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Dottor e ora Cavalier Castelli, un premio speciale, al Quirinale, dal Presidente Mattarella!

Dottor Castelli, un premio speciale, al Quirinale, dal Presidente Mattarella!

Il medico romano, presidente della fondazione dedicata al figlio Giorgio, è

“salito al Colle” per ricevere l’importante nomina e riconoscimento

 

La Fondazione Castelli è stata premiata al Quirinale nella persona del Dottor Vincenzo Castelli, padre del giovane Giorgio, che è morto sul campo di Calcio dell’odierna Pro Calcio Tor Sapienza. Il medico è intervenuto nella trasmissione “Sport Academy”, dopo essere salito al Colle dove ha ricevuto l’importante riconoscimento dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Più che un traguardo, deve essere uno stimolo, un motivo per metterci più grinta.

“Motivo di soddisfazione ed orgoglio, non tanto per la mia persona, ma per il lavoro di tutto un gruppo. Sono stati anni difficili, problematici, sofferti. Vogliamo diffondere la Cultura dell’Emergenza, con la “C” maiuscola, che significa anche sensibilizzazione. Questo risultato ci spinge ad andare avanti, anche se le difficoltà non mancano. Dobbiamo avere la funzione di un canale mediatico che può far conoscere le motivazioni, l’idea di cardioproteggere gli impianti sportivi, gli aeroporti, le stazioni e tutti i punti di grande aggregazione, che necessitano, di questo servizio”.

Potremmo fare una mappatura dei campi legati ai campionati che trattiamo, la domenica, da Acquapendente, fino a Maranola. Da Jenne a Ladispoli. Facciamo una mappatura delle società che vogliono seguire il vostro seme, il vostro esempio”.

“Assolutamente sì. Parte dallo Sport, la questione, perché è l’apripista di molte questioni sociali e politiche. Basti pensare alle Olimpiadi. Diventa un viatico importante, di Salute, di Sicurezza. Praticare l’attività sportiva in sicurezza, significa medicina preventiva primaria, con la visita medica; e secondaria, con un defibrillatore e con le tecniche per sventare l’arresto cardiaco. Essere preparati negli impianti sportivi, non serve essere medici o infermieri, con tanti casi di persone salvate da personale non sanitario”.

Lei può essere un apripista, appunto, nella realtà in cui opera?

“Il problema è molto complesso. Prima della morte di Giorgio, erano cose non recepite, nemmeno in Serie A. Le cose sono cambiate, con la morte di Morosini che ha fatto vedere la drammaticità della situazione. Oggi la legge obbliga gli impianti sportivi ad avere il defibrillatore, e ad avere un addetto ad usarlo. Legge importante, ma con delle lacune, legate, ad esempio, a chi deve controllare lo strumento. Manca l’ente sanzionatore”.

Poi il Dottor Castelli valuta l’aspetto positivo dell’odierna situazione generale: “Oggi comunque raccogliamo notizie di salvataggi, di persone che “resuscitano”, grazie alle manovre di rianimazione. Sappiamo che anche con il defibrillatore, e facendo le cose in maniera ottimale, non possiamo salvare il 100% dei casi. L’arresto cardiaco non trattato, però, porta alla morte nel 98-99% delle situazioni. Con la prevenzione si salvano il 40% delle persone. Negli Stati Uniti è importante, questo argomento, e gli addetti sono a bordo campo, mentre sono più carenti gli americani sulla visita medica iniziale. Il 60% degli arresti cardiaci viene sventato, in America, da un team di allenatori e preparatori”.
Per sdrammatizzare, oggi è andato in Centro, a Roma, prima di salire al Quirinale: si è preso un gelato?

“No, una pizzetta, dopo il riconoscimento”.

Mentre parlava del caso di Morosini, mi è comparsa, davanti, per prima, la fotografia del povero Renato Curi. Nei campi di periferia, invece, c’è molto da fare. Inutile nasconderlo”.

“Penso di sì. Bisogna che le federazioni, i vari comitati regionali e provinciali, capiscano il problema. Non è un problema economico: il defibrillatore costa circa mille Euro. Resta il problema di far passare una cultura, che è quella dell’attenzione al prossimo, della prevenzione di eventi così drammatici. Bisogna lavorare per questo aspetto e c’è tanto da fare. Anche i genitori devono chiedere la presenza del defibrillatore, perché è un obbligo di legge”.
La salita è dura, ed è nella testa della gente, che deve avvenire il cambiamento…
“Voi, in questo siete importantissimi, diffondendo dei concetti, che sono importanti e dovrebbero essere acquisiti già a scuola. L’arresto cardiaco è qualcosa che può essere sventato e le diverse generazioni (interessate) sarebbero più attente, a conoscere queste sensibilizzazioni”.

L’intervista è andata in onda nella puntata del 5 marzo di “Sport Academy”

e si trova nella Sezione Podcast del sito www.tag24.it;

è stata dattiloscritta dal radiocronista sportivo Giulio Dionisi

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