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La Torre, D.T. azzurro di Atletica: “Ecco i miei perché…”

La Torre, D.T. azzurro di Atletica: “Ecco i miei perché…”

Le profonde spiegazioni del Direttore Tecnico della FIDAL, Antonio La Torre, su alcune chiamate; e su un paio di illustri assenze

 

 

Alcune convocazioni dichiarate dal Direttore Tecnico della Federazione Italiana di Atletica Leggera hanno destato perplessità nell’ambiente e negli addetti ai lavori; alla stregua, alla pari, di un paio di esclusioni “eccellenti”. Per chiarire il proprio punto di vista è intervenuto, nella rubrica quotidiana di Radio Cusano Campus, “Sport Academy”, Antonio La Torre. Che si è sottoposto con una buona dose di serenità al fuoco incrociato delle domande riguardanti le distanze di diversi osservatori, rispetto alle sue posizioni.

 

Come giudica questi primi 5 mesi di sua reggenza?

La Torre esordisce così: “Grande impegno, grande passione, ascoltando tanto. Cercando di cominciare ad intraprendere delle prime mosse, che mettessero in luce, l’energia dell’Atletica italiana. Non mi prendo nessun merito, se non quello di aver incoraggiato atleti, tecnici e strutture a puntare in alto, ed alzare la propria personale asticella”.

Puntare verso l’alto, una scelta che ebbe qualche critica. La rifarebbe?

“Non mi sottraggo assolutamente, alle critiche. Si pensava che io convocassi soltanto le potenziali medaglie olimpiche, tre, quattro atleti. Invece andiamo a Glasgow con 19 atleti, che gareggiano in gare individuali e 11 sono tra i primi dieci, d’Europa. Tamberi, che è la punta di diamante, protagonista di una bellissima gara, in un palazzetto pienissimo, ad Ancona. 2,32, leader stagionale europeo. Il giovane Fabbri nel lancio del peso, è andato sopra ai 20 metri. Non succedeva da 20 anni, e ha guadagnato mezzo metro, in pochi mesi. Non è nemmeno nei top 10 europei! La Vallortigara è “solo” quattordicesima. Barontini ha fatto una gara coraggiosa, nei 400 metri, lo portiamo ugualmente, perché ha provato a guadagnarsi credibilità internazionale, non solo italiana”.

Veniamo da un europeo (Belgrado), assai povero di medaglie. Possiamo migliorare il medagliere, a Glasgow?

“Le speranze, le aspettative, sono queste, non mi nascondo. Claudio Stecchi ha spostato a 5,80 metri il suo record, e lo ha migliorato domenica. Spero questo sia lo stimolo per tutti. Marcel Jacobs è un fuoriclasse del salto in lungo. Fabrizio Donato, apparso in salute, ha il doppio degli anni di Forte, altro ragazzo quinto, in graduatoria. Ad Ancona non ha finito i salti perché in queste discipline è facile farsi male. Stecchi saggiamente ha detto: “Proviamo ad arrivare in finale, e poi vedremo”…”.

Iniziare dal vertice della piramide, per andare alle basi, è la stessa filosofia che ha provato l’Italia di Rugby. Però sembriamo sempre un po’ indietro, rispetto alle altre nazionali, non crede?

“Ripeto, non mi sottraggo a nessuna critica. In 20 mesi che ci sono io, passatemi il brutto termine, non posso cambiare il “parco macchine”, lavoro con quello che ho trovato. I top 11, che secondo me possono entrare nei primi 8 del mondo. Poi altri 30 atleti, che spero saliranno in fretta. A Yokohama avremo il Campionato Mondiale delle Staffette, che è decisivo per il Campionato Mondiale di Doha. Molti che fanno la 400 metri stanno pensando a questa gara, capendone l’importanza”.

La Torre va nel dettaglio anche di qualche specifico caso: “Tortu ha deciso, con il padre, e sono d’accordo con loro, di fare solo due uscite, nella stagione invernale, perché vorremmo vederlo il 6 Giugno, al Golden Gala. Sui 200 metri ha bisogno di tempo, per allenarsi in questa distanza. Se avesse vinto una gara Indoor, non certa peraltro, sui 100 metri piani, non avrebbe avuto tempo, per preparare i 200. Ho dovuto faticosamente operare delle scelte”.

Alcune esclusioni hanno lasciato delle polemiche. Baldessari e Maltagliano…

“E’ la prima volta che pubblicamente mi è stata fatta questa domanda. Baldessari è allenata da Gianni Ghidini, responsabile della FIDAL per il mezzofondo veloce. Dopo una prima uscita in linea con lo standard Fidal, ha avuto un’influenza che ne ha compromesso la preparazione ed ad Ancona si è ritirata. Anche la Maltagliano ha avuto un calo, dopo l’inizio promettente. Ad Ancona è arrivata quarta, con un tempo non alto, a livello europeo, anche se questo non deve diventare l’unico parametro. Sono entrambe oltre il ventesimo posto, in Europa. Voglio citare un esempio: Margherita Magnani, nonostante avesse già lo standard per andare ai Campionati Europei, a quelli italiani ha limato ancora il suo standard. Voglio questo atteggiamento, non conservativo”.

Sugli altri, La Torre esprime il seguente pensiero: “Barontini, Vincenzino, Sonia Malavisi, che ha saltato 4,50 metri. Nonostante l’asticella nel tentativo precedente, cadde proprio alla fine, dopo alcuni secondi, vedendo il salto annullare: ha saputo trasformare questa cosa e l’energia nella maniera giusta. Fuori dall’Italia lo scenario è competitivo e questo voglio, dai nostri atleti”.

Cosa ci dice di Alessia Trost?

“Sa che la mia stima nei suoi confronti non è cambiata. Deve trovare la leggerezza degli scorsi anni, per me è una fuoriclasse che dobbiamo aspettare. Sta sistemando alcuni problemi tecnici; appena troverà la leggerezza sarà una delle nostre punte, soprattutto nel salto in alto femminile”.

Non sarebbe il caso di inserire l’Atletica, nelle scuole? A volte, mancano proprio gli schemi motori di base, agli atleti…

“Questo è un tema che mi è caro. La scomparsa della pratica deliberata, quello che si faceva nei cortili da bambini, prima di scegliere la disciplina sportiva. Non deve essere un alibi, perché a livello giovanile ci sono, risultati. A livello generale ha ragione, per alcuni esperti le discipline base sono: Atletica Leggera e Ginnastica Artistica: qualcuno ci aggiunge anche il Nuoto. Correre, saltare, lanciare, sono cose-base per qualunque attività sportiva. Non c’è l’insegnante di educazione fisica nella scuola primaria”.

Adesso vogliono modificare, aggiungendolo.

La Torre afferma: “C’è questa aspirazione, che potrebbe aiutare la situazione”.

Che rapporto c’è, tra i tecnici federali e quelli che rappresentano le singole società, nell’Atletica Leggera, in relazione all’attività svolta proprio nelle strutture di studio?

“I Giochi della Gioventù erano importanti, e il pomeriggio c’erano i gruppi sportivi, fucina di atleti per le società. Sono diminuite le nascite, e c’è aumento di obesità, soprattutto al Sud. Le federazioni potrebbero contendersi questi giovani e l’allenamento specifico e sostenuto, in qualsiasi sport: c’è il rischio di abbandono. Dovremmo tornare a consentire che ognuno possa fare attività motoria e poi scegliere la disciplina sportiva preferita. Tifo Atletica ma amo tutti gli sport, penso alla Pallacanestro. L’errore è cambiare casacca: al mattino insegnante e il pomeriggio tecnico troppo specializzato. Anche per allenare bisogna essere grandi didatti ed avere attenzione dei ragazzi e delle ragazze”.

Testo raccolto dal radiocronista sportivo Giulio Dionisi

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