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Simone Pieretti ricorda lo spessore, umano e sportivo, di Felice Pulici

Italo Cucci, decano tra i giornalisti sportivi italiani, è intervenuto sulla delicata questione dell’arbitro addetto alla video-assistenza, più comunemente definito VAR.

Veniamo da due settimane davvero confuse. Pensavamo che l’uso della tecnologia andasse raffinandosi ed invece qualcosa si è inceppato.

“Sono l’unico giornalista professionista che ha rifiutato il VAR, o la VAR, intesa come macchinaggio e il VAR inteso come strumento dei problemi che non risolvono. Il concetto è la disumanizzazione del Calcio”. Va giù diretto lo storico direttore di Guerin Sportivo e Corriere dello Sport.

Cucci poi dice: “Seconda cosa, non illudersi che la tecnologia potesse risolvere i problemi del Calcio. Terza cosa, tutto sarebbe finito comunque su un uomo che avrebbe preso una decisione, come prima. Mi avevano garantito che questo avesse portato ad una pacificazione dell’ambiente, mai più proteste. La Cassazione, praticamente”.

Al contrario?

“Invece le più grosse polemiche stanno nascendo adesso, proprio perché è in discussione la Cassazione, non l’Arbitro, povero essere umano, che ha diritto, a sbagliare”.

Facciamo ormai la moviola sulla moviola. L’rbitro ed altri uomini, l’errore è sempre difficile da accettare. Dobbiamo riflettere anche su come siamo noi, di fronte all’errore”.

“C’è un dettaglio professionale. Ho scritto un pezzo ricordando il direttore Gianni Brera, in questi giorni. Diceva: “La moviola toglie, al giornalista, al critico, la possibilità di avere un pensiero critico, su quello che ha visto”. Al Corriere dello Sport, ricordo che mi dicevano: “Direttore devi rivedere questo”, e avevo garantito, ad un grande direttore che non c’è più, Giuseppe Pistilli, che non avrei toccato un suo pezzo. Diceva: “Io racconto quello che vedo, delle moviole non me ne frega niente”.

Il VAR sta levando parecchi dubbi, tranne quello legato al contatto fisico. Come fare a limarlo, ad eliminarlo?

“Sarebbe indegno ed utile, scusate l’ossimoro, togliere ogni autorità all’arbitro. Toglierei il potere decisionale, ma quello in cabina deve stare con le antenne ben tese, per cogliere ogni eventuale errore. Sennò succede, che Nicchi si lamenta delle decisioni una domenica e magari, dopo Roma-Genoa, con altrettante discussioni, non interviene. Che facciamo, figli e figliastri? O togli completamente di mezzo l’uomo o cerchiamo di rispettare chi fa l’arbitro. Io ricordo, che non si gioca la partita, se non c’è, l’Arbitro”.

Sembra di stare a parlare delle autostrade. Uno deve levare i casellanti, e si lascia la macchina, anche se per convinzione generale preferiremmo sempre che a lavorare fossero gli uomini. Per l’esperienza importante che lei ha fatto e anche noi, sui campi dilettantistici, ricordiamo sempre che, se ci sono errori ai piani di sopra, la domenica ed il sabato diventano complicati, gli incontri, per gli arbitri di periferia.

“Ci vuole il coraggio di dirlo: io ho detto qualcosa. Se insultate l’arbitro maggiore è un insulto anche sul valutare una partita. Tutto ricade sugli arbitri minori, perché si manca di rispetto ad una figura, ad un giudice. Non puoi mancare di rispetto ad un giudice, se non rendendo ridicole le sue sentenze e quelle degli altri. Se avessero detto a Lo Bello cosa volevano fare, avremmo sentito dei rumori intensi. Mi è bastato Agnolin, che disse prima di andarsene, che per lui non poteva esistere, che potesse nascere la moviola in campo. Biscardi si era legato ad un’idea divertente di averla, ma avrebbe avuto problemi anche lui, con la VAR”.

Come la mettiamo, con chi è riluttante all’uso della tecnologia?

“Devo essere dalla loro parte. Mi auguro che facciano fallire quello che è un business, un paese dopo l’altro, il che tradisce lo spirito di fondo. Se si introduce una novità così importante, deve essere introdotta in tutti i paesi della FIFA e così non è. Un’attività commerciale in Italia, per smerciare nel resto del mondo questo gioco, questa tecnologia. Un business. Sarei curioso, un giorno, di sapere chi raccoglie tutto, alla fine”.

Più chiaro di così…

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