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Stanze silenziose (M. D’Amore): “Non si resisterebbe più di 45 minuti”

Stanze silenziose: quante ne avete a casa? Quanto tempo, nell’arco della giornata, riuscite a trascorrere in ambienti privi di rumore? Da qualche giorno, circola in rete la notizia della creazione delle stanze del silenzio, da parte del Comune di Milano, con l’intento di favorire il dialogo tra le persone e la meditazione. L’esperienza è accessibile a tutti i cittadini.

La destabilizzazione del silenzio

Peccato siano gli unici ad aver pensato una cosa simile! In città scovare un angolo silenzioso, dove poter stare in pace, è impossibile, anche negli stessi appartamenti. Abbiamo perso la dimensione riflessiva e terapeutica di un luogo privo di suoni, “viviamo in un mondo always networking, sempre connesso – ha affermato Marino D’Amore, a Tutto in Famiglia, su Radio Cusano Campus – vorrei ricordare che già nel 2012, in Minnesota, è stato fatto un esperimento del genere con la stanza anecoica e si è stabilito che un uomo non poteva resistere più di quarantacinque minuti in isolamento completo. Porta alla destabilizzazione psichica.”

Gli effetti del tempo trascorso in un ambiente silenzioso, della meditazione, di un pomeriggio in campagna, sono soggettivi, dunque, e le reazioni cambieranno a seconda della capacità di stare in contatto col proprio io. 

La meditazione non è totale solitudine

La pratica della meditazione permette di arrivare a questo contatto, ma non sarebbe un momento di totale isolamento, silenzio e solitudine, ha fatto notare D’Amore: “La meditazione vive di momenti relazionali, dati dal contatto visivo con gli altri. L’uomo è un animale sociale. L’esperienza di individualizzazione dell’io, molto freudiana, aiuta a responsabilizzarsi, a vivere questioni della vita in maniera più responsabile.”

Stanze del silenzio: le frequentereste? “Il vuoto è destabilizzante quanto il rumore estremo – si è congedato il sociologo e criminologo, collaboratore con la cattedra di sociologia dell’Università Niccolò Cusano, D’Amore – la comunicazione è socializzazione, e può essere anche non – verbale.”

Ascolta qui l’intervista integrale

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