racconto si fa interessante e Pasqualin dice: “All’epoca i tribunali, nell’omologare gli statuti per le società per azioni, vedevano lo scopo di lucro. Il primo tribunale fu quello di Rovereto, nell’omologare gli statuti; disse che vi era un interesse nell’essere soci, in una società di Calcio, per i contatti che si avevano a stare nel Consiglio d’Amministrazione di una squadra. Avere quel ruolo ti procurava interessi indiretti e paralleli. Tu, palazzinaro, ti sedevi a fianco del politico di turno in tribuna, e quel tuo terreno agricolo magari diventava edificabile. Impensabile, che una persona sana di mente impieghi i suoi denari nella speranza che aumentino o che gli ritornino, in una società di Calcio. Non è possibile”.

Dovete anche voi cambiare il vostro ruolo, ora che è cambiata l’interpretazione del mestiere?

“Certo, il nostro ruolo è un altro. Quando ero il segretario generale dell’Associazione Italiana Calciatori il presidente era il mitico Sergio Campana, che adesso ha ceduto lo scettro a Tommasi, noi osteggiamo la figura del mediatore. Lo vedevamo come qualcuno che lucrava sull’attività lavorativa del nostro assistito. I mediatori erano fuori, come Crociani”.

Il Crock?!

“Esatto, il Crock! Sì, era famoso e famigerato. Adesso è il tempo dei mediatori, che possono anche essere pagati da tre persone insieme! Ai tempi nostri questi erano al bando. Ora per il regolamento del Coni, l’agente sportivo può essere pagato dalla società che vende, da quella che compra, e dal calciatore. Noi quando andavamo a Viareggio a guardare lo spartiacque tra attività giovanile e professionistica, eravamo 40 o 50. Se prendevo Del Piero, non potevo prendere Totti e facevamo i camerieri, anche a sistemare loro le coperte! Eravamo i loro rappresentanti, e solo i loro. Ci giocavamo lì, la nostra credibilità e il nostro futuro”.

Non crede si siano troppo allargati gli inviti, al Torneo di Viareggio? E che per questo abbia perso il suo appeal?

“Sì, certo. Non ha più il fascino di una volta, dove segnava lo spartiacque davvero. Se uno era buono per la Serie B o la Serie A lo vedevi lì. Adesso, invece, con il dilatarsi delle figure tecniche, che non so nemmeno come definire, a 14 anni ci sono i procuratori ed è una bagarre eccessiva. Ecco perché Luca, mio figlio, dice che sono fortunato! All’epoca non era così. Adesso dei galoppini che setacciano i campi dei bimbetti, o lo fanno i genitori stessi, che offrono le loro creature agli agenti”.

Franco Zavaglia, con meno classe ma altrettanta efficacia, ha detto “Fino a prima che venisse regolata la norma (30 dicembre scorso, n.d.r.), bastavano 1500 Euro, per essere procuratori…”.

“Ha ragione Franco – dice Pasqualin – anche se rischiamo di passare per vecchi parrucconi, parlando con nostalgia e dicendo c”Ah, si stava meglio prima!”.

Viste le recenti proprietà, americane, cinesi, orientali, il mediatore deve essere anche culturale?

“Deve essere multilingue, deve saper fare bene il broker, assumere avvocati e altre figure adeguate per gestire la rete del collaboratore. Essere potente e far credere che è grazie a te, che ti sistemi. Noi confermavamo la qualità”.

Pur in mezzo a tanti impegni, nella giornata, una volta di più Pasqualin è stato cordiale, squisito, accompagnato da raffinato sense of humour.

Testo raccolto dal Radiocronista sportivo Giulio Dionisi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.