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Dedica la tesi di laurea all’ex Presidente del Parco dei Nebrodi, lui si presenta in aula

Era il maggio 2016 quando Giuseppe Antoci, allora Presidente del Parco dei Nebrodi, riuscì a scampare ad un attentato mafioso. I criminali bloccarono l’auto blindata di Antoci mettendo pietroni sulla strada che da Cesarò porta a San Fratello e spararono alcuni colpi di arma da fuoco colpendo la vettura. Questa vicenda è stata oggetto della tesi di laurea di Lucia Di Gangi, studentessa della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Niccolò Cusano. Giuseppe Antoci ha presenziato alla discussione della tesi di Lucia nel campus dell’UniCusano in via Don Carlo Gnocchi 3 a Roma: “Vorrei ringraziare l’Università Niccolò Cusano che ha concesso la laurea ad honorem a due servitori dello Stato: Tiziano Granata e Rino Todaro che purtroppo oggi non ci sono più fisicamente ma noi, anche grazie all’aiuto dell’UniCusano, stiamo dando continuità al lavoro di queste persone e questa è una cosa fondamentale perchè il ricordo dei servitori dello Stato non è un dovere, è una carezza alle coscienze”

“Ho voluto approfondire questa vicenda –ha spiegato Lucia Di Gangi ai microfoni di Radio Cusano Campus-, perché quando si parla di mafia tutti fanno riferimento al traffico di stupefacenti e alle estorsioni, ma in realtà all’ombra di Cosa Nostra vi è un tipo di mafia, meno conosciuta ma non per questo meno spietata, legata ai terreni. I Comuni che sono titolari di centinaia di ettari di terreni pubblici, per non tenerli fermi, indicono dei bandi di gara. In base a quanto veniva disposto dal Codice dell’antimafia, al di sotto dei 150mila euro non era necessaria la certificazione antimafia, bastava un’autocertificazione. Quindi il mafioso dichiarava di non esserlo e usufruiva dei fondi europei, intascando milioni di euro. D’altro canto i centri di assistenza agricola non sono tenuti a controllare la regolarità dei contratti di affitto e di coloro che richiedono le convenzioni ed è per questo che è intervenuto Giuseppe Antoci. Con il protocollo siglato il 18 marzo 2015 tra la prefettura di Messina, la Regione Sicilia, i 24 comuni dell’area protetta e l’Ente di sviluppo agricolo hanno portato a zero euro la soglia, facendo diventare obbligatoria la certificazione antimafia. Subito sono arrivate le minacce nei confronti di Antoci e sono diventate sempre maggiori. Al successivo bando di gara si è passati alla verifica dei nominativi e l’interdittiva antimafia ha riguardato circa il 90% dei partecipanti. Non è stato facile per me realizzare questa tesi perché non avevo alcun testo di riferimento, quindi ho dovuto ricostruire tutta la vicenda attraverso articoli di giornali. Ho dedicato circa un anno e mezzo alla ricostruzione della vicenda. Ho fatto mia una delle frasi che il Dottor Antoci pronuncia spesso: ‘Questa è una terra che non ha bisogno né di simboli, né di eroi, ha bisogno di normalità, la normalità di fare il proprio dovere’”.  

Togliere alle mafie i milioni dei fondi europei

“Lucia ha fatto un bel lavoro –ha affermato Giuseppe Antoci a Radio Cusano Campus-. Quanto è stato fatto in questi anni sul piano normativo e operativo per togliere alle mafie i milioni di euro di fondi europei per l’agricoltura è un caposaldo che fa parte non solo della nostra legislazione, ma anche del recupero della dignità di uno Stato che doveva necessariamente interrompere flussi denaro pubblico ai mafiosi. Questa era una pagina brutta che noi abbiamo interrotto con grande difficoltà. Sul protocollo e sulla legge ci sono decine di tesi di laurea in tutta Italia, ma ho deciso di essere presente ieri alla discussione della tesi di Lucia perché questa ragazza rappresenta una bella storia di questo Paese. Quando l’ho conosciuta, mi ha detto che la mia vicenda le ha fatto venire voglia di mettersi in gioco, di studiare, di dare un contributo a questo Paese. Vedendola ieri discutere la tesi in maniera così brillante, ho pensato che questo Paese può davvero riprendersi in mano la dignità di una lotta alla mafia praticata e non predicata. Lucia ha praticato bene la costruzione della tesi perché ci ha messo il cuore. Io sono stato orgoglioso di averle fatto questa sorpresa, che comunque ha fatto più bene al mio cuore che al suo. Questo è un pezzo del Paese che vale la pena raccontare. Lucia rappresenta i giovani che vogliono assumersi un pezzetto di responsabilità per cambiare questo Paese e noi dobbiamo essere contenti di questa classe di giovani che sta crescendo”.

Sulla mafia dei pascoli

 “Abbiamo interrotto una delle principali forme di introito per le mafie –ha spiegato Antoci-. Questo non è un tema solamente siciliano, è un tema italiano ed europeo. Ricordiamoci che tre giorni fa è stato l’anniversario dell’uccisione di Kuciak, giornalista slovacco giustiziato insieme alla fidanzata, che si stava occupando dei fondi europei per l’agricoltura in mano alla ‘ndrangheta. Il 1 marzo la tv pubblica francese trasmetterà un docu-film in cui si racconta anche la mia storia, ma che sostanzialmente metterà in evidenza in maniera disarmante che in Corsica ci sono tantissimi terreni pubblici in mano alle mafie, che prendono i fondi europei per l’agricoltura. Il messaggio che passa dalla mia vicenda però è che questa partita la mafia l’ha persa. Qui non ci sono simboli e non ci sono eroi, o meglio, gli eroi sono gli agenti della Polizia di Stato che quella notta mi hanno salvato la vita e mi hanno riportato a casa da mia moglie e le mie figlie”.

 

 

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